scarica l'app
MENU
Chiudi
07/05/2020

La Fase 3? Non sprecare l’opportunità di ridurre le carte che opprimono l’Italia

MF - Marcello Clarich

Per rilanciare gli investimenti pubblici e privati nella «Fase 3» post Covid-19 non bastano lo spirito di iniziativa e la voglia di riscatto. Occorre anche una macchina amministrativa efficiente che non metta sabbia negli ingranaggi. Intanto, bisogna sfatare il mito del legislatore onnipotente. Per risolvere i problemi spesso non servono nuove leggi, che anzi disorientano in molti casi le pubbliche amministrazioni chiamate ad applicarle. E in queste settimane il governo ha già prodotto e si appresta a varare lenzuolate di norme. Da più parti si reclama anche l'abolizione o la semplificazione radicale del codice degli appalti, visto come causa principale dei ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche. Si richiedono norme per eliminare e snellire le procedure e per accelerare i tempi per il rilascio di autorizzazioni e di molti altri atti necessari per avviare o espandere un'attività di impresa. Si ipotizzano addirittura «zone a burocrazia zero». Si coltiva il mito dei commissari straordinari che concentrano tutti i poteri decisori. La realtà è più complessa. Anzitutto le norme sono il punto di partenza di un processo che per produrre i risultati passa attraverso atti attuativi, progetti, finanziamenti, approvazioni, autorizzazioni, eccetera. Proprio per questo, ove possibile, le leggi dovrebbero essere «autoapplicative». Rinviare a regolamenti e atti attuativi allunga infatti i tempi in modo imprevedibile. Per aiutare le imprese in difficoltà, una sospensione di imposte o un'agevolazione fiscale è più immediata di una trafila per ottenere contributi o sussidi pubblici. In secondo luogo, completato il quadro delle norme, incluse quelle regionali e locali, parte la fase della gestione delle regole da parte delle pubbliche amministrazioni. E per gestire bene le procedure, le parole chiave sono professionalità, esperienza e probità dei funzionari e un'organizzazione efficiente degli apparati pubblici. Su questo versante, purtroppo, dopo decenni di incuria, la situazione è grave, pur con differenze tra tipi di amministrazioni e per aree territoriali. Le amministrazioni non hanno mai saputo dar seguito in modo efficace alle riforme. E ciò soprattutto nel caso di procedimenti di massa, dai condoni edilizi smaltiti dagli uffici comunali in lustri o decenni, o, da ultimo, con il reddito di cittadinanza e le misure per l'inserimento dei beneficiari nel circuito lavorativo. Il fallimento del Codice degli Appalti è dovuto, più che alle norme, all'incapacità di gestire le gare, dai bandi, alla valutazione delle offerte, ai provvedimenti di esclusione delle offerte irregolari, ecc. Le decisioni sono rallentate anche dalla cosiddetta «burocrazia difensiva», dovuta a rischi di responsabilità personale dei funzionari senza contropartite e incentivi adeguati. Se questo è il contesto, le soluzioni di pronto impiego non sono molte, ma qualcosa deve essere fatto. Per esempio, senza scomodare il Parlamento, in materia di appalti potrebbero essere attivate le centrali di committenza e i soggetti aggregatori già previsti dal Codice, in modo da evitare la frammentazione delle stazioni appaltanti e concentrare presso poche sedi le migliori professionalità tecniche e giuridiche. Ciascun ministero ed ente potrebbe mettere in piedi un nucleo o task force per rimuovere inefficienze interne, operare semplificazioni, assegnare più personale agli uffici più sotto pressione. Molto si potrebbe fare mobilitando dirigenti e funzionari interni, sotto l'impulso dei vertici politici e burocratici. Gli sportelli unici per le imprese, da tempo previsti per legge, andrebbero potenziati per trasformarli da meri passacarte a stimolo e pungolo per gli uffici competenti a emanare gli atti. Così, non servono nuove regole per far funzionare meglio e in tempi più rapidi le conferenze dei servizi, ma servirebbero coordinatori autorevoli e preparati. Con qualche norma di efficacia immediata, potrebbero essere alleggerite la responsabilità per danno erariale e quella penale per abuso d'ufficio. Ma queste misure vanno bilanciate subito con controlli interni, già previsti sulla carta, sulle attività e sui risultati conseguiti dai singoli uffici e dai singoli funzionari. Avviare un percorso di rilancio della macchina amministrativa significa anche immaginare una «Fase 4» di più lungo periodo. Ciò significa riqualificare il personale e anche assumere, per quanto possibile, nuove leve di funzionari con competenze tecniche, economiche, informatiche, più che giuridiche; ripensare i livelli di governo e le modalità per ridurre la conflittualità centro-periferia; rivedere a fondo l'impianto delle leggi e delle procedure. Con tutta probabilità va rimesso in moto, almeno su alcuni punti, il processo di riforma costituzionale. In definitiva quella del Covid-19 è una crisi che non va sprecata, ma occorre visione e determinazione. (riproduzione riservata)