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23/02/2021

La famiglia del pentito voleva il pizzo da tutti

Avvenire - Federico Minniti

Il blitz
Fermato Barreca cugino del primo collaboratore che svelò i retroscena della 'ndrangheta
Non è mai troppo tardi. Stavolta, però, il maestro Manzi non c'entra. Capita, infatti, che una cosca potentissima negli anni '80, i Barreca di Pellaro, quartiere a sud di Reggio Calabria, ma caduta «in disgrazia» per via del primo pentito della storia della 'ndrangheta (Filippo Barreca, classe '47), riemerga dalla sue ceneri. Un'araba fenice del crimine che, approfittando dei vuoti lasciati dalle ultimi indagini dell'antimafia, torna a diventare lo spauracchio per imprenditori e commercianti. Tutti devono pagare ai Barreca. Così, il pluri-ergastolano Filippo Barreca (classe '56) uscito dalle patrie galere anzitempo in virtù di una malattia incurabile, dirige dalla sua casa in campagna la riorganizzazione di un sodalizio caratterizzato da una violenza senza eguali. Barreca, "cattivo maestro" di sodali in cerca d'affari, rispolvera i metodi da "Mammasantissima". Da un lato detta la legge con crudeltà: «Se prima non mi dai i soldi, tu qui non apri. Se non mi danno i soldi qui non piantano neanche un chiodo» oppure «le cose le devo fare io! Altrimenti non c'è niente per nessuno, neanche per Dio!» diceva intimidendo un imprenditore edile; dall'altra intrattiene rapporti di primissimo livello coi capi della 'ndrangheta unitaria spesso anche all'interno dell'ospedale di Reggio Calabria durante le visite mediche.L'indagine su Barreca, condotta dall'Arma dei Carabinieri e istruita da Musolino, Ignazzitto e Calamita, pm della Dda di Reggio Calabria, scopre un vaso di pandora: ci sono tutte le famiglie del Gotha mafioso. Dai De Stefano ai Condello, dai Libri ai Ficara-Latella, dalla locale di Santa Caterina ai Labate, alias "Ti mangiu". Pipì, questo il vezzeggiativo del Barreca, intrecciava rapporti criminali nel nome del lignaggio acquisito "sul campo": «Noi ci siamo fatti trent'anni di carcere, abbiamo fato 3/4 guerre e ora qua fanno quello che voglio?», si lamentava coi suoi scagnozzi. Ad essere inorridito è il territorio di Pellaro, vastissimo quartiere di Reggio Calabria (in tutte le sue frazioni conta quasi 30mila abitanti). Non c'è appalto che non passi dalla "tangente" imposta dai Barreca, così come i lavori edili privati e gli esercizi commerciali. L'operazione è stata chiamata in codice "Metameria", richiamando la particolare organizzazione strutturale nel corpo degli Eumatozoi, e ha portato all'arresto di 28 soggetti ritenuti intranei alla 'ndrangheta. Oltre che nella città dello Stretto, il blitz dei carabinieri è scattato nelle province di Cosenza, Milano, Varese, Como, Livorno, Firenze e Udine; sequestrati beni per 6 milioni di euro. Per 25 di questi sono scattate le manette ai polsi e sono stati condotti all'interno degli Istituti di pena; tra loro anche Filippo Barreca. Come ha deciso il Gip, Tommasina Cotroneo nonostante ci fosse già una pronuncia rispetto alle sue condizioni di salute incompatibili con la detenzione carceraria. «Filippo Barreca si è dimostrato in grado di governare la cosca con direttive concrete e specifiche, con indicazioni sulle estorsioni, per questo è stata disposta detenzione in carcere. Gli arresti domiciliari sono parsi insufficienti a tutelare il territorio», ha spiegato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri.

Foto: Il Procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri