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16/06/2020

La domanda d’innovazione che viene dal pubblico

Il Sole 24 Ore - Luca De Biase

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Come si fa a comprare una tecnologia che risolve un problema, ma che non esiste e non si sa come sia fatta? Nella pubblica amministrazione è una domanda talmente assurda da diventare decisiva. Abituate a comprare, al minor costo possibile, soluzioni note a problemi vecchi, le pubbliche amministrazioni possono uscire dalla gabbia nella quale si sono infilate. In effetti, il timore dello spreco di denaro pubblico è paralizzante solo se è visto in relazione a un mondo statico nel quale le soluzioni sono conosciute e occorre soltanto attribuire loro un prezzo. Ma in un mondo in trasformazione accelerata, l'acquisto di soluzioni note, qualunque ne sia il prezzo, può corrispondere all'acquisto di soluzioni obsolete, che peraltro generano un'interpretazione della funzione pubblica conservatrice invece che proattiva: il massimo dello spreco. Esempi? Si pensi alla mobilità in città: se per realizzarla il settore pubblico con facesse che comprare ciò che serve per fare strade, semafori, parcheggi e tutto l'armamentario urbanistico necessario al traffico di automobili con motore a scoppio, trascurando le infrastrutture energetiche e digitali più moderne, i nuovi paradigmi della sostenibiltà, dell'intelligenza artificiale, della robotica, del lavoro da remoto e della ridefinizione degli spazi di aggregazione professionale renderebbero presto obsoleti gli acquisti pubblici, mentre i cittadini sarebbero frustrati nelle loro innovative scelte di mobilità in bicicletta o a piedi, le aziende avrebbero meno chance di sviluppare veicoli intelligenti, elettrici, connessi, le imprese immobiliari non troverebbero i servizi necessari alla ridefinizione degli spazi urbani.

Anche per questo il sistema degli appalti innovativi è strategico: abilita l'innovazione, la finanzia, contribuisce a pensarla. Un insieme di soluzioni per gare d'appalto orientate all'acquisto di innovazione è stato sviluppato in Italia dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), con l'Agid e con il contributo di Confindustria (editore del Sole 24 Ore). Il programma "Smarter Italy", di Mise e Agid da 50 milioni di euro, prevede il lancio di gare d'appalto innovative per soddisfare le esigenze emergenti delle città in materia di smart mobility, beni culturali, benessere, per riprogettare i servizi pubblici anche a seguito dell'emergenza Covid-19.

E domani, 15 giugno, si svolgerà online, con 300 iscritti, la prima giornata di "consultazione di mercato" sul bando per la smart mobility. La consultazione di mercato servirà all'Agid per ottenere dalle aziende, dai centri di ricerca, dalle startup, informazioni utili a preparare la gara innovativa, che verrà poi pubblicata sul portale nazionale appaltinnovativi.gov.it dell'Agid.

Questa azione è una prima concretizzazione del protocollo d'intesa firmato a maggio da Mise, ministero per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione e ministero dell'Università e della Ricerca per realizzare una policy per l'innovazione basata sulla domanda pubblica. Con gli appalti innovativi, lo stato non acquista prodotti e servizi disponibili, ma genera domanda di innovazione. La cronica scarsità di risorse finanziarie, in Italia, rende questi strumenti particolarmente importanti. E la pubblica amministrazione ne può trarre occasione di modernizzazione.

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