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04/02/2021

LA DIFESA TREVISO «Io e i miei collaboratori non a…

Il Gazzettino

LA DIFESA
TREVISO «Io e i miei collaboratori non abbiamo mai avuto rapporti con la criminalità organizzata, e nemmeno con le persone di cui si fa menzione nell'interdittiva: ho appreso i loro nomi dal provvedimento della Prefettura». Nicola Messina, amministratore del Consorzio Stabile Ebg Group di Bologna, ma a cui possono essere ricondotti anche altri consorzi come LM Group, La Marca e Real Europe, non ci sta a passare per un imprenditore che ha rapporti con organizzazioni mafiose. L'interdittiva della Prefettura di Bologna, recapitata alla Ebg, dice il contrario. Ma Messina sul punto è fermo: «Il provvedimento non è basato su prove e nemmeno su indizi. Lo abbiamo sempre sostenuto davanti al Tar e continueremo a farlo di fronte al Consiglio di Stato. E se non fosse sufficiente sono deciso a ricorrere anche in Cassazione».
IL PROVVEDIMENTO
La Prefettura di Bologna che all'interno del Consorzio Stabile Ebg Group vi fossero delle imprese sospette. Motivo per cui ha deciso di adottare l'interdittiva antimafia. Il consorzio da anni opera negli appalti pubblici in particolare attraverso lo strumento dell'avvalimento, ovvero mettendo a disposizione delle imprese consorziate dei requisiti necessari per la partecipazione ad appalti pubblici, ai quali altrimenti queste imprese non potrebbero partecipare. In tutti gli appalti a cui ha partecipato solo alcuni sono stati aggiudicati dal consorzio, e comunque realizzati dalle consorziate assegnatarie in fase di gara, mentre altri sono stati aggiudicati direttamente dalle aziende consorziate. La maggior parte delle aziende consorziate sono del sud semplicemente perché più bisognose di un supporto, soprattutto tecnico/professionale, per poter partecipare alle gare pubbliche, in ragione della complessità dei bandi e della documentazione richiesta dagli enti appaltanti, oltre alla complessità dell'iter che va dall'aggiudicazione sino all'ultimazione dei lavori appaltati. Le amministrazioni pubbliche appaltanti hanno sempre operato uno stretto controllo sia sul Consorzio che sulle imprese consorziate, che sono sempre risultati regolari e rispettosi della legalità nel loro operato. Ma alcune di loro, secondo la Prefettura di Bologna, avrebbero avuto contatti con ambienti criminali. «Le imprese che la Prefettura ha indicato come vicine all'ambiente mafioso sono subito state da noi allontanate dal Consorzio, alcuni giorni dopo aver appreso la notizia - continua Messina - Ma quelli della Prefettura sono purtroppo solo sospetti, non avendo mai indicato delle prove. Se anche solo avessi sospettato che tra le nostre consorziate vi fossero state imprese vicine all'ambiente mafioso non gli avremmo mai permesso di far parte della nostra compagine consortile. Di questo ne sono più che certo».
GLI APPALTI
Le aziende consorziate entravano a far parte del consorzio su loro richiesta, ma accadeva anche il contrario. «Molte aziende - sottolinea l'amministrazione di Ebg Group - ci hanno chiesto di entrare nel consorzio ma è successo anche il contrario, cioè venivano individuate a livello nazionale quelle che possedevano determinate certificazione (le Soa che vengono rilasciate dalla Prefettura dopo un'istruttoria, ndr) e al tipo di lavoro che svolgevano. Venivano contattate dal commerciale sulla base di questi presupposti. Le certificazioni possedute erano per il consorzio la garanzia di bontà delle imprese». L'amministratore del Consorzio Stabile Ebg Group rimarca di aver sempre operato nel rispetto della legalità e di essere stato addirittura uno dei promotori dell'adozione di un codice etico di legalità che le imprese e i consorzi avrebbero dovuto adottare affinché il loro operato fosse sempre rispettoso sia dei bandi che del codice degli appalti. «Nessuno della mia famiglia ha precedenti penali, né ci sono procedimenti penali a nostro carico, tanto meno per reati a carattere mafioso» conclude Messina, che nel corso della sua carriera da imprenditore non nasconde di aver collaborato sia con la figlia Jessica che con la moglie, Nicoletta Pozzobon. «Nel corso degli anni hanno maturato una grande esperienza nell'ambito degli appalti pubblici. Non abbiamo nulla a che spartire con l'ambiente della criminalità».
Giuliano Pavan
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