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12/11/2019

La Corte dei Conti indaga sulla causa persa dalle Molinette

La Stampa - CLAUDIO LAUGERI

Città della Salute chiedeva 28 milioni a Gemeaz, ex gestore delle mense Dopo cinque anni di perizie, trova un accordo per sborsarne più di sei IL CASO
Le contestazioni sono state ribaltate da una perizia in tribunale
Ti chiedo danni per 28 milioni di euro. Anzi, no. Ti pago sei milioni di euro per chiudere la causa. La storia farebbe già sgranare gli occhi se avesse come protagoniste due aziende private. Ma quando il richiedente «pentito» è un ufficio pubblico, la vicenda sfiora il paradosso. È la storia della causa avviata da Città della Salute contro «Gemeaz», colosso della ristorazione che ha gestito la mensa dal 1999 al 2013. Pochi giorni fa, il procuratore della Corte dei Conti Quirino Lorelli ha chiesto (con un decreto) agli uffici di corso Bramante di consegnare «dettagliata relazione sulla vertenza civile tra Città della Salute e la impresa aggiudicataria del servizio mensa». Nessun nome, ma l'unica causa avviata è quella contro «Gemeaz». A incuriosire la procura contabile era stata la notizia pubblicata da La Stampa sulla transazione finale che ribaltava la premessa. Per questo, il magistrato vuole esaminare «tutta la documentazione», dalle «eventuali transazioni» ai «relativi mandati di pagamento». La storia Tutto incomincia nel 1999. All'epoca, direttore generale era Luigi Odasso, poi arrestato nel dicembre 2001 per aver incassato «mazzette» da fornitori delle Molinette. Responsabilità penali a parte, il personaggio ha doti da organizzatore. E decide di ottimizzare il servizio mensa: un solo fornitore per Molinette, Regina Margherita, Sant'Anna e Cto. Appalto da 219 miliardi e 600 milioni di vecchie lire per garantire nove anni di servizio. Per contratto, però, il vincitore della gara deve impegnarsi a costruire una palazzina entro le «mura» delle Molinette per ospitare cucine, mensa bar, self-service, oltre a parcheggi, depositi e altri uffici per il personale. L'appalto va a «Gemeaz», contratto a partire dal 16 marzo 2001. E incominciano le diatribe. Come le bollette di acqua e gas, mai volturate all'azienda. È tutto intestato a Molinette, che anticipa l'equivalente di due milioni e 370 mila euro. Mai rimborsati, nonostante il pronunciamento di un giudice. Il tempo passa, le lamentele aumentano e finiscono nella causa diventata d'interesse della Corte dei Conti. Ci sono i 18 milioni di euro per il danno legato a «carenze nutrizionali dei pasti», i 950 mila euro per le «minori quantità di formaggi erogate», ma anche il milione e 700 mila euro «per aver pregiudicato il servizio ai degenti» oppure il milione e 322 mila euro per la struttura costruita al centro delle Molinette e mai utilizzata come previsto a causa di infiltrazioni d'acqua e svariati altri problemi. Giornali e tv raccontano la storia, che finisce anche all'attenzione della Corte dei Conti. Siamo già arrivati al 2013. Cinque anni dopo, la questione finisce davanti a un giudice. Perizie e controperizie, Città della Salute chiede i danni e «Gemeaz» fa lo stesso. Alla fine, gli esperti nominati dal giudice tracciano una linea e la parte pubblica non la contesta, nonostante sia ben lontana da quella sostenuta all'inizio della causa. Risultato: Città della Salute paga. In due tranche. In silenzio. Nessuna delibera sull'albo pretorio. Il ciclotrone L'indagine sul «caso Gemeaz» è la seconda notificata in pochi giorni dalla Corte dei Conti a Città della Salute. Il primo ordine di consegnare documentazione riguardava la vicenda del «ciclotrone», macchinario acquistato nel 2004 (consegnato nel 2010) per la produzione di radiofarmaci. E mai utilizzato. L'operazione era stata avviata proprio per ridurre a un quarto il prezzo di quei radiofarmaci. Ma non sono mai stati prodotti. -

Così su La Stampa

L'articolo uscito l'11 ottobre sulla Cronaca di Torino de La Stampa, dove veniva raccontata l'inchiesta della Corte dei Conti sul ciclotrone mai entrato in funzione e dove veniva accennata la vicenda Gemeaz, diventata materia per i magistrati contabili.

Foto: Il «ciclotrone» doveva servire per produrre radiofarmaci