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04/03/2019

La Cooperazione spende un miliardo tra hotel a Betlemme e lupini del Perù

La Verita' - FABIO AMENDOLARA e ALESSANDRO RICO

GLI SPRECHI DELL'AGENZIA ALLO SVILUPPO
Il personale dell'Aics costa 57 milioni: in due anni stanziati 290.000 euro a sostegno della filiera dei legumi nella Cordigliera e 720.000 euro per il summit sulla diaspora con l'amico della Kyenge e la figlia di Padoan
li L 'agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha ricevuto dallo Stato in due anni 1 miliardo e 194 milioni. allepagine4e5 • «Aiutiamoli a casa loro». Per un periodo, è stato anche il motto di Matteo Renzi. È in quel clima che il suo governo pensò di istituire, con una legge del 2014, l'Agenzia italiana per la cooperaz ione allo sviluppo, operativa dal 2016, con sedi a Roma e neLa Firenze del Bullo. La filosofia era quella lì: favorire la crescita nei Paesi poveri per contrastare alla radice le migrazioni. Ma tra le iniziative dell'Aics, che tra il 2016 3 il 2018 ha preso 1 miliardo e 194 milioni di finanziamenti pubblici, spuntano pure i 291.758 euro stanziati in Perù per il «rafforzamento della filiera del tarwi organico». Cioè, del lupino. 0, come ha raccontato alla Verità un ex dirigente dell'Agenzia, i fondi per un bed and breakfast in Pales t i n a . Cioè, i 298.274 euro per il progetto Speciality, del Comune di Comacchio, che includeva la realizzazione di un «albergo diffuso» a Betlemme. In Palestina, dove il Me too forse non è una priorità, l'Aics si dedicherà anche a p r o m u o v e r e l'«uguaglianza di genere»: 150.000 tra il 2019 e il 2020. E non parliamo di certi programmi finanziati in Italia. Prendete i 600.000 euro concessi a Oxfam per «Giovani e autorità locali contro il cambiamento climatico». O i 434-750 euro al Centro volontari per la cooperazione per allestire i «Percorsi educativi per prevenire e contrastare l'hate speech razziale nello sport»: oltre 400.000 euro per combattere i «buu» razzisti? E, ancora, i 336.078 alla no profit Dokita per elaborare «Strategie per una cittadinanza globale dell'Agro pontino». Il carciofo di Sezze cittadino del mondo. Altre iniziative sembrano palesemente politicizzate. Basti pensare ai 370.500 euro che l'Aics ha erogato per il Festival del mondo comune in Umbria. Una kermesse che, nel 2018, ha ospitato la piddina Anna Ascani ed eventi quali Un nuovo italiano per nuovi italiani: lingua, letteratura e integrazione. Poi c'è la campagna del Volontariato internazionale per lo sviluppo sostenibile, «Io non discrimino», cui l'Aics ha devoluto 225.000 euro. Si tratta di un concorso scolastico per «promuovere la cultura dell'accoglienza»: l'ennesimo programma prò immigrazione da somministrare ai nostri figli. D'altro canto, aleune pagine dell'ultimo numero della rivista del Vis, Un mondo possibile, sono dedicate alla presunta demistificazione delle sempre presunte bufale sugli immigrati: «Non esiste alcuna invasione dei migranti in Europa»; «ogni anno l'Inps incassa dai contributi degli immigrati 7 miliardi di euro che permettono di pagare la pensione a circa 620.000 italiani». E altri luoghi comuni. L'UOMO DELLA MINISTRA Ma la vicenda più curiosa è quella che coinvolge Cleophas Dioma, «consulente in relazioni internazionali» originario del Burkina Faso e, a quanto pare, amico dell'ex ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge. Dioma è attivissimo nella promozione della cultura africana in Italia. Lui e la Kyenge compaiono insieme nel 2013, al Festival Cttobre africano di Roma (che la locale Camera di commercio foraggia con 20.000 euro di contributo). Sempre nel 2013, l'ex ministro presenzia a un evento della stessa kermesse (organizzata dall'Associazione Le Réseau, di cui Dioma è presidente) a Felino, vicino Parma. L'anno dopo. Cécile e Cleophas passeggiano insieme per Parma, mentre la politica congolese prepara la compagna elettorale per le europee. In seguito, Dioma organizza la presentazione del libro della Kyenge, Ho sognato una strada. 1 diritti di tutti, nell'ambito di un evento con il Pd parmense. Non è un caso, allora, se il nostro consulente di relazioni internazionali, membro del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo (Cncs), nel 2016 viene scelto come coordinatore del gruppo Migrazioni e sviluppo dell'Aics. La quale - singolare partita di giro, poiché, come abbiamo visto, Dioma siede nel Cncs - lo seleziona come coordinatore del progetto «Summit delle diaspore», attraverso la piattaforma Studiare sviluppo, una Srl a capitale pubblico che supporta i progetti delle Pa. Ricapitolando: l'Aics si rivolge a Studiare sviluppo per individuare un coordinatore del Summit delle diaspore. Studiare sviluppo sceglie Dioma, che fa parte del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo e presiede l'associazione Le Réseau, la quale fornisce sostegno tecnico al Summit delle diaspore. Summit che è finanziato da Fondazione Charlemagne, Fondazioni for Africa Burkina Faso (il Paese di Dioma) e, naturalmente, dall'Aics. Quest'ultima, per il Summit, ha stanziato un totale di 720.921 euro tra il 2017 e il 2019: 125.000 euro il primo anno, saliti a 255.394 l'anno dopo e poi a 340.526. Dovevamo aiutarli a casa loro; Dioma l'abbiamo aiutato a casa nostra. Ma di che si occupa questo benedetto Summit? L'idea, come aveva scritto nel 2016 proprio la Kyenge, era di «riconoscere canali di migrazione circolare legale fra l'Africa e l'Italia». Un'altra partita di giro: prendiamo gli africani e poi li rimandiamo nei loro Paesi. Non si sa quanti rimpatri abbia prodotto il Summit di Dioma. Intanto sappiamo che, tra i suoi undici esperti di diaspore, figura la figlia dell'ex ministro dell'Economia, Veronica Padoan. A proposito di Pier Carlo Padoan! Vi ricordate quando venne fuori che, nel suo ministero, si era infiltrata come consulente una «spia» di Ernst & Young, che avrebbe trasmesso a questa società informazioni fiscali riservate? Si parlò di «scelta avallata dal ministero». A maggio 2018, invero, il pm di Milano ha chiesto l'archiviazione. Però il nome di Ernst & Young compare anche all'Agenzia per la cooperazione. LE CONSULENZE Parlando con un ex dirigente che, deluso, ha lasciato da tempo l'ente («e con me altre sei figure apicali, il che la dice lunga...», ha precisato), abbiamo appreso che la società di consulenze era stata chiamata per volere dell'ex direttrice dell'Aics, Laura Frigenti (indicata da Paolo Gentiloni e dimessasi a marzo 2018 per contrasti con il successore di Gentiloni alla Farnesina, Angelino Alfano). Lo scopo era di riorganizzare l'organico dell'Agenzia. L'Aics, in effetti, a causa della «carenza di professionalità interne-:, aveva pubblicato un bando. Al quale, guarda caso, aveva risposto solo Ernst & Young. Costo del contratto, 200.000 euro. Ovvero, 9.000 euro sotto la soglia che avrebbe impedito l'affidamento diretto. Come vedremo, pere, nonostante Ernst & Young, gli organici dell'Aics sono rimasti carenti. E allora di che si è occupata Ernst & Young? Per quale prezioso contributo l'Aics le ha pagato quei 200.000 euro? Alle consulenze, invero, l'Aics ha sempre fatto massicciamente ricorso. Nel Dilancio del 2016, alla voce «consulenze, collaborazioni e altre prestazioni di lavoro», figurano 490.000 euro. Alla fine, però, nel consuntivo del 2016 spuntano 964.661 euro. Uno scostamento di 474.661 euro rispetto al budget iniziale, attribuito, si legge nel documento dell'Aics, alla sottovalutazione del «costo per collaborazioni coordinate e a progetto». Nel 2017, la voce «consulenze» schizza a 1.224.440 euro in bilancio, che a loro volta, nel co nsuntivo, salgono a 2.202.281. Une scostamento di quasi un milione di euro. Per il 2018, il bilancio parla di 528.034 euro. Anche stavolta al l'Aics avranno «sottovalutato»? Lo scopriremo a consuntivo pubblicato... L'ASPIRANTE SENATORE L'Aics pare proprio viziata da un peccato originale Prendiamo ad esempio una dalle figure più in vista dell'Agenzia: l'attuale capo delle Relazioni istituzionali e della comunicazione. Emilio Ciarlo, avvocato di Latina, già responsabile del Dipartimento internazionale e della cooperazione allo sviluppo per il Pd, già candidato con i dem al Senato nel 2013, secondo l'ex dirigente dell'Aics sentito dalla Verità, era un protégé di Lapo Pistelli Esponente del Giglio magico, nonché viceministro degli Esteri renziano. Quella di Ciarlo, in sostanza, sarebbe stata una nomina politica, decisa prima che l'Agenzia venisse costituita. La chiamata diretta, per lui, arriva all'inizio del 2016. Tra le iniziative caldeggiate dall'avvocato piddlino, troviamo gli imperdibili «Dialoghi sullo sviluppo sostenibile», progetto «finalizzato a promuovere un cambiamento culturale di comportamenti individuali e collettivi e stimolare richieste che "dal basso" impegnino la leadership del Paese», bla bla bla... In parole povere, quasi 40.000 euro consegnati alla casa editrice II Mulino di Bologna. Per cosa? Per quattro convegni. Come quello del 21 gennaio scorso all'Auditorium Parco della musica di Roma, con la meteora del Pd, Fabrizio Barca, il ministro del Lavoro del governo Letta, Enrico Giovannini e l'attrice femminista Leila Costa. Perché i campioni della sostenibilità, una cosa la trovano davvero insostenibile: il pluralismo. Ciarlo fu anche protagonista di un episodio singolare: durante una concitata riunione con i sindacati, tirò fuori un coltellino e lo posò sul tavolo. I rappresentanti dei lavoratori la interpretarono come una velata minaccia; lui disse che se l'era ritrovato in tasca, che gli stava dando fastidio e che l'aveva estratto senza intenti minatori. Nonostante le premesse non esaltanti, attualmente Ciarlo è in lizza per ricoprire la carica di nuovo direttore dell'Agenzia. Il suo pedigree politico lo sfavorirà dinanzi al governo gialloblù? L'ex dirigente ci istruisce: «Guardate che lui è un uomo per tutte le stagioni...». I guai dell'Aics, l'abbiamo capito, sono congeniti. E allora veniamo al caos negli organici. Secondo l'ex dirigente, vistasi privata del suo braccio operativo e finanziario e avendo mal digerito la nomina della Frigenti, la Direzione generale della cooperazione ha sempre fatto ostruzionismo nei confronti dell'Agenzia. Anzitutto, conferendole dipendenti «del tutto inadeguati. Addirittura, insegnanti e personale Ata in comando: professionalità lontanissime dal mondo della cooperazione». Per intenderci: docenti e bidelli messi a elaborare progetti per lo sviluppo del Terzo mondo. Ciò ha costretto l'Agenzia a ricorrere massicciamente agli esperti esterni. Anzi, a dipendere da loro. Gli esperti, però, «erano sempre gli stessi». I BANDI «VESTITI» «Io potevo capire», ci ha riferito l'ex dirigente, «che i profili senior disponibili fossero pochi. Ma sui profili junior ho sempre pensato che si dovesse allargare la platea. Invece i bandi erano "vestiti". E questo era uno dei motivi di attrito tra me e la Frigenti, fermo restando che l'Agenzia non avrebbe mai potuto operare, se non avesse fatto ricorso a quei Cococo». Gli esperti, comunque, erano «ben pagati. Forse anche più della media, tanto che si erano creati attriti tra i lavoratori esterni e i dipendenti: in una stessa stanza magari c'era una persona che guadagnava il doppio di un'altra». Tirando le somme: le mani della politica sui vertici della cooperazione; i finanziamenti a tanti progetti di dubbia validità; le consulenze; il totale disastro organizzativo, che costringeva l'Aics a stipendiare lavoratori non qualificati, dipendendo da una ristretta cerchia di esperti esterni profumatamente retribuiti. Venti di questi ultimi, con il concorso da poco bandito, dovrebbero essere regolarizzati. Ma i mali della cooperazione non finiranno. Dell'Agenzia, a quanto pare, non è idonea nemmeno la sede. In quella di Roma, La Verità ha trovato centraline elettriche con fili conduttori scoperti, alberi abbattuti dal vento nel giardino, spazzatura ovunque e, sulla parete di un bagno, un messaggio scritto con un pennarello nero, che avverte di non collegare nulla alla presa. Un teschio e la parola «Pericolo», finora, hanno scongiurato pericolose elettrocuzioni. L'ex dirigente dell'Aics ci ha raccontato episodi desolanti: «Spesso ci siamo ritrovati a svolgere le riunioni seduti sulle scale. Ricevevamo ministri stranieri in ambienti impresentabili. E una volta, era una giornata ventosa sotto Ferragosto, è caduto un albero. Per fortuna non passava nessuno...». Il mistero è: perché il palazzo non è stato risistemato? «La sede ci era stata data in concessione dal Coni. Io avrei voluto che fosse il ministero delle Infrastrutture a ristrutturarla, ma la Frigenti si è sempre opposta. Il mio sospetto era che si dovesse lasciare che, a occuparsene, fosse il giro degli appaltatori del Coni». Ma i guai pare attanaglino pure la sede di Firenze. Nel capoluogo toscano, l'Aics ha preso il posto dell'Istituto agronomico per l'oltremare, che è stato soppresso. Eppure, come ci ha illustrato il nostro interlocutore, «nel faraonico palazzo lavorano sì e no dieci persone. Fino a pochi mesi fa non c'era neppure un dirigente. Quella sede potrebbe ospitare tante altre amministrazioni pubbliche e, invece, è riservata a un ente cui tocca sobbarcarsi elevatissimi oneri di gestione. Con il rischio che vada tutto in malora». E non si salva neppure l'estero. «Una volta», ha riferito l'ex dirigente, «ho visitato il compound di Kabul: il palazzo dove dovevamo allestire gli uffici dell'Aics era stato colpito da un razzo dei talebani. Altre sedi erano quasi deserte: a Cuba c'era solo il dirigente». La sua conclusione è amara: «Se dovessi compiere una scelta politica, io l'Agenzia la sopprimerei». CAMPI MINATI C'è pure una chicca finale. Ossia, l'incapacità di spendere i fondi già assegnati per l'unica azione veramente importante affidata all'Agenzia: 10 sminamento umanitario. I proclami propagandistici sulla stampa si sprecano, ma 11 ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero Milanesi, in una relazione sullo stato di attuazione della legge per la messa al bando delle mine antipersona, che risale al 6 agosto 2018, ha dato atto di aver ereditato 376.000 euro «di fondi non spesi nel corso dell'esercizio 2017». Anche lo sminamento, quindi, è un flop. Ci consoleremo con il lupino organico del Perù. Ha collaborato Giuseppe China © RIPRODUZIONE RISERVATA

I BUCHI NERI PELL'AICS

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PER LA COOPERAZK

ALLO SVILU P

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1.194 milioni di euro

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i finanziamenti dallo Stato nel le spese per il personale tra il 2016 e il 2018 periodo 2016-2
DELLA C00PERAZI0NE Le bombe . non disinnescate Il Tiinistero degli Esteri ha assegnato all'Aics 376.000 euro nel 2017 per lo sminamento, ma l'attività non è stata ancora avviata INCURIAAIcune immagini die documentano Io stato in cui versa la sede romana dell'Aics, situata in una struttura del Coli in /ia Contarini. Centraline elettriche sfasciate, impianti definiti «pericolosi», incuria ovinq je, un pino caduto. Le riunioni si tengono sulle scale. E i ministri stranieri vengono ospitat in sale del tutto impresentaoili • Summit delle diaspore, con Cleophas Diorna (vicino a Cécile Kyenge) e Veronica Padoan, figlia dell'ex ministro: 720.&21 euro Cleophas Dioma Cécile Kya~ge • Giovani e autorità locali contro il cambismento climatico: 600.000 euro • Prevenzione del'bate speech razziale neilo sport: 434.750 euro • Strategie per una cittadinanza globale nell'Agro pontino: 336.073 suro • Festival del mondo comune in Umbria, con Anna Ascani del Pd: 370.500 euro - - • Io non discrimino (concorso scolastico): 255.000 euro • Dialoghi sullo sviluppo sostenibie (editore II Mulino, conferenze con Fabrizio Bar:a, Enrico Giovannini, Leila Costa): 40.000 euro • Uguaglianza di genere in Palestra: 150.000 euro • Albergo diffuso a Betlemme (progetto Speciality): 298.274 euro Il paradosso? L'unico intervento in corso davvero importante (lo sminamento dei Balcani) è unJlop perché non riescono a spendere ifondi che sono già stanziali