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03/06/2021

LA COESIONE E GLI EFFETTI DEL DECRETO

Corriere del Mezzogiorno - Giuseppe Coco

Semplificazioni
L e Bozze del Decreto Semplificazioni che circolano hanno suscitato molte discussioni, in particolare le norme sugli appalti e le importanti semplificazioni in campo energetico. Meno discusse ma di un certo rilievo sono le novità anche nel campo della coesione. Tre articoli della bozza in particolare rivedono la disciplina delle Zone economiche speciali (Zes) introdotta dal cosiddetto Decreto Mezzogiorno nel 2017, quella della Strategia Aree Interne (Snai) introdotta con la Legge di Bilancio per il 2014 (dicembre 2013), oltre a varare un fondo e una complessa procedura per la perequazione infrastrutturale. I primi due sono gli interventi che sono finanziati nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) definitivo dopo che il Ministro Carfagna aveva spostato parte del miliardo e mezzo inizialmente assegnato alle Aree Interne, verso il finanziamento delle Zes. Ma soprattutto prefigurato una ridefinizione delle modalità operative di entrambe le strategie. Per quanto riguarda le Zes, la nuova norma modifica soprattutto la governance, introducendo poteri reali ed estesi appannaggio del Commissario Straordinario. Nella nuova struttura il Commissario ha dei veri poteri autorizzatori, che esercita sostituendo tutte le autorizzazioni con una autorizzazione unica. Le amministrazioni partecipano al processo attraverso una Conferenza coordinata dal Commissario stesso. Itermini in cui si devono pronunciare sono dimezzati e diventano perentori, configurando la possibilità per il Commissario di agire in regime di silenzio-assenso. Il Commissario diventa altresì stazione appaltante ed esercita questo potere anche col supporto della Agenzia per la Coesione. A questo scopo viene dotato di una struttura autonoma e una contabilità propria. Si tratta di modifiche di vasta portata che hanno già suscitato molti mal di pancia tra le regioni, sostanzialmente esautorate d'imperio. A queste ultime si impone addirittura di adeguare la propria programmazione finanziaria alle esigenze delle Zes anche se al momento è difficile immaginare con che strumenti si pensi di applicare l'obbligo. Se si vuole che le Zes diventino realmente attrattive per grandi investitori nazionali e internazionali le strade tracciate dal Decreto sembrano pressoché obbligate. Una consistente semplificazione ed un interlocutore unico, dotato di veri poteri, è la controparte di cui le grandi imprese di logistica, trasporti e manifatturiere internazionali necessitano per fare piani che si realizzino in tempi brevi e siano credibili a lungo termine. Viene rinforzato anche il credito d'imposta sia attraverso un aumento della soglia dell'investimento incentivato ( fino a 100 milioni), sia attraverso l'estensione agli investimenti immobiliari del vantaggio. Questa seconda possibilità è forse troppo generosa, considerando che si può fruire del credito anche con un acquisto di immobile preesistente, ed apre la strada ad un suo uso strumentale. Sarebbe stato meglio sottoporla ad un contestuale, maggiore, investimento industriale. Le semplificazioni sulle aree interne invece aboliscono gli Accordi di Programma Quadro tra amministrazioni, attraverso cui dovevano definirsi gli interventi delle Aree. Essi sono sostituiti da semplice cooperazione istituzionale con modalità da definirsi, sotto il Coordinamento del Ministro per la Coesione. Va ricordato che la Snai è una politica di straordinaria complessità applicativa, che richiede atti di programmazione multipli concertati da Amministrazioni a tutti i livelli. Come già ricordato su queste colonne, a distanza di 7 anni dal varo della strategia, non ha nemmeno prodotto gli Accordi di Programma Quadro previsti, e ha generato zero spesa sul piano dei servizi alle popolazioni. Un cambio radicale di direzione era davvero necessario. Infine è stato aggiunto, nelle ultime versioni, un fondo perequativo per il gap infrastrutturale del Mezzogiorno. La norma impone al Ministero per le Infrastrutture Sostenibili di coordinare una grande ricognizione dei gap infrastrutturali entro novembre, a valle della quale è istituito un fondo per colmare il gap, è adottata una delibera Cipess per una strategia conseguente e i Ministeri competenti delineano degli appositi Piani speciali per la realizzazione delle opere correlate. Nel complesso si tratta di una procedura che richiede tempi molto lunghi ed è a forte rischio di impantanarsi, come è successo ai tanti precedenti tentativi di far applicare la clausola del 34% della spesa in conto capitale ordinaria. Il Bilancio della semplificazione per il Mezzogiorno però è ampiamente positivo.