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25/04/2020

La città mette in cantiere la ripresa

QN - La Nazione

di Orlando Pacchiani SIENA È uno dei settori che ha più bisogno di rimettersi in moto, non solo perché arriva da una crisi decennale che ne ha decimato le imprese, ma anche per l'importanza della filiera che è in grado di riattivare, a partire dai numerosi artigiani coinvolti nei cantieri. L'ordinanza del presidente della Regione Rossi individua le modalità di riapertura, con le relative disposizioni per la sicurezza. «Ma si applica per ora ai cantieri già attivi, che hanno sette giorni di tempo per adeguarsi, per gli altri salvo novità nazionali si va al 4 maggio come previsto», precisa Fabio Di Raimo, coordinatore dei costruttori Cna di Siena. Il conto alla rovescia in ogni caso è già iniziato e anche da Palazzo pubblico si lancia la sfida dei lavori pubblici. Il sindaco Luigi De Mossi ha ricordato i lavori per quattro milioni di euro pronti a partire: «Avranno un effetto moltiplicatore innescando un meccanismo virtuoso e consentendo a tante imprese di rifiatare. Se ci sarà tolleranza per la gestione del bilancio, potremo anche incentivare gli interventi». Dalle lastricature ai lavori alle porte storiche, dal ponte di Ravacciano alle asfaltature ad altro ancora, il programma è pronto per partire, ha annunciato il sindaco. Sul tavolo, appunto, il «come» riprendere a lavorare garantendo al tempo stesso il più possibile la sicurezza. Andrea Nepi, imprenditore senese e presidente di Cna costruzioni Toscana, ha partecipato al tavolo dove è stato steso il documento regionale. «Abbiamo trovato un buon punto di accordo - spiega - che consente di ripartire, certo con un grande lavoro dei coordinatori alla sicurezza e con una revisione dei cronoprogrammi soprattutto nei cantieri piccoli, per mantenere le corrette distanze». Anche se gli effetti della crisi rischieranno di protrarsi ancora a lungo. «Abbiamo già segnali di committenze - osserva Nepi - che non vorranno fare i lavori programmati nei prossimi mesi, basta pensare al mondo del turismo. Per questo lo Stato e gli enti locali dovranno dare vita a una sorta di piano Marshall per l'edilizia, investire nei cantieri pubblici e magari andare in deroga su alcune procedure troppo stringenti della legge sugli appalti». Valutazioni diverse, sul merito dell'ordinanza regionale, da parte di Andrea Tanzini, presidente di Ance Siena: «La riapertura è positiva, ma per noi va condizionata alla presenza di chiare e applicabili norme sulla sicurezza, nonché alla disponibilità di tutti i dispositivi di protezione». Ance chiede poi che «la responsabilità del datore di lavoro per l'eventuale contrazione del virus da parte del dipendente non possa essere estesa alle attività in itinere, in particolar modo al trasferimento in cantiere come fosse un infortunio sul lavoro». Anche per questo Ance Toscana sud è al lavoro «con gli organi ispettivi e la Asl per individuare linee guida a cui attenersi e indirizzare in modo concreto l'operatività verso un arco di casistiche il più ampio possibile». Il segretario generale della Cgil Siena Fabio Seggiani parla dell'ordinanza regionale come di «un punto di avanzamento enorme rispetto al protocollo nazionale, grazie alla contrattazione. Il problema sono semmai le centinaia di aziende che hanno chiesto la deroga e dove non ci sono strumenti interni di tutela sindacale». Ma per Seggiani, «la sicurezza non può essere messa in discussione, per questo ci deve essere uno sforzo per creare le condizioni previste dal protocollo toscano. Anche perché l'edilizia deve ripartire ma con un avvertimento, rispetto a quello che si sente: bene sburocratizzare, ma questo non significhi deregolamentare e abbattere tutte le regole. I rischi sarebbero altissimi».