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04/02/2021

«La burocrazia blocca 744 cantieri Così perderemo il Recovery plan»

La Verita' - GUIDO FONTANELLI

• L'ANTICIPAZIONE DI «PANORAMA» L'INTERVISTA GABRIELE BUIA
L'allarme del presidente dell'Ance: «Anni di attesa prima di far partire i lavori. E il settore aspetta ancora 35 decreti attuativi. Fermi pure gii interventi per rafforzare le strutture sanitarie contro il Covid»
Le infrastrutture sono uno dei grandi nodi per il rilancio dell'Italia. Panorama, nel numero da oggi in edicola, raccoglie l'allarme sulle grandi opere bloccate dalla burocrazia di Gabriele Buia, presidente dell'Ance. Pubblichiamo uno stralcio. • È un crescendo, un torrente che diventa un fiume in piena. Avevamo contattato Gabriele Buia, 62 anni, presidente dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, per raccogliere un commento sulle esternazioni del premier Giuseppe Conte in tema di appalti e grandi opere. Il risultato è una denuncia sempre più dura contro un sistema di norme e di burocrazia che non solo soffoca le imprese, ma rischia di minare la parte fondamentale del Recovery pian sulle infrastrutture. [...] I lavori da far partire o in ritardo sono tantissimi. [...] Ma partiamo dall'inizio: parlando al Senato, il 19 gennaio scorso, il presidente del Consiglio ha detto che «pur in un momento così difficile» gli appalti per i grandi lavori sono aumentati dai 39,4 miliardi del 2019 ai 43,3 del 2020. In realtà non è così. «Eh no, una cosa sono i bandi, un'altra la firma degli appalti e un'altra ancora l'apertura dei cantieri» ricorda Buia. «Dalla pubblicazione di un bando all'avvio dei lavori passano mesi se non anni. Non solo. Ci sono casi in cui, come all'Anas, ad alcuni bandi non segue alcuna assegnazione delle opere, perché la società non ha personale sufficiente per dare seguito a tutti i bandi che ha pubblicato. Si ricorda i bandi di Invitalia per l'emergenza sanitaria?». Ce li racconti. «Si trattava di lavori per rafforzare le strutture sanitarie di fronte all'emergenza Covid, per un valore di oltre 700 milioni. Il bando è stato pubblicato il 2 ottobre e poi non se m n'è saputo più niente, ci sono imprese che ancora aspettano i progetti». Ma il decreto Semplificazioni non prevedeva un'accelerazione dei lavori? «Il decreto prevedeva l'apertura dei cantieri per tutte le gare bandite entro il febbraio 2020, ma siamo ancora fermi. E il problema non è solo questo». Cioè? «Anche a monte del bando i tempi sono lunghissimi: da quando si decide di spendere un euro per un'opera a quando si fa il bando, passano anni». È una situazione solo italiana o si riscontra anche in altri Paesi? «Solo, strettamente italiana: c'è troppa burocrazia. Da Tangentopoli in poi è stato un susseguirsi di norme che si sono moltiplicate a dismisura: dal 1994 a oggi il settore è stato interessato da 500 provvedimenti legislativi e normativi. Si è passati da otto provvedimenti l'anno negli anni Novanta ai quasi 30 nell'ultimo decennio. L'anno record è stato il 2019 con 39 interventi sul settore. [...] Per alcuni contratti di programma sono previsti undici passaggi, approvativi con tempi lunghissimi: tre anni per quello Anas-Rfi. E poi nelle aziende pubbliche spesso manca il personale qualificato per gestire questa mole di lavoro». Quanti sono i cantieri bloccati o che non sono stati ancora aperti? «Ne abbiamo censiti 744, di cui 87 sono grandi opere». C'è il pericolo che gli investimenti previsti dal Recovery pian subiscano rallentamenti? «La nostra preoccupazione è proprio questa: se non ci saranno semplificazioni strutturali alle procedure di spesa, rischiamo di far fallire il piano di investimenti del Recovery pian [...]». Sarebbe un'enorme occasione perduta. «Ogni miliardo di investimenti nel settore delle costruzioni crea 15.000 posti di lavoro. Per ogni euro investito c'è un effetto diretto e indiretto su tutta la filiera di tre euro e mezzo. Se poi parliamo solo di grandi opere, il risultato è la crescita del Paese, lo sviluppo economico. Pensi all'importanza delle infrastrutture per il Sud, che non a caso sono previste nel Recovery pian: avere migliori infrastrutture significa portare più aziende nel Mezzogiorno». Come evitare il rischio di non far partire gli investimenti? «È un problema che riguarda il sistema Paese. Non è colpa di questo governo o di quel ministro. Neppure un supereroe riuscirebbe a ridurre i tempi con un sistema normativo come il nostro. [...] Nel nostro settore aspettiamo ancora 35 decreti attuativi. Se non razionalizziamo la macchina pubblica e non semplifichiamo la vita alle imprese, questo Paese affonda. Oggi rischiamo di giocarci il futuro delle prossime generazioni, di lasciare in eredità ai nostri figli un debito che non potrà essere ripagato. Quindi il governo deve intervenire sulle procedure di spesa e riformarle. Le imprese che operano con il pubblico sono estenuate, non ce la fanno più, c'è un clima di presunzione di colpevolezza automatico, immediato. Ormai c'è un rapporto tra il committente pubblico e le imprese come tra un sovrano e il suddito: tutto è dovuto. Pensi che per accelerare i tempi obbligano le imprese a preparare un'offerta in appena dieci giorni, fanno gare d'appalto per opere da centinaia di milioni dando un mese di tempo alle aziende per mettere a punto l'offerta e fare pure progetti migliorativi». [...]

I commissari straordinari nominati per accelerare i tempi

I piccoli progetti fermi

Esempi emblematici

¿'completamento della Ragusa-Catania

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LA FOTOGRAFIA 744 Le opere bloccate censite dall'Ance 2 0 T I miliardi di potenziali ricadute sottratti all'economia 890.000 I posti di lavoro che si potrebbero creare sbloccando tutte le 744 opere 87 I grandi progetti fermi (per un valore di oltre r"1 100 milioni ciascuno) c --»...a-messina, la Ger Ventimiglia, la SalernoReggio Calabria

Foto: DURO In alto a sinistra, Gabriele Buia, presidente dell'Ance [Ansa]. A fianco, la copertina del numero di Panorama da oggi in edicola