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11/08/2020

La Bellanova tradisce l’olio italiano e si giustifica: «Così vuole l’Europa»

La Verita' - CARLO CAMBI

Il bando Agea fissa l'extravergine sotto i 3 euro: prezzo ridicolo per il prodotto nostrano
II ministro renziano dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, che in gioventù fu bracciante, deve avere una sorta di revanscismo innato contro le imprese agricole. Ha messo in piedi una sanatoria lacrimevole e ideologica per i presunti braccianti extracomunitari e, se va grassa, a lavorare di zappa si sono presentati in 10.000 quando servirebbero almeno 200.000 operai agricoli. Così sta per arrivare la vendemmia e di raccoglitori capaci non ce ne sono. Il massimo però la Bellanova - come riferisce II Salvagente - lo ha toccato due giorni fa durante il question time alla Camera imitando Giuseppe Conte, abilissimo a dissimulare. Come si sa, per ammortizzare i danni della crisi da Covid alcuni prodotti sono stati destinati alle mense per gli indigenti in modo da assorbire le eccedenze e non far crollare i prezzi. Lo si è fatto con il latte fresco avviato a diventare Uht (a lunga conservazione) lo si è fatto con i formaggi Dop e in particolare con il Grana Padano, lo si è fatto con i salumi e in particolare i prosciutti Dop. Per questi acquisti c'è un agenzia speciale, l'Agea, che è l'ufficiale pagatore agricolo. Ebbene il bando dell'Agea esclude nei fatti l'olio extravergine di oliva Dop e Igp italiano. A chi faceva notare al ministro che così non va lei ha risposto: « Il bando indetto dall'Agea per la fornitura di olio d'oliva agli indigenti risponde ai criteri imposti dalla normativa europea il cui capitolato prevede che l'olio extravergine sia ottenuto da olive prodotte, molite e confezionate nell'Unione europea tenuto conto che questo bando rientra nei fondi europei Fead». Si tratta sostanzialmente di una bugia, ma ancora di più è un danno enorme all'olivicoltura di qualità italiana. Agea acquista extravergine per un ammontare di 8 milioni al prezzo di 3,2 euro al litro. In Italia non esiste nessun olio extravergine 100% italiano che possa essere venduto a quel prezzo. Al ministro lo ha fatto notare subito Onofrio Spagnoletti Zeuli, presidente di Restart, associazione di produttori nata dai gilet arancioni. «Gli olivicoltori italiani» sostiene Restart «vengono calpestati dallo Stato: non esiste, né sul mercato né nella logica, un olio extravergine d'oliva realmente italiano che costi meno di 3,2 euro al litro, base d'asta al ribasso imposta da Agea. Siamo molto amareggiati e sorpresi da questo bando estivo che affossa la produzione olivicola italiana e che favorisce le aziende che importano olio dal mondo. È molto grave il fatto che non venga richiesta l'origine italiana del prodotto». Teresa Bellanova mette le mani avanti: è l'Europa che ce lo chiede! No, perché l'appalto specifico Agea 2596551, per esempio, richiede Grana padano Dop in confezioni da 250/350. Oddio, l'Agea poi dà una mano ai greci e compra confettura di frutta per 4 milioni dalla Ravis fruits di Tessalonica. Ora ci sono altri due bandi consistenti: 7,2 milioni di euro per il tonno in scatola e 4,8 milioni per il riso che avrebbe l'obbligo di etichetta d'origine italiana. Vedremo. Ma il caso dell'extravergine appare inspiegabile. La verità però potrebbe essere questa: in Italia ci sono in giacenza 78 milioni e 600.000 tonnellate di olio comunitario, 8,4 milioni di olio extracomunitario e 7,2 milioni di tonnellate di blend. Questi oli hanno un prezzo all'origine sui 2 euro: in Spagna si compra a 2,1 euro, in Tunisia a 1,8 euro al litro. Ma questi oli «comunitari» dove stanno? Le tabelle di Frantoio Italia dicono che il 17% di tutte le giacenze sta a Bari, il 9 a Barletta-Trani e il 6 % a Brindisi. Insomma un terzo dell'olio che l'Agea vuol comprare sta nella Regione di Teresa Bellanova. Per carità, è una mera coincidenza. Ma diciamo che salta all'occhio. Come salta all'occhio il fatto che l'olio cento per cento italiano è da anni sotto attacco delle importazioni «diplomatiche» e prive di dazi dalla Tunisia, del dumping commerciale della Spagna, ma a difenderlo sono in pochi. Forse costa troppo, anche elettoralmente.

Foto: VAGA Teresa Bellanova