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14/07/2020

La battaglia sulle nuvole per l’Italia vale 5 miliardi Sfida tra Usa ed Europa

Corriere della Sera - Federico Fubini

Cloud e diritti
Gara Amazon, Google e Microsoft. L'asse Merkel- Macron
È una partita in cui confluiscono interessi di affari, scelte politiche e conseguenze geopolitiche, svolte tecnologiche e il loro impatto sull'efficienza dello Stato così come sulle garanzie per i cittadini. È una partita così incerta e inedita, che finora si è giocata sottotraccia. Pochissime le dichiarazione pubbliche dei ministri. Anche meno frequenti le uscite allo scoperto di Amazon, Google e Microsoft. I tre grandi oligopolisti mondiali del cloud, la "nuvola" che archivia, rende disponibili e potenzialmente analizza i dati digitali di miliardi di terminali in rete, stanno prendendo posizione per quello che per loro è - legittimamente - un grande affare: la fornitura di servizi di cloud alle amministrazioni italiane, ora che il governo sembra muoversi in questa direzione. Osservatori del settore stimano che un incarico del genere possa valere fra i cinque e i sei miliardi di euro.

I segni che molto si sta muovendo sono ovunque. All'articolo 35 del decreto Semplificazioni si afferma che la Presidenza del Consiglio «promuove lo sviluppo di un'infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale per la razionalizzazione e il consolidamento dei Centri per l'elaborazione delle informazioni». Si tratta di far confluire gli archivi digitali di una miriade di amministrazioni, oggi sparsi in decine di migliaia di server, in un'unica o in pochissime grandi piattaforme. Ciò porterebbe a dati omogenei, comparabili, a una maggiore efficienza energetica e potenzialmente a una superiore capacità nell'uso dei dati stessi con l'intelligenza artificiale.


Il decreto apre questa prospettiva a un certo numero di amministrazioni centrali e locali, ma indica due strade possibili. La prima è l'utilizzo di infrastrutture pubbliche esistenti: con ogni probabilità quelle di Sogei, la società controllata dal ministero dell'Economia che gestisce i centri-dati di gran parte dell'amministrazione. La seconda strada indicata nel decreto è però quella che sta incoraggiando Microsoft, Amazon e Google a investire in Italia: «Migrare i servizi verso soluzioni cloud».


Il cloud oggi è uno dei settori a maggiore crescita, più redditizi e più concentrati che esistano. Alla fine del 2019 Amazon Web Services aveva il 32,4% del mercato mondiale con una crescita del 33% e un fatturato di circa 40 miliardi di dollari l'anno. Microsoft Azure aveva una quota di mercato del 17,6% e una crescita del 62%, Google aveva una quota del 6% ma un tasso di crescita ancora superiore. Il cloud è che abbatte i costi di gestione dei server, trasferendo i contenuti di milioni di imprese verso centri-dati concentrati e molto efficienti. Con la rete velocissima del 5G e l'internet delle cose, questa tecnologia sarà sempre più ricercata. Oggi i centri-dati del cloud sono sempre situati in località segrete e ubicati spesso in Paesi freddi come l'Islanda o la Groenlandia per compensare l'enorme calore che sviluppano.


In Italia il governo si è già mosso: entro luglio scadono i primi due bandi per fornitura di servizi cloud della Consip, la stazione appaltante dello Stato. Il primo vale 550 milioni di euro, il secondo 1,2 miliardi. Dato il vincolo dello Stato di mantenere i suoi dati sul territorio nazionale, non sorprende che le tre Big Tech americane stiano costruendo in fretta capacità di cloud in Italia. In aprile Amazon ha lanciato tre centri-dati in Lombardia, un investimento da varie centinaia di milioni. In maggio Microsoft ha annunciato la costruzione di cloud in Italia per 1,5 miliardi di dollari, in alleanza con Poste. E giorni fa Google ha fatto lo stesso per poco meno di un miliardo, in cordata con Tim.


Non tutto però è semplice, in primo luogo perché non è chiaro chi in Italia deciderà a chi affidare contratti dai chiari risvolti geopolitici. Si tratta infatti di scegliere fra colossi americani operativi subito e opzioni europee oggi solo agli albori. Francia e Germania stanno lanciando Gaia-X, un consorzio per un cloud europeo aperto anche all'Italia. Voltare le spalle a Parigi e Berlino, magari finanziando il contratto di una Big Tech americana con gli aiuti del Recovery Fund europeo, non sarebbe compreso in Europa. Si pone poi un tema di tutela dei dati: di recente il Supervisore europeo per la protezione dei dati ha duramente criticato l'accordo fra Microsoft e le istituzioni europee.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

40

miliardi
di dollari.
Il fatturato realizzato da Amazon web service, focalizzata sull'archivia-zione dei dati sui suoi cloud


Foto:

Il confronto Da sinistra, Sundar Pichai, ceo
di Google e il fondatore
di Amazon, Jeff Bezos