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11/12/2018

L ‘ ordine dei boss per evitare guai: «Chiedete il pizzo dove siete sicuri»

Giornale di Sicilia

La lott a a C o sa no stra
Annatelli, Badagliacca e le nuove direttive: «È finito il rispetto, que sti ci ridono in faccia» Discorso... funebre La conversazione nei locali di un ' impre sa: «Non è il fatto dei soldi ma dell ' educ azione»
Sandra Figliuolo «No! Non dobbiamo fare più niente!». Bast a estorsioni, questo è l ' ordine che sarebbe arrivato qualche mese fa dal vert ice del mandamen to di Pagliarelli, come emerge dal fermo dei carabinieri «Cupola 2.0». Troppi imprenditori «sbirri», t roppa repressione, t roppo pericoloso. Una decisione che ha quasi dell ' incredibile, visto che con il pizzo Cosa nost ra impone sopratt utto il suo cont rollo sul territorio. E, infatt i, i boss di corso Calat afimi e di Rocca-Mezzomonreale, Filippo Annatelli e Gioacchino Badagliacca, il 29 maggio scorso - quasi in concomit anza con la riunione della nuova Cupola - discutevano proprio dell ' assurdit à di quest a scelt a, concludendo che «quest i, arrivano, mont ano, t i guardano in faccia, ri d o n o ... a t ipo se ne st anno fottend o ... Ed è andat a a finire qua, a t ipo ... non c ' è più rispetto ... ci è finito il rispetto». Perché il pizzo, per loro, è una quest ione di «buona educazione». I due ragionavano quindi sul modo di eludere l ' ordine ricevuto, pensando di avvicinare solo gli imprenditori di cui potevano fidarsi, ma a quel punto convenivano che paradossalmente - avrebbero penalizzato proprio quelli «vicini», lasciando gli est ranei lavorare libera mente. Il dato inquiet ante che emerge dalla loro discussione - e che è forse la chiave di volt a per la lott a al racket - è che comunque «è rarissimo che una persona che t i conosce e ci t iene, fa un lavoro senza farlo sapere». L ' incont ro t ra i due boss avviene in un ' impresa funebre. «Certe volte - diceva Badagliacca - io vedo per esempio pont i cunzat i (mont at i, nd r ), cose ... non è il fatto dei soldi, è avere la buona educazione ... » e concludeva la frase Annatelli: « ... di venire a dirlo!». Riprendeva Badagliacca: «Pure che viene quello e mi dice: " Sai devo fare ..." , ma " vuscat i u pa n i ! "... poi quello vuole fare un pensiero, senza dirgli niente ... se non lo vuole fare, niente ... certo se uno lo fa di sua spont anea volont à non è che ci dici no!». Ma Annatelli sollevava dei dubbi: «Nemmeno va do a guardare (chi sono gli imprenditori, nd r ), perché ad un certo punto che ci dobbiamo andare a fare noi, una volt a che lo sappiamo, che dobbiamo fare? Ci dobbiamo andare o non ci dobbiamo andare? Noialt ri dobbiamo sapere se le cose le dobbiamo fare o non le dobbia mo fare! Ma non per andare a domandarci p i cc i u l i ... ». Badagliacca sottolineava che lo stop alle estorsioni non gli piaceva: «Lo sai, io quest a cosa non la condivido ... ». I due quindi abbozzavano una st rategia per aggirare le disposizioni ricevute dall ' alto, pensando di avvicinare solo gli imprenditori che conoscevano. «Se c ' ho una cert a amicizia, io u annag ghiu (lo rint raccio, nd r )», diceva Annatelli, ma se «non sappiamo chi è ... Se è sbirro o non è sbirro? O ci andiamo diversa mente, ci andiamo e facciamo quello che dobbiamo fare e lo facciamo correre per vedere dove va a finire ... per dirci: " Non è a so casa, arrivò e mo n tò " !». Badagliacca era scett ico, t anto da pensare di non chiedere proprio più il pizzo: «Allora io quel lo che pensavo come ragionamento, a me non mi viene più manco di dirgli niente a nessuno. Perché va a finire che a quello glielo dico, a questo non glielo dico, ed allora quelli di fuori si fanno i fatt i loro e quelli ... ». Qui il boss di corso Calat afimi rimarcava che «però c ' è da premettere pure che il caso è raro, che una persona che t i conosce e ci t iene, fa un lavoro senza farlo sapere, è rariss i m o ... ». Comunque Annatelli ricordava all ' alt ro l ' ordine e come quella decisione presa dai vert ici dell ' o rg a n i z zazione gli impedisse di agire come avrebbe voluto: «Quando dice: " No! Non dobbiamo fare più niente ..." quando c ' era, ponte cunzat u ed ai tempi mi disse: " Non devi fare ..." ma io, più che alt ro per capire ... ». Che l ' ordine fosse però molto sensato lo dimost ra il passaggio successivo, quando Annatelli raccont a del suo processo proprio per estorsione: «Mi hanno condannato a 9 anni per questo discorso, ora in appello vediamo come ... L ' av vo c a t o mi dice: " Il problema è questo (la vitt ima, nd r ), credono a questo ..." . Credono a lui, ora questo siccome st a male combinato, dovrebbe dire: " Ma io mi sono invent ato queste cose perché sono fallito " ». ( * SA F I * ) Estorsione a Gennuso, il pm: 10 anni a Vernengo l Sapeva con chi avrebbe avuto a che fare o non lo sapeva, Pippo Gennuso, prima di rilevare il bingo di via Villagrazia? Per l ' accusa poco cambia e il pm Francesca Mazzocco chiede le condanne di Cosimo Vernengo, a 10 anni, e di Paola Durante a 7. Sentenza prevista nei prossimi giorni, dopo l ' arringa dell ' avvocato Rosalba Di Gregorio, mentre ha già parlato il legale della Durante, l ' av vo c at o Michele Calantropo. Puntando a smontare l ' attendibilità del deputato regionale dell ' Udc, snodo centrale di un processo controverso, e del figlio Riccardo. Loro, che sono di Rosolini, avrebbero dovuto sottostare alle estorsioni legate alla gestione «esterna» - non consentita dalla legge - del bar interno alla sala giochi di via Villagrazia: la titolarità deve essere unica, non possono esserci subappalti e invece, nel subentrare, Gennuso avrebbe trovato di fatto la Durante per conto di Vernengo e del fratello Giorgio (giudicato a parte). Sebbene fosse in difetto, Vernengo - condannato all ' ergastolo per via D ' Amelio e poi scagionato, come gli altri accusati dal falso pentito Vincenzo Scarantino - avrebbe preteso soldi per uscire da lì: 50 mila euro, seimila pagati. E avrebbe pure messo su un sistema di false fatture, emesse da imprese compiacenti, per giustificare pretese a titolo risarcitorio, dai Gennuso. Era stato proprio Giuseppe Gennuso a far venire fuori il caso, dopo che il giornalista delle Iene Ismaele La Vardera aveva svolto indagini, ascoltando il parlamentare e registrando audio dentro il locale, che gli avrebbero confermato le infiltrazioni mafiose nella gestione del bar. Il materiale era stato poi utilizzato dai carabinieri del Ros, contro i figli di Pietro Vernengo, anziano boss all ' ergastolo, già capo della famiglia di Santa Maria di Gesù. Tra coloro che avrebbero avanzato pretese (anche con l ' assunzione di una nipote) il boss della Guadagna Salvatore Profeta, morto nei mesi scorsi. R. AR.Mafia e affari. France sco Colletti, a capo della famiglia di Villabate
Rubens D ' Agostino Salvatore Sorrentino Michele Grasso

Foto: Cupola 2.0. il boss di corso C alat afimi, Filippo Annatelli