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05/05/2020

L ‘ altro fattore C

Il Foglio

Si fa presto a dire Genova. Perché il termometro per misurare la ripresa italiana passa da una metro a Roma
Roma. Il governo stanzia, e d ' urgenza, quattrocento miliardi di euro per le imprese. Un ufficio comunale, con il suo silenzio, da cinquanta giorni, congela un ' opera co stata tre. " Le fotografie dell ' Italia sono due. Una è quella del ponte ricostruito a Genova e l ' altra quella dell ' escavatrice seppellita a Roma, sotto piazza Venezia, dove la metro C è incredibilmente ferma " dice Pietro Sali ni, amministratore delegato di Salini-Impregilo. In meno di due anni, seguendo le norme comunitarie, si è realizzato il più importante esempio di modernità e ingegneria. In quindici anni, inseguendo le delibere di ministeri e comune, non si è riusciti ancora a completare un ' infrastruttura da paese avanzato. E ' vero che dobbiamo risor gere, ma come si può risorgere, e se lo chiede Alessandro Pajno, ex presidente del Consiglio di stato, se non " cambiamo i no stri guasti e le nostre tare " ? Mancano solo 240 metri di sottosuolo per mettere in collegamento via dei Fori Imperiali e piazza Venezia e non sono questi il vero ostacolo, ma un ufficio comunale che si chiama " mobili tà " e la giunta di Virginia Raggi che non lo muove. Non sono altro che i tempi lunghi, " una cappa e un reticolo opprimente di vin coli " , che per Luca Cordero di Montezemo lo ci condannavano prima ma che ci danneranno dopo se " non si sburocratizza " . Le chiamano " variabili indipendenti " e inci dono per il cinquantasei per cento sulla durata di un cantiere e non hanno niente a che fare con la malasorte. Metà del tempo non serve a progettare e a edificare, ma viene consumato, e dunque anche denaro, in uno dei tanti uffici dell ' amministrazione cen trale e periferica. " Ed è già molto se un gior no, alla fine di tutto, sempre se ci sarà una fine, le imprese perdenti non faranno ricorso " avvisa Maurizio Maresca, professore di Diritto comunitario a Udine e dell ' opinione che in Italia si è assemblato lo spavento perfetto: un decreto che rende intricato quanto l ' Europa aveva reso semplice. Si tratta del decreto 50/2016 e doveva limitarsi a recepire il nuovo codice degli appalti comunitario. (Caruso segue a pagina quattro) (segue dalla prima pagina) " E invece si è pensato bene di aggiungere qualcosa di autoctono e di generare una mostruosità di regole " continua il professore. A Genova, e lo ha chiarito il sindaco Marco Bucci, si è avuta una solo deroga: si è lasciata la possibilità di seguire il codice europeo. A Roma, l ' appalto di questa metropolitana se lo è aggiudicato un ' associazione di impre se che ha preso il nome di Consorzio Metro C. Ne fa parte la Astaldi da poco acquistata dal gruppo Salini-Impregilo che a Genova ha sollevato l ' ultima parte di impalcato, quell ' impalcato che ha entusiasmato Giu seppe Conte: " E ' questa l ' Italia che sa rial zarsi " . E infatti, da cinquanta giorni, qua ranta operai si alzano e continuano ad andare in cantiere per tenere accese due talpe che non possono scavare, ma che non possono neppure essere spente. Prima ancora del proliferare dell ' epidemia, il Consorzio si è dotato di un protocollo di sicurezza rigoroso che ha scongiurato qualsiasi contagio. Insomma, non si può dare la colpa al virus. " Possiamo andare avanti, anzi, andiamo avanti, ma rimanendo fermi " dice un dipen dente del cantiere a cui viene rilevata la temperatura. Sui social è nato anche un gruppo che si chiama " Salviamo la Metro C " e lo animano designer, architetti come Fe derico Scaroni il quale conferma che, per la prima volta, l ' impossibile è stato possibile: " Ci sono perfino i soldi " . Con una delibera Cipe del 20 dicembre 2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 12 marzo 2020, sono stati aggiunti i dieci milioni necessari per proseguire con l ' opera di scavo. Qual è allora l ' im pedimento? Una legge stabilisce che l ' atto amministrativo, quello che autorizza i lavori, deve essere firmato dal soggetto aggiudicatore che non è altro che il comune di Roma. Dal 12 marzo, il Consorzio lo ha richiesto con due istanze. La prima risale al 19 marzo e denuncia " l ' ingiustificata inerzia dell ' am ministrazione nel compimento degli atti necessari " . Quello che la giunta non dice, ma che in Campidoglio tutti confidano, è che un ' infrastruttura da tre miliardi si è fermata perché la delibera non è stata scritta correttamente. Il 25 marzo, il Consorzio si è rivolto ancora al comune di Roma segnalando " l ' i naccettabilità di tale condotta " . Abbiamo provato anche noi a rivolgerci all ' assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese. Ha suggerito di guardare la sua pagina Facebook che " è piena di dichiarazioni " . E ' solamente il caso zero, nient ' altro che un tampone che raccon ta l ' altra pandemia e che non fa altro che esplicitare quanto ripete Ennio Doris: " La capacità di recupero dell ' economia corri sponderà alla rapidità degli interventi " . Non è dalle sirene di Genova che si dovrà ripartire, ma da questo silenzio, dal modello Roma-Italia, che si deve cominciare. Carmelo Caruso