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04/12/2019

Killer tra la gente la paura di Belmonte

La Repubblica - Salvo Palazzolo

Il reportage
Di buon mattino, c'è anche il sindaco Salvo Pizzo con gli operai che stanno sistemando gli alberi del corso principale di Belmonte, lì dove i killer sono tornati a scorrazzare. «Qui, tutti hanno paura di un drammatico ritorno a vent'anni fa - sussurra il primo cittadino - però, non possiamo arrenderci alla violenza, ecco perché oggi sono sceso in strada anche io, per parlare con i miei concittadini». Ma alle dieci del mattino c'è davvero poca gente in via Kennedy. ● a pagina 7 Di buon mattino, c'è anche il sindaco Salvo Pizzo con gli operai che stanno sistemando gli alberi del corso principale di Belmonte, lì dove i killer sono tornati a scorrazzare.
«Qui, tutti hanno paura di un drammatico ritorno a vent'anni fa - sussurra il primo cittadino - però, non possiamo arrenderci alla violenza, ecco perché oggi sono sceso in strada anche io, per parlare con i miei concittadini». Ma alle dieci del mattino c'è davvero poca gente in via Kennedy. Lunedì pomeriggio, intorno alle 18.10, due killer a bordo di uno scooter hanno sparato all'impazzata contro la Bmw dell'imprenditore edile Giuseppe Benigno. Hanno sparato in mezzo alla gente che passeggiava, che entrava nei negozi: 9 colpi, ma solo due sono andati a segno, attraversando la spalla della vittima predestinata. Un miracolo o soltanto dei killer inesperti? Di sicuro, questo è il terzo episodio di sangue nel giro di un anno: il 10 gennaio, è stato ucciso Vincenzo Greco, il genero del boss Casella; l'8 maggio, i sicari hanno freddato il commercialista Antonio Di Liberto.
Il sindaco rassicura i belmontesi, ma anche lui vorrebbe essere rassicurato: «Attendo che le istituzioni competenti mi dicano cosa sta succedendo», dice. «C'è una comunità che ha paura», il primo cittadino non usa mezzi termini. Qui, tutti ricordano quando vent'anni fa c'era il coprifuoco alle quattro e mezza del pomeriggio: io ero bambino, mia madre mi metteva in guardia, meglio non uscire da casa dopo una certa ora, perché si rischiava di essere colpiti dai proiettili dei killer».
Erano i giorni della vecchia faida che ha insanguinato la Cosa nostra di questa parte di provincia palermitana. Da una parte i Casella, dall'altra gli Spera-Tumminia. E torna ancora una volta la parola "paura" nel ragionamento del sindaco. «Paura che possa scapparci una vittima innocente». Lunedì sera, i killer non hanno neanche atteso la chiusura dei negozi, avevano fretta di sparare a Benigno, ufficialmente incensurato, in realtà aveva più volte accompagnato il capomafia del paese, Filippo Bisconti, che appena diventato collaboratore di giustizia, a gennaio, disse ai magistrati del pool di Palermo coordinati dal procuratore aggiunto Salvo De Luca: «Io ho cercato di rendere il clima più sereno fra i Casella e gli antagonisti Spera-Tumminia, ho cercato di calmare gli animi». Appena Bisconti ha saltato il fosso, i killer sono tornati a sparare. Ma è davvero il ritorno della faida? O qualcuno vuole conquistare la poltrona del mandamento rimasta vacante? Magari, non c'è un unico movente dietro la scia di sangue.
I carabinieri del Reparto Operativo cercano il filo rosso che possa legare i delitti di Belmonte. Ma, al momento, solo i primi due omicidi sembrano avere una dinamica simile, anche se Greco è stato ucciso con una calibro 9, Di Liberto con un fucile.
Per Benigno, invece, i killer hanno scelto una strada in centro, la più trafficata, e non la campagna. Poi, hanno sparato più colpi. Inesperienza, oppure volevano caricare il gesto di una valenza simbolica? I carabinieri hanno acquisito le immagini di alcune telecamere, per provare a individuare una traccia.
Ma, intanto, torna la parola "paura". «Vogliamo più sicurezza - ripete il sindaco Pizzo - vogliamo sentire lo Stato più vicino». Presto si farà un consiglio comunale straordinario per discutere della situazione. Ma, al momento, non c'è alcuna proposta di mobilitazione. Forse, anche questo è un segno del clima che si respira in paese.
«La gente si trova schiacciata in questo clima di paura», ribadisce Franco La Barbera, storico esponente di Rifondazione Comunista di Belmonte, segretario della Cgil medici dell'ospedale Civico. «Mi spiace che anche le istituzioni siano rimaste in silenzio: dalla politica alla Chiesa, nessuno ha detto parole chiare contro questa ondata di violenza. E di certo non può essere il singolo a schierarsi, tutta la comunità dovrebbe mobilitarsi. Non solo la comunità di Belmonte, perché quello che sta accadendo nel nostro territorio riguarda tutti i siciliani: se la mafia rialza la testa, e lo fa in modo così eclatante, non può essere affare di un solo paese».
Ma quali interessi sono davvero in gioco a Belmonte Mezzagno? Al momento, non ci sono appalti e subappalti. «Il Comune si limita a gestire l'ordinario - spiega il sindaco - siamo prossimi al dissesto». Eppure di soldi ne circolano tanti in questa parte della provincia di Palermo. I fascicoli trovati nello studio del commercialista Di Liberto raccontano di una rete di società impegnate in vari settori, dall'edilizia ai trasporti, molti incassano anche fondi pubblici. Belmonte resta una "terra di mezzo", fra la città e l'entroterra, dove si incontrano mafiosi anche di altri mandamenti. Così, l'ultimo capo riconosciuto, Filippo Bisconti, era uomo di grandi relazioni. L'imprenditore ferito ha detto di non sapere molto di quel suo amico arrestato, ha detto anche di non avere riconosciuto i killer.
Sembra il copione di una storia avvenuta vent'anni fa.
kIl pentito Filippo Bisconti Tre episodi in un anno Dopo il pentimento la lunga scia di sangue
Filippo Bisconti, il capo del mandamento mafioso di Belmonte arrestato all'inizio di dicembre: ha poi scelto di collaborare con la giustizia. A gennaio, mentre Bisconti stava facendo le prime dichiarazioni ai pm di, è stato ucciso Vincenzo Greco kIl delitto Il cadavere di Greco kIl pentito Francesco Colletti

Foto: kI rilievi Il sopralluogo dei militari della sezione Investigazioni scientifiche