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06/07/2019

Iter trasparenti come strumento di lotta alla corruzione

Guida al Diritto - Anna Corrado

Giurisprudenza / Pubblica amministrazione
La questione al centro della decisione, sia di primo grado che del giudice di appello, ha riguardato la individuazione dei limiti "operativi" introdotti dal comma 3 dell'articolo 5­ bis , individuati come assoluti, e cioè quali limiti al ricorrere dei quali alcuna ostensione è dovuta e alcun bilanciamento va fatto dalle amministrazioni per consentire l'accesso.
Consiglio di Stato ­ Sezione III Sentenza 30 maggio­5 giugno 2019 n. 3780 il commento All'indomani dell'entrata in vigore del Dlgs 97/2016 (decreto che ha novellato il cosiddetto decreto Trasparenza n. 33/2013 introducendo nell'ordinamento italiano il diritto di accesso generalizzato), le preoccupazioni della dottrina e degli operatori del diritto per l'introduzione di una novella poco chiara e soprattutto scarsamente coordinata con il quadro normativo preesistente avevano trovato una possibilità di conforto nell'aspettativa dell'intervento "interpretativo" del giudice amministrativo, come la storia dell'accesso documentale ( ex articolo 22 della legge 241/1990) insegna. La sentenza che viene in commento ha, quindi, il pregio di rappresentare una tappa importante di quel percorso giurisprudenziale che si registra negli ultimi due anni, il cui fine ultimo è quello di rendere quanto più concreto e operativo possibile il nuovo diritto a conoscere "liberamente" dei cittadini, rivolto a consentire la partecipazione degli stessi al dibattito pubblico, come voluto dal legislatore. La sentenza pronunciata dalla terza sezione del Consiglio di Stato, n. 3780 dello scorso 5 giugno, impatta, infatti, sulla individuazione dei cosiddetti limiti assoluti a conoscere riferiti all'accesso generalizzato e, in particolare, tocca una delle materie più importanti del sistema giuridico ed economico nazionale, quella degli appalti pubblici. Le questioni in fatto e la disciplina di riferimento La controversia decisa dal giudice di appello prende il via dal ricorso proposto davanti al Tar di Parma da un Consorzio per l'annullamento del diniego dell'istanza di accesso civico generalizzato dallo stesso avanzata per avere accesso agli atti concernenti l'affidamento del servizio di manutenzione e riparazione di tutti gli automezzi in dotazione all'Azienda Usl per il periodo dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015. In particolare, il Consorzio ha chiesto l'ostensione dei seguenti documenti: la documentazione dei singoli atti della procedura, il contratto stipulato con l'aggiudicataria, i preventivi dettagliati, i collaudi, i pagamenti, con la relativa documentazione fiscale dettagliata. Nel respingere il ricorso, il giudice di prime cure aveva ritenuto che ai documenti di cui all'istanza di accesso andava applicata la disciplina "ordinaria" dell'accesso agli atti, di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 241/1990 e ciò in virtù del combinato disposto dell'articolo 53 del Dlgs 50/2016 con l'articolo 5- bis , comma 3, del Dlgs 33/2013. L'articolo 53 del codice degli appalti detta la disciplina speciale in tema di accesso agli atti di gara, con una previsione introduttiva a mente della quale «il diritto di accesso agli atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, ivi comprese le candidature e le offerte, è disciplinato dagli artt. 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241». L'articolo 53 del Dlgs 50/2016 prevede, oltre a un rinvio generale alla legge 241/1990, in tema di accesso documentale, alcune ipotesi specifiche di differimento e di esclusione dal diritto a conoscere le procedure di gara. In particolare, per quanto riguarda le offerte presentate e il procedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta, l'articolo 53, comma 2 dispone che il diritto di accesso è differito fino all'aggiudicazione. Il comma 5 dell'articolo 53, invece, individua le ipotesi in cui è escluso il diritto di accesso e ogni forma di divulgazione con riferimento, in particolare, alle offerte che costituiscono, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell'offerente, segreti tecnici o commerciali (per questa ipotesi è consentito l'accesso al concorrente ai fini della difesa dei propri interessi in giudizio); ai pareri legali acquisiti per la soluzione di liti, potenziali o in atto, relative ai contratti pubblici, alle relazioni riservate del direttore dei lavori, del direttore dell'esecuzione e dell'organo di collaudo sulle domande e sulle riserve del soggetto esecutore del contratto; alle soluzioni tecniche e ai programmi per elaboratore utilizzati dalla stazione appaltante o dal gestore del sistema informatico per le aste elettroniche, ove coperti da diritti di privativa intellettuale. Ai sensi del comma 3 dell'articolo 5- bis del Dlgs n. 33, l'accesso generalizzato invece, «è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'art. 24, comma 1, della l. 241/1990». La questione al centro della decisione, sia di primo grado che del giudice di appello, ha riguardato la individuazione dei limiti "operativi" introdotti dal comma 3 dell'articolo 5- bis , individuati come limiti assoluti, e cioè quali limiti al ricorrere dei quali alcuna ostensione è dovuta e alcun bilanciamento deve essere fatto dalle amministrazioni al fine di consentire l'accesso. È indubbio che il rinvio (per escludere) che la norma fa ai «casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti», poiché ampio e generico, comporta il rischio che lo stesso possa avere una lata applicazione e restringere oltremodo il campo della conoscenza diffusa, che fonda la libertà di informazione voluta dal legislatore. Nell'ambito applicativo della norma (articolo 5bis , comma 3) si inserisce proprio la tematica dell'accesso generalizzato applicato alle procedure di appalti in considerazione del fatto che per le stesse esiste una normativa speciale che ne prevede "condizioni, modalità o limiti". Il rischio che dall'applicazione di questa norma consegua una restrizione della possibilità di conoscere anche con riguardo alle procedure di gara è in verità divenuto subito concreto, come si vedrà a breve dall'esame di alcune pronunce del giudice amministrativo. Il quadro giurisprudenziale In tema di istanze di accesso generalizzato in materia di appalti pubblici negli ultimi tempi si sono formati due diversi orientamenti, dei quali dà conto anche la sentenza di appello in commento. Secondo un primo indirizzo, i documenti afferenti alle procedure di affidamento ed esecuzione di un appalto sono esclusivamente sottoposti alla disciplina di cui all'articolo 53 del Dlgs 50/2016 e pertanto restano esclusi dall'accesso civico cosiddetto generalizzato di cui all'articolo 5, comma 2, del Dlgs 33/2013 (Tar Emilia- Romagna, Parma, n. 197/18; Tar Lombardia, Milano, I, n. 630/19). Secondo un diverso orientamento, dovrebbe invece riconoscersi l'applicabilità della disciplina dell'accesso civico generalizzato anche alla materia degli appalti pubblici (da ultimo, Tar Lombardia, sezione IV, n. 45/2019). Il Tar Marche, con la sentenza n. 677/2018, in merito a una istanza di accesso civico generalizzato rivolta a ottenere «tutta la documentazione afferente alla precedente gara indetta dallo stesso comune nel corso del 2014, al contratto stipulato con la ditta..., ai singoli interventi, ai preventivi dettagliati degli stessi, all'accettazione dei preventivi, ai collaudi ed ai pagamenti con la relativa documentazione fiscale dettagliata...». ha respinto il ricorso tenuto conto che l'istanza era stata proposta in stretta correlazione con la nuova gara indetta dal comune e finalizzata, «non ad un controllo sul perseguimento di funzioni istituzionali o sull'utilizzo di risorse pubbliche, ma ad acquisire informazioni utili con riguardo all'esecuzione del precedente appalto (per esempio, al fine di verificare se la ditta controinteressata - che quasi certamente parteciperà alla nuova selezione - abbia commesso errori professionali gravi, tali da determinarne l'esclusione dalla nuova procedura)». Il Tribunale ha, così, ritenuto che il diritto alla visione ed estrazione di copia della documentazione prodotta in sede di gara doveva essere esercitato secondo la disciplina generale dettata dal Capo V della legge 241 del 1990 la quale richiede, tra l'altro, l'indicazione dello specifico interesse che giustifica l'istanza (articolo 22, comma 1, lettere a e b ). Sul tema si è pronunciato anche il Tar Parma, con la sentenza 18 luglio 2018 n. 197, oggetto dell'appello deciso dal Consiglio di Stato con la pronuncia in commento, che aveva chiarito che la speciale disciplina contenuta nell'articolo 53 del Dlgs 50/2016 in tema di accesso ai documenti delle procedure di gara, deve essere considerata come un caso di esclusione della disciplina dell'accesso civico generalizzato. A questa conclusione il giudice amministrativo giunge in primo luogo in considerazione del tenore letterale dell'articolo 5-bis, comma 3, del Dlgs 33/2013 che esclude l'accesso civico nei casi in cui l'accesso «è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti», per cui l'accesso agli atti delle procedure a evidenza pubblica deve considerarsi assoggettato al rispetto di particolari condizioni e limiti. Sul fronte più squisitamente proprio della ratio della esclusione degli atti delle procedure di affidamento ed esecuzione di contratti pubblici dalle più ampie modalità di accesso previste dal Dlgs 33/2013, sia il Tribunale marchigiano che quello emiliano hanno ritenuto comunque giustificata la scelta del legislatore volta a sottrarre la documentazione di gara e post-gara all'accesso da parte di soggetti non qualificati. Tali atti, infatti, sono «formati e depositati all'interno di una disciplina del tutto speciale e a sé stante. Si tratta di un complesso normativo chiuso, in quanto espressione di precise direttive europee volte alla massima tutela del principio di concorrenza e trasparenza negli affidamenti pubblici, che dunque attrae a sé anche la regolamentazione dell'accesso agli atti connessi alle specifiche procedure espletate... Invero, si tratta pur sempre di documentazione che, da un lato, subisce un forte e penetrante controllo pubblicistico da parte di soggetti istituzionalmente preposti alla specifica vigilanza di settore (Anac), e, dall'altro, coinvolge interessi privati di natura economica e imprenditoriale di per sé sensibili (e quindi astrattamente riconducibili alla causa di esclusione di cui al comma 2, lett. c) , dell'art. 5- bis del d.lgs. 33/2013), specie quando tali interessi, dopo l'aggiudicazione, vanno a porsi su di un piano pari ordinato - assumendo la connotazione di veri e propri diritti soggettivi - rispetto a quelli della stazione committente». In favore della tesi favorevole alla conoscenza degli atti della procedura di gara si deve considerare la già ricordata sentenza del Tar Lombardia, Milano, n. 45/2019 secondo cui il cosiddetto accesso civico generalizzato si applica anche ai procedimenti di appalto delle pubbliche amministrazioni di cui al vigente Dlgs 50/2016. In particolare, secondo il tribunale milanese, le «condizioni, modalità o limiti», di cui all'articolo 5bis del comma 3 del Dlgs 33/2013, «devono in generale essere correlati sia al principio generale di trasparenza, quale affermato all'art. 1 dello stesso d. lgs. 50/2016, sia al fatto che essi sono coordinati, nell'ambito della stessa previsione a "divieti d'accesso", e non a restrizioni di minor rilievo: la disciplina di cui al citato D.Lgs. 33/2013 costituisce insomma la regola generale e le eccezioni alla medesima devono essere interpretate restrittivamente, per evitare la sostanziale vanificazione dell'intendimento del legislatore di garantire l'accesso civico». Secondo le considerazioni del tribunale meneghino, la disciplina dell'accesso agli atti in materia di appalti si rinviene nell'articolo 53 del codice dei contratti pubblici, il quale però al primo comma richiama espressamente la legge n. 241/1990, salvo introdurre nei commi successivi una serie di prescrizioni riguardanti invero essenzialmente il differimento dell'accesso in corso di gara, senza quindi che possa sostenersi che si configuri una speciale disciplina, realmente derogatoria di quella di ordine generale della legge 241/1990 e tale da escludere definitivamente l'accesso civico: questo potrà essere in subiecta materia temporalmente vietato, negli stessi limiti in cui ciò avviene per i partecipanti alla gara, e dunque fino a che questa non sarà terminata, ma non escluso definitivamente, se non in base ai limiti prescritti. Sempre in tema di accesso generalizzato consentito in tema di appalti, vale qui richiamare altra pronuncia del giudice amministrativo, idonea anche a fare luce sulle effettive potenzialità dell'istituto dell'accesso civico al fine di esercitare un controllo diffuso da parte dei cittadini. Con la sentenza n. 6028/2017 il Tar Campania, sede di Napoli, ha infatti accolto il ricorso proposto da una società partecipante a una procedura di gara la quale ha chiesto all'amministrazione di visionare ed estrarre copia degli atti della direzione dei lavori e/o del Rup, da cui poteva evincersi se l'appaltatore avesse posto in opera, nel realizzare i lavori di cui al contratto, i tubi offerti in sede di gara. La ricorrente, infatti, si era posizionata seconda in ragione della componente tecnica dell'offerta dell'aggiudicataria caratterizzata dall'utilizzo e posa in opera di tubi di un particolare materiale (ritenuti, comunque, dalla ricorrente di difficile, se non impossibile, reperimento sul mercato). Avendo avuto il dubbio sulla reale posa in opera di tali tubi, la ricorrente ha chiesto, a fine lavori, all'ente di visionare gli atti da cui emergeva l'utilizzo dei detti materiali. Secondo l'avviso del giudice, la domanda andava accolta in quanto la ricorrente chiedeva di conoscere solo se erano stati posti in opera i tubi le cui qualità erano state descritte in sede di gara e quindi erano note (tubi promessi con l'offerta). L'amministrazione, in esito al detto accoglimento, avrebbe dovuto, quindi, solo consentire l'accesso al documento nel quale risultava contenuta tale informazione, senza rivelare eventuali canali di approvvigionamento o condizioni che l'impresa aggiudicataria era riuscita a ottenere rispetto alla fornitura dei medesimi tubi (esigenze di protezione che consentivano, secondo la controinteressata, di limitare l'accesso). Il giudice amministrativo ha, poi precisato in sentenza che «... l'accesso civico generalizzato (a differenza dell'accesso ordinario) ha ad oggetto non solo documenti ma anche meri "dati e informazioni". Entro questi limiti (e il Comune dovrà eventualmente oscurare gli atti dai quali possano evincersi le particolari modalità di approvvigionamento dei tubi e le condizioni economiche ottenute dalla controinteressata) non si ravvisa alcun confliggente interesse economico e commerciale che possa subire un pregiudizio dalla conoscenza dell'informazione in questione». La disciplina dell'accesso generalizzato e i suoi limiti La sentenza del Consiglio di Stato in esame affronta la questione della applicabilità dell'istituto dell'accesso generalizzato alla materia degli appalti e se la stessa deve essere assoggettata ai limiti assoluti di cui all'articolo 5- bis , comma 3, del Dlgs 33/2013. In via introduttiva va ricordato che l'accesso civico generalizzato è stato introdotto in Italia sulla base della delega di cui all'articolo 7, comma 1, lettera h) della legge Madia (legge 124/2015), a opera dell'articolo 6 del Dlgs 25 maggio 2016 n. 97 che ha novellato l'articolo 5 del decreto trasparenza (Dlgs 33/2013). L'ampio diritto all'informazione e alla trasparenza dell'attività delle amministrazioni di cui al decreto 33/2013 resta temperato solo dalla necessità di garantire le esigenze di riservatezza, di segretezza e di tutela di determinati interessi pubblici e privati (come elencati nell'articolo 5- bis del Dlgs 33/2013, commi 1 e 2) che diventano l'eccezione, alla stregua degli ordinamenti caratterizzati dal modello Foia. Nonostante alcuni punti di contatto di tipo "testuale" tra la disciplina in tema di accesso ai documenti (legge 241/1990) e quella riferita all'accesso civico generalizzato (Dlgs 33/2013), quest'ultimo si pone su un piano diverso rispetto all'accesso documentale, che rimane caratterizzato da un rapporto qualificato del richiedente con i documenti che si intendono conoscere, derivante proprio dalla titolarità in capo al soggetto richiedente di una posizione giuridica qualificata tutelata dall'ordinamento (cfr. Tar Campania Napoli, n. 2486/2019). Il nuovo accesso civico, che attiene alla cura dei beni comuni a fini d'interesse generale, si affianca, senza sovrapposizioni, alle forme di pubblicazione on line del 2013 e all'accesso agli atti amministrativi del 1990, consentendo, del tutto coerentemente con la ratio che lo ha ispirato (e che lo differenzia dall'accesso qualificato previsto dalla legge generale sul procedimento), l'accesso alla generalità degli atti e delle informazioni, senza onere di motivazione, a tutti i cittadini singoli e associati, in guisa da far assurgere la trasparenza a condizione indispensabile per favorire il coinvolgimento dei cittadini nella cura della "cosa pubblica", oltreché mezzo per contrastare ogni ipotesi di corruzione e per garantire l'imparzialità e il buon andamento dell'Amministrazione (cfr. Consiglio di Stato, sezione III, 6 marzo 2019 n. 1546). L'articolo 5, comma 2 del decreto 33/2013 consente ai cittadini di accedere a dati e documenti (detenuti dalle Amministrazioni) "ulteriori" rispetto a quelli oggetto di pubblicazione, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati individuati all'articolo 5- bis del decreto, conoscenza che deve portare a favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico. Tale controllo è, quindi, funzionale a consentire la partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico e finalizzato ad assicurare un diritto a conoscere in piena libertà anche dati "ulteriori" e cioè diversi da quelli pubblicati, naturalmente senza travalicare i limiti previsti dal legislatore e posti a tutela di eventuali interessi pubblici o privati che potrebbero confliggere con la volontà di conoscere espressa dal cittadino. Per facilitare il raggiungimento di tale obiettivo la disciplina prevista per l'accesso civico generalizzato dispone che questo non sia sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente; l'istanza non deve essere motivata; deve esclusivamente limitarsi a indicare i dati, le informazioni o i documenti che si intendono conoscere. La disciplina dell'accesso civico generalizzato, avendo l'istituto ambiti di applicazione molto estesi in quanto riferito ai dati, alle informazioni e ai documenti inerenti l'attività e l'organizzazione delle amministrazioni, non poteva non prevedere anche una serie di limiti cui lo stesso è sottoposto, in ragione degli interessi pubblici e privati che devono essere necessariamente salvaguardati. L'articolo 5- bis , comma 1, individua i limiti da applicare alle richieste di accesso civico generalizzato, prevedendo che detto accesso deve essere rifiutato se il diniego è necessario per evitare un "pregiudizio concreto" alla tutela di uno dei seguenti interessi pubblici, allorquando cioè il diritto a conoscere possa pregiudicare la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, le relazioni internazionali, la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato, la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento, il regolare svolgimento di attività ispettive. Ancora, ai sensi dell'articolo 5bis , comma 2, l'accesso generalizzato deve essere negato se ciò risulti necessario per evitare un "pregiudizio concreto" alla tutela di uno dei seguenti interessi privati, quali la protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia, la libertà e la segretezza della corrispondenza e gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali. L'articolo 5- bis , comma 3 prevede infine che il diritto di accesso generalizzato è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990. Le motivazioni della sentenza Il Consiglio di Stato nella controversia decisa con la sentenza n. 3780/2019 ha posto la sua attenzione sui limiti a conoscere, attraverso l'istituto dell'accesso generalizzato, dati e documenti riguardanti le procedure di gara. In particolare, ha interpretato le norme che vengono in rilievo, l'articolo 53 del Codice appalti e l'articolo 5- bis del decreto trasparenza, al fine di verificare se in tema di appalti pubblici il rispetto «di condizioni, modalità o limiti» riguarda tutte le procedure e ogni fase delle stesse oppure no. Il giudice di appello ha, quindi, preliminarmente chiarito che il legislatore nel limitare tale diritto a "specifiche condizioni, modalità e limiti" non ha voluto escludere l'intera materia dei contratti pubblici dalla disciplina dell'accesso civico generalizzato, disciplina che mira a garantire il rispetto del principio di trasparenza ricavabile direttamente dalla Costituzione. Le materie sottratte all'accesso generalizzato sono solo quelle espressamente previste dal legislatore mentre, per il resto, attraverso il richiamo a «condizioni, modalità o limiti», possono solo individuarsi dei casi di sottrazione all'accesso in cui l'accesso generalizzato è appunto limitato (ad esempio ipotesi di differimento ovvero di segretezza). Il rinvio che si fa nell'ambito dell'articolo 53 del Dlgs 50/2016 alla legge 241/1990 in tema di accesso documentale, non significa, quindi, che in tema di procedure di appalti gli atti e documenti sono conoscibili solo a condizione che sussistono i presupposti dell'accesso documentale. Condivisibilmente, la sentenza del giudice di appello ha, invece, stabilito che «Proprio con riferimento alle procedure di appalto, la possibilità di accesso civico, una volta che la gara sia conclusa e viene perciò meno la tutela della " par condicio " dei concorrenti, non risponde soltanto ai canoni generali di «controllo diffuso sul perseguimento dei compiti istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche» (articolo 5, comma 2, del Dlgs n. 33). Vi è infatti, a rafforzare in materia l'ammissibilità dell'accesso civico, una esigenza specifica e più volte riaffermata nell'ordinamento statale ed europeo, e cioè il perseguimento di procedure di appalto trasparenti anche come strumento di prevenzione e contrasto della corruzione. Il giudice di appello ha, quindi, affermato il diritto ad accedere agli atti della procedura di appalto del soggetto che non vi ha partecipato ritenendo che vanno evitati, così, i tentativi di "opaca schermatura" e cioè l'affermazione di circostanze gravose per negare, non dimostrate (asserita "voluminosità" della documentazione di gara, riferimento a disagi e lunghe tempistiche per l'ostensione). Al richiedente va assicurata l'esibizione della documentazione amministrativa e contabile richiesta, incluse le fatture pagate all'aggiudicatario, mentre resta esclusa qualsiasi compromissione di segreti del processo industriale della società che esegue l'appalto. Anche gli importi liquidati all'esecutore dell'appalto, poiché si tratta di dati che devono essere resi pubblici dalle stazioni appaltanti, devono ritenersi ostensibili così come i documenti contabili da cui si ricavano gli importi stessi. Resta, ovviamente, la cautela che l'Amministrazione dovrà esercitare con specifico riferimento alla "documentazione fiscale" della società aggiudicataria, avendo riguardo l'ostensione consentita soltanto alla documentazione - inclusa quella fiscale - strettamente relativa alla procedura di gara per cui è richiesto l'accesso civico, e alla esecuzione dell'appalto affidata al Consorzio aggiudicatario. Ciò che in conclusione, anche nella materia degli appalti, non va tralasciato di considerare è che l'accesso generalizzato risulta uno strumento posto per realizzare trasparenza, partecipazione e accountability e che i limiti allo stesso sono solo quelli previsti espressamente dal legislatore, con i commi 1 e 2 dell'articolo 5- bis del Dlgs 33/2013 e con le discipline speciali (nel caso che interessa con il riferimento all'articolo 53 del Dlgs 50/2016). •

Foto: Il comma 5 dell'articolo 53 individua le ipotesi in cui è escluso il diritto di accesso, in particolare, alle offerte


Foto: Per il Tar Milano n. 456/2019 il Foia si applica anche ai procedimenti di appalto delle Pa


Foto: Il diritto alla trasparenza di cui al decreto 33/2013 resta temperato solo per garantire esigenze di segretezza


Foto: Il Consiglio di Stato ha posto la sua attenzione sui limiti a conoscere dati e documenti riguardanti le gare


Foto: Anche gli importi liquidati all'esecutore dell'appalto devono ritenersi ostensibili