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22/05/2020

«Iter più rapidi e lotta alle mafie non sono affatto contrapposti»

Il Piccolo di Trieste - Francesco Grignetti

Il superprocuratore Antimafia, Federico Cafiero De Raho: «Conciliabili tempi brevi e controlli Applichiamo lo schema che è già stato usato nella ricostruzione delle aree terremotate»
L'INTERVISTAFrancesco GrignettiÈ indispensabile vigilare sulle infiltrazioni mafiose e sul malaffare, ma guai se il motore dell'economia andasse in stallo con la conseguenza che le mafie, allora sì, banchetterebbero sui resti dell'Italia. Il superprocuratore Antimafia, Federico Cafiero De Raho, non critica a priori una sospensione temporanea del codice degli appalti, come si sta pensando a palazzo Chigi in queste ore e come anticipato ieri da La Stampa. «Nella ricostruzione nelle aree terremotate, si dimostra come si possono conciliare rapidità degli appalti con l'efficienza dei controlli». Procuratore, il governo pensa a velocizzare la ripresa, sospendendo temporaneamente alcuni obblighi del codice degli appalti. Dalla sua trincea di lotta alla mafia, come la vede? «Guardi, prendiamo ad esempio la concessione dei prestiti alle aziende con garanzia dello Stato: in quel caso si è messo in moto un meccanismo che prevede velocità nell'istruttoria, ma anche verifica del soggetto che ne beneficia. È necessario contemperare gli interessi. Perciò va benissimo la rapidità di accesso alla liquidità, ma accompagnato da verifiche parallele. In pratica, un sistema di controlli che consentono di verificare in tempi ragionevoli se vi sia contiguità alle mafie. Fondamentale è che l'accesso alle liquidità sia tracciato, con conto corrente dedicato, e bonifici per i pagamenti. Aggiungo che il tracciamento è previsto sia nel codice Antimafia che nel codice degli appalti. Un meccanismo del genere non determinerebbe alcun ritardo, ma soltanto la possibilità in qualunque momento di verificare che effettivamente si seguano le regole, ad esempio che non siano intervenuti subappalti senza autorizzazione». Anche lei, insomma, concorda che la cosa peggiore in questa fase sarebbe tenere ferma l'economia? «Importante è che ci sia trasparenza. Penso anch'io che la rapidità della ripresa non dovrà essere scoraggiata, ma si potrà e dovrà accompagnare da verifiche, ad esempio mediante una consultazione della banca dati della nostra Direzione nazionale Antimafia o della Guardia di Finanza. Verifiche che avrebbero un'efficacia anche dissuasiva, perché se un'impresa temesse di essere coinvolta in una verifica che portasse alla luce elementi di contiguità mafiosa, si guarderebbe dal partecipare». Basterà, come punto di equilibrio? «Per la ricostruzione delle aree terremotate ci siamo riusciti con appositi protocolli che consentono alle prefetture, alle procure distrettuali e alla nostra Direzione nazionale Antimafia, di avere conoscenza dei particolari degli appalti. Ciascuno nel proprio ambito può fare gli approfondimenti di competenza. Ritengo che possa essere una soluzione capace di soddisfare da un lato l'urgenza dell'economia e dall'altro l'efficacia delle verifiche». Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha superato indenne le mozioni di sfiducia. Tutto ruota attorno allo scandalo delle scarcerazioni di detenuti mafiosi, che lei stesso ha scoperto quasi per caso il 21 aprile. Con il rientro in carcere dei mafiosi Zagaria e Bonura, però, lo scandalo è superato? «Per ottenere questo risultato sono intervenuti due decreti: il numero 28 del 30 aprile, e il numero 29 del 10 maggio. Il primo ha consentito di intervenire nel procedimento di scarcerazione alle autorità giudiziarie che si sono occupate dei soggetti detenuti. Nel caso di detenuti per reati di mafia o detenuti al 41 bis, la magistratura di sorveglianza deve acquisire il parere delle procure distrettuali che si sono occupate dell'indagine, ossia quelle che hanno sostenuto la posizione processuale fino alla condanna, e quando si tratta di un detenuto al 41 bis anche della direzione nazionale antimafia. Ciò ha consentito di portare alla magistratura di sorveglianza un quadro aggiornato dei collegamenti con la criminalità organizzata ancora attuali. Con il secondo, si impone al giudice di rivalutare le singole posizioni dei detenuti che sono stati posti in detenzione domiciliare». Sembra che il Dap, con i nuovi vertici, stia lavorando con energia diversa da prima ad organizzare l'assistenza sanitaria dentro gli istituti di pena. «Lo stesso decreto legge prevede che l'amministrazione penitenziaria acquisisca informazioni sulla disponibilità di strutture penitenziarie organizzate proprio per l'assistenza sanitaria. Se Bonura o Zagaria rientrano, è perché gli hanno trovato il luogo adatto dove metterlo». Scusi, procuratore, ma non ci potevano pensare prima? «Mhhh. .. In effetti si sarebbe dovuto comunicare al giudice di sorveglianza non soltanto la condizione patologica del detenuto. Se si fosse attualizzato il rischio di ripresa dei collegamenti con i clan, e si fosse spiegato che il detenuto era trattenuto in situazioni che escludono il contagio, probabilmente nessuno l'avrebbe messo in detenzione domiciliare». --© RIPRODUZIONE RISERVATA