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13/06/2019

Italgas rinnova la rete entro il 2025 piano d’investimenti di 4,5 miliardi

Il Mattino

PER IL GRUPPO RICAVI VERSO QUOTA 1,2 MILIARDI DI EURO DIVIDENDO IN CRESCITA ALLO STUDIO NUOVE ACQUISIZIONI
LA STRATEGIA
LONDRA Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, è netto: «Se si desse il via alle gare per la distribuzione del gas, ogni anno si sbloccherebbero 3 miliardi di euro di investimenti e si creerebbero tra i 70.000 e gli 80.000 posti di lavori». Si scontano i gap dei Comuni che rallentano la presentazione dei bandi oppure fanno fatica a gestire gli Atem (ambiti territoriali minimi), le aggregazioni tra enti locali previste dalla liberalizzazione del 2000 proprio per razionalizzare il numero degli operatori, velocizzare l'avvio dei cantieri e migliorare i servizi. Emblematico che su 177 Atem sparsi per tutti il territorio nazionale, soltanto quattro nel 2019 abbiano già messo a gara i servizi. L'Ad di Italgas ha segnalato l'ennesimo ritardo del Belpaese ieri a Londra, presentando alla comunità finanziaria il piano industriale 2019-2025. E sono numeri record: 4,5 miliardi di euro di investimenti, in aumento del 12,5 per cento rispetto al programma precedente, che salirebbero di ulteriori 1,9 miliardi di euro se partissero le gare d'ambito. Due miliardi di euro sono destinati alla manutenzione della rete esistente per la distribuzione di gas verso le case degli italiani, uno per la digitalizzazione dell'infrastruttura istallando i contatori di nuova generazione e mezzo miliardo è infine diretto alla metanizzazione della Sardegna, la regione più arretrata su questo versante. Un trend di spesa che potrebbe portare la partecipata di Cdp reti a conquistare il 45% del mercato dall'attuale 34 ed è retto dall'alta redditività del suo business: per quest'anno previsti ricavi per 1,2 miliardi di euro, con un'ebitda tra gli 840 e 860 milioni e un'ebit tra 460 e 480 milioni. Livelli che permetteranno all'azienda di mantenere l'attuale politica di dividendi, con una remunerazione del 4 per cento all'anno rispetto a quanto concesso nel 2017.
IL PERCORSO
Ma come detto si potrebbe fare di più se soltanto gli Atem sbloccassero le gare d'appalto. «I nuovi gestori - aggiunge Gallo - per rimodernare la rete farebbero opere di scavo, di ripristino dei tubi, metterebbero contatori. Tutti lavori che garantiscono un multiplo di 3,3 punti e aumenterebbero il livello medio degli investimenti e, come abbiamo calcolato, potrebbero portare alla creazione di 70-80.000 posti di lavoro all'anno». L'ad ammette che «organizzare una gara non è facile soprattutto per i piccoli Comuni». Per questo l'azienda nelle sedi opportune - i ministeri competenti come il quello dello Sviluppo e delle Infrastrutture - avrebbe consigliato di introdurre «incentivi per gli enti che mettono a gara i servizi» e di affiancare «le stazioni appaltanti con commissioni ad hoc e strutture ad hoc per facilitare la programmazione e la progettazione dei bandi. Quello che manca per scrivere un piano industriale è una visione di quello che sarà il mondo dell'energia da qui a 12 anni. Grandi ambiti come Milano e Torino ci hanno messo due anni per concludere questo processo». Guardando al futuro Gallo è ottimista, perché nonostante la crisi aumentano i livelli di consumo di gas da parte delle aziende e «va avanti il processo di decarbonizzazione del Paese», come dimostra il fatto che Enel vuole riconvertire gli impianti più inquinanti nel 2025. «Ci aspettiamo - fa sapere - una crescita dell'utile netto compresa tra il 5 e il 7 per cento l'anno nel periodo del piano». L'azienda poi ha previsto una spesa di 350 milioni per le operazioni di acquisizione: si punta «a concludere una decina di deal» sul versante M&A, «dopo averne valutate almeno una quindicina». Al riguardo il manager ha annunciato che impegnerà 15 milioni di euro per consolidare il controllo di Toscana Energia Società entro il 2021. Attesa poi entro la fine del mese una risposta dalla veneta Ascopiave, dopo che Italgas ha proposto una partnership industriale.
Francesco Pacifico
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