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30/11/2019

Isochimica, il funzionario Fs in aula «Non collaudai lo stabilimento»

Il Mattino

FINOCCHI SI DIFENDE DALL'ACCUSA DI AVER ATTESTATO IL RISPETTO DEI REQUISITI DELLA FABBRICA PER SCOIBENTARE CARROZZE DOPO AVERLA VISITATA
L'UDIENZA Rossella Fierro «Il mio unico compito era verificare che l'Isochimica esistesse e che l'impianto fosse rispondente a quanto descritto su carta. Non ho eseguito alcun collaudo perché non mi fu chiesto dai miei superiori di Ferrovie dello Stato». Mauro Finocchi si difende nell'aula bunker di Poggioreale. Il primo dei quattro funzionari dell'allora ente Ferrovie dello Stato imputati nel processo all'amianto di Borgo Ferrovia, si sottopone al controesame assistito dall'avvocato Fabio Sarandrea. Accusato di aver attestato il falso nel verbale di sopralluogo del 2 agosto 1983 in cui si certificava che l'impianto di Elio Graziano era in possesso di tutte le condizioni per espletare le attività di scoibentazione delle carrozze ferroviarie, Finocchi ripercorre il lavoro svolto ben 36 anni fa quando, all'epoca trentenne dipendente delle officine di manutenzione di Fs, fu inviato da Firenze ad Avellino insieme ad altri due tecnici del servizio manutenzione e trazione e a due colleghi del servizio sanitario. «Il compito del mio sopralluogo era quello di verificare se l'azienda avesse le dotazioni tecniche. Quando arrivai all'Isochimica, che era stata costruita da poco, vidi un solo capannone, raccordato da un binario alla stazione ferroviaria e all'interno vi erano un impianto di ricambio aria e una rete di tubature che andavano prima verso il silos, dove c'era una torre di lavaggio dell'aria prima dell'immissione in atmosfera, e un aspiratore da 120 cavalli. L'unica cosa che risultava ancora incompleta era l'impianto di termoventilazione. Ma il mio non fu un collaudo: chiesi solo di accendere l'aspiratore al quale avvicinai un foglietto di carta per vedere se funzionasse». Incalzato dalle domande del giudice Sonia Matarazzo, del procuratore Rosario Cantelmo e degli avvocati di parte civile Antonio Petrozziello e Brigida Cesta, Finocchi afferma che, per quanto di sua conoscenza, l'attività ispettiva era dovuta ad un'interlocuzione in essere tra Ferrovie e Isochimica per un'eventuale commessa da definire. Circostanza che conferma anche quando gli viene mostrato il deliberato, a firma dell'allora direttore generale dell'ente e antecedente il suo sopralluogo (la data è del 27 luglio 1983), in cui si stabilisce un appalto con l'azienda di Elio Graziano per ben 900 milioni di lire. Una ricostruzione che, fa notare il capo dei pm avellinesi, cozza con quanto messo nero su bianco un anno dopo dal dottor Teodosio dell'Asl Avellino, e riportato anche agli atti parlamentari grazie ad un'interrogazione ottenuta dal compianto Giovanni Maraia, all'epoca segretario di Democrazia Proletaria, e due anni dopo dall'Università Sacro Cuore. In entrambi i casi le relazioni prodotte parlano di un capannone privo di sistema di aspirazione polveri. Una lunga udienza, quella svoltasi ieri dopo lo stop forzato dello scorso mese, durante la quale sono stati ascoltai anche tre rappresentanti delle varie ditte che negli anni più recenti avrebbero dovuto effettuare la bonifica, Giovanni Rosti di Team Ambiente, Francesco Barbieri amministratore di Pescatore srl e Francesco De Filippo di Hge Ambiente. Con loro anche l'avvocato Donato IL LUOGO La ex Isochimica di Borgo Ferrovia Pennetta, accusato, nella sua funzione di ex assessore al personale, di aver approvato con i suoi colleghi di giunta nel 2005 la sospensione della procedura in danno alla curatela fallimentare. Pur ammettendo che «quella delibera non è un esempio di atto amministrativo, perché avremmo dovuto limitarci ad ottenere un'informativa sullo stato dell'Isochimica», Pennetta contesta l'accusa sostenendo che quell'atto «non aveva alcuna efficacia perché non era stato incardinato, se non nelle note del dirigente responsabile, alcun percorso di avvio della procedura in danno». A supporto della sua tesi, l'ex assessore sottolinea «il dominus della bonifica non era il Comune ma la curatela che aveva sottoscritto un contratto con Eurokomet peraltro con il vaglio del collegio del Tribunale». In aula si tornerà il prossimo 20 dicembre, ma il calendario di udienze è stato fissato fino al 17 luglio 2020. Entro quella data dunque la sentenza di primo grado, con l'auspicio del giudice Matarazzo «di potercela fare anche prima». © RIPRODUZIONE RISERVATA