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04/07/2019

Irregolarità fiscali, il dietrofront non risolve tutti gli interrogativi

Il sole 24 Ore - Supplemento - Valerio Vallefuoco

La panoramica / GLI ASPETTI GENERALI DEL NUOVO QUADRO NORMATIVO / IL CASO
Un passo avanti e due indietro sulle cause di esclusione dagli appalti per irregolarità tributarie. Forse questo ragionamento sta ala base del dietrofrontrispetto al decreto sblocca cantieri che non contiene più la norma che escludeva i partecipanti alle gare con debiti fiscali e previdenziale anche non definitivamente accertati. La norma tanto contestata era stata introdotta dal DI 32/2019 che, sostituendo la precedente formulazione (articolo 80 comma 4 Dlgs 50/2016), prevedeva che gli operatori economici potessero essere esclusi dalla partecipazione a una procedura d'appalto se la stazione appaltante fosse stata a conoscenza e avesse potuto adeguatamente dimostrare la mancata ottemperanza agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, anche non definitivamente accertati. Il decreto prevedeva però una sanatoria di questa causa di esclusione, quando l'operatore economico avesse ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi 0 multe. Ovvero quando il debito tributario o previdenziale fosse stato comunque integralmente estinto, purché l'estinzione, il pagamento o l'impegno fossero stati perfezionati anteriormente alla scadenzadeltermineperlapresentazione delle domande. Questa disciplina, prevista dal DI 32/2019 (l'artìcolo 1, comma3), è stata applicata alle procedure i cui bandi 0 avvisi siano stati pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui ala stessa data non erano ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte. La nuova normativa allargava i poteri delle amministrazioni appaltanti, che avrebbero potuto escludere le imprese in un numero di casi molto più ampio che in precedenza. Ma l'origine della modifica era stata una richiestadellaCommissioneeuropea derivante dalla stessa direttiva appalti, 2014/23/Ue che all'articolo 38, paragrafo 5, prevedeva appunto la facoltà di esclusione, anche in assenza di accertamento definitivo della violazione contributiva e fiscale. La Commissione Uè aveva dichiarato che il Codice appalti italiano era in contrasto con le direttive, poiché nonavrebbeconsentito«di escludere un operatore economico che ha violato gli obblighi relativi al pagamento di imposte o contributi previdenziali qualora tale violazione - pur non essendo stata stabilita da una decisione giudiziaria o amministrativa avente effetto definitivo - possa essere comunque adeguatamente dimostrata dall'amministrazione aggiudicatrice 0 dall'ente aggiudicatore». Questa formulazione era stata ampiamente criticata sia dalle associazioni di categoria dei costruttori che dei commercialisti che condiversi comunicati avevano auspicato che nell'iter di approvazione del Di 32/2019 fosse rilevata l'incostituzionalità della normaper lesione del diritto alla difesa (articolo 24 Costituzione), nella parte della disposizione che non consente di escludere dal novero delle irregolarità tributarie e previdenziali i debiti solo potenziali, oggetto di regolare impugnazione, sino a che non sia intervenuta una sentenza definitiva che accertasse la fondatezza e legittimità della pretesa erariale, invitando il governo a riformulare la nor ma, invocando il rispetto del criterio quantitativo di significatività del debito fiscale, invece richiamato dalle stesse direttive europee. Il Parlamento, recependo in parte le richieste delle diverseparti, ha convertito in legge il decreto accogliendo un emendamento della maggioranza che ha abrogato la nuova formulazione,. Quindi, attualmente un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto sole se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. Secondo la normativa vigente costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all'importo di 5mila euro. Sono considerate violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione e costituiscono gravi violazioni in materia contributiva e previdenziale quelle ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Dure), owerc delle certificazionirilasciate dagli enti previdenziali di riferimento non aderenti al sistema dello sportello unico previdenziale. Anchel'attualenonnativaprevede la non applicazione dell'esclusione quando l'operatore economico dimostri di aver adempiuto ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, purché 0 pagamento o l'impegno siano stati formalizzati prima della scadenzadeltermineperlapresentazione delle domande. Questaformulazionehadato adito a numerosi contenziosi giudiziari amministrativi da parte degli operatori esclusiper irregolarità tributarie, poiché effettivamente il limite dei gmila euro previsti dal testo unico della riscossione è veramente esiguo. I numerosi precedenti hanno riguardato sia l'interpretazione del concetto di violazioni definitamente accertate che accertamenti definitivi, nonché quella di adesione a procedure di rateizzazione e conciliative. I giudici amministrativi anche recentemente hanno avuto un orientamento favorevole alla partecipazione alle gare, poiché in più occasioni hanno chiarito che non ricorre la causa di esclusione quando la definizione concreta del rapporto tributario è ancora esposta all'oppugnabilità o alla negazione giudiziale e, dunque, non haraggiuntounlivellodisicurezzatale per cui l'aspirante concorrente sia dapresumere senz'altro inaffidabile e da estro mettere: vale a dire, o quando siano ancora pendenti i termini per la presentazione di una contestazione giurisdizionale o, in caso di avvenuta impugnazione, laddove la pronuncia giurisdizionale non sia ancora passata in giudicato, ovvero quando sia possibile una definizione agevolata, una rateizzazione ovvero da ultimo una rottamazione (Consiglio di Stato, sezione V, 08 aprile 2019 n. 2279). Rimangono ancora aperti però due problemi. Il primo riguarda il fatto che le definizioni normative di grave irregolaritàsiprestanoadinterpretazioni rigide della Pa che generano contenzioso; il secondo relativo ai ruoli tributali ormai non impugnabili 0 definitivi di esiguo importo, che costituisconouna anomalia e sembrerebbero contrastareconiprincipididiritto Uè. RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: La panoramica / GLI ASPETTI GENERALI DEL NUOVO QUADRO NORMATIVO / Il caso. I concetti di accertamento definitivo e di adesione a procedure di rateizzazione andranr,


Foto: IL TRANSITORIO La disciplina poi abrogata è rimasta in vigore peri bandi pubblicati subito dopo il varo del decreto sblocca cantieri


Foto: LA GIURISPRUDENZA La formulazione attuale ha aperto la strada a molti contenziosi degli operatori esclusi dalle procedure di gara