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01/06/2019

Ira di Conte: lunedì decido se continuare I 5Stelle pronti a sacrificare Toninelli

Il Messaggero - S.Can e A. Gen.

LA TRATTATIVA
IL PREMIER PREPARA UN DISCORSO ALLA NAZIONE: «BASTA INVASIONI DI CAMPO ABBASSARE I TONI E LE PRETESE» L'IPOTESI PATUANELLI ALLE INFRASTRUTTURE NEL MIRINO LEGHISTA ANCHE TRENTA MA SULLA DIFESA SERVE L'OK DEL QUIRINALE
ROMA «Lunedì parlerò agli italiani. Serve chiarezza e bisogna finirla con gli strappi. Ora la campagna elettorale è terminata, le scorie e l'eccitazione vanno smaltite e illustrerò quali sono le condizioni per andare avanti». La sortita di Giuseppe Conte arriva a metà mattina. C'è chi dice, tra chi lo conosce bene, che il premier «è esploso perché si è proprio rotto le p...» delle scorrerie di Matteo Salvini: «Da quando ha stravinto le elezioni il leghista vomita misure indigeribili per i 5Stelle, in modo da spingerli ad aprire la crisi o per umiliarli e annientarli del tutto». I leghisti, invece, indicano un'altra pista: «Conte fa la voce grossa perché gliel'ha chiesto Di Maio. I 5Stelle così sperano di fermare Matteo. Anzi, sperano che dopo l'ultimatum di Conte sia la Lega a far cadere il governo...». Analisi che la dicono lunga sullo stato di salute del patto giallo-verde. Di certo, c'è che Conte è davvero preoccupato e irritato. Qualche giorno fa era sbottato: «Non posso continuare così, ogni giorno con un ultimatum di Salvini. Così non si può andare avanti e se continua così torno a fare l'avvocato». E in queste ora ha confidato, anticipando cosa dirà lunedì- dopo un vertice con i due vicepremier - «agli italiani» in una conferenza stampa: «Finora ho atteso che si decantasse la tensione post elettorale e venisse chiarito nel Movimento il ruolo di Di Maio. Adesso però è arrivato il momento di ripartire. Serve, appunto, chiarezza». Serve un chiarimento «per creare le condizioni per poter permettere al governo di andare avanti». I PALETTI Ebbene, tra le condizioni che lunedì il premier porrà al vertice con Salvini e Di Maio, c'è un «indispensabile equilibrio tra le due forze politiche nel senso delle proposte e delle misure da adottare». E il «riconoscimento del ruolo del premier, senza invasioni di campo». L'appello di Conte, insomma, pioverà essenzialmente sulla testa di Salvini. Il capo leghista da quando ha incassato il 34% alle elezioni, si è messo infatti a fare il premier ombra. Ha stretto un patto con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Ha dettato ogni giorno un'agenda fatta apposta per far saltare i nervi ai 5Stelle: sì alla Tav, all'autonomia differenziata, alla flat tax («senza neppure portarla a palazzo Chigi», si è lamentato Conte), al no al "Salva Roma" e a una riforma della giustizia «manettara come vorrebbero i grillini». Più un condono tombale e lo stop al codice degli appalti per due anni. Troppo per Di Maio, che non tiene più il Movimento nonostante la riconferma di Rousseau. E troppo anche per Conte che, oltre ad avere a cuore le sorti dei 5Stelle essendone espressione, vorrebbe avere il piacere «di fare il premier se mi fosse consentito...». Conclusione: «I toni e le pretese devono assolutamente cambiare», sarà l'ultimatum di Conte, «bisogna fare più fatti e meno propaganda». Se Salvini, di fronte all'aut aut non romperà, Di Maio è pronto a fargli qualche "regalo". Il primo è la testa di Danilo Toninelli che il leader grillino vorrebbe sostituire con il capogruppo pentastellato in Senato Stefano Patuanelli: ingegnere di Trieste, moderato e realista. Soprattutto sulla Tav. A rischio anche Elisabetta Trenta (Difesa) e Sergio Costa (Ambiente), Giulia Grillo (Sanità) i ministri giudicati da Salvini «insufficienti». Con due problemi problema. Il primo: non si cambia nulla alla Difesa senza il via libera del Quirinale e «bisogna vedere se il Colle accetterà la sostituzione della Trenta», dice un esponente grillino. Il secondo problema: Di Maio teme che se apre il tema del rimpasto, Salvini non accetterà la sostituzione di ministri 5Stelle con altri esponenti 5Stelle. «Ma rivendicherà qualche posto per sé». Richiesta del resto non del tutto infondata visto che alle elezioni europee la Lega ha doppiato il Movimento: 34% a 17%. Rapporti di forza esattamente opposti a quelli esistenti in Parlamento. Verso un probabile licenziamento, se non ci sarà la crisi, anche i sottosegretari Angelo Tofalo (Difesa), Mattia Fantinati (Funzione pubblica) e Vincenzo Zocano (Famiglia).