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17/12/2018

«Investimenti pubblici troppo lenti Il sud riparte con le imprese»

Corriere del Mezzogiorno Economia

Regole  Mercatil'intervista Il direttore generale di Confindustria:«Investimenti pubblici troppo lenti,il governo rinnovi e non svuotile misure su agevolazioni e incentiviSe si dovesse fermare il mondo produttivo,si fermerebbe anche il Paese»
Lo Stato CI AIUTI AL SUD SERVONO LE NOSTRE AZIENDE
Scenari in continuo cambiamento, sistemi economici e sociali complessi rispetto al passato, veloci flussi di persone e merci che, simultaneamente, impattano sul territorio mutandone la sua identità. Sono gli elementi di un contesto globale da cui dipendono anche le piccole realtà locali, la cui esistenza è legata alla loro capacità di stare dentro una lunga rete di interconnessioni mondiali. È questa la nuova realtà economica, instabile e incerta, rispetto alla quale le aree regionali del Mezzogiorno devono attrezzarsi, per non scomparire e per contribuire a costruire condizioni indispensabili a ridurre le diseguaglianze. Sono state queste le principali riflessioni scaturite dall'incontro «Impresa e Territori. Uno scenario in movimento» organizzato da Unindustria Calabria, in collaborazione con Banca d'Italia, per illustrare i dati della congiuntura economica calabrese in uno scenario nazionale e internazionale. A tracciare le conclusioni è stato il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci che, con lo sguardo rivolto alle regioni del Mezzogiorno, ha sottolineato che «se si dovesse fermare il mondo produttivo, si fermerebbe il Paese».

Dai dati relativi al primo semestre del 2018, le economie del Mezzogiorno crescono, ma in maniera moderata e lontana dai livelli pre-crisi. Sembra quasi che manchi la vera spinta ad agganciare la ripresa, rischiando così una nuova stagnazione. Da cosa dipende?


«Alcuni problemi sono sempre gli stessi, perché mai risolti. Il Mezzogiorno è geograficamente lontano dal mercato e continua ad essere scollegato dalle vie di comunicazione, che sono essenziali a garantire la vita e l'economia di un territorio. Nonostante la carenza infrastrutturale del Mezzogiorno sia un problema noto e nonostante ci siano le risorse, a volte anche stanziate, manca la volontà politica e la capacità amministrativa per risolverlo. Del resto, la riforma del Codice degli Appalti ha inciso negativamente, anche perché appesantita da normative secondarie. Hanno contribuito a non fare partire il settore dell'edilizia, che rimane fermo e che, invece, incide per oltre il 40% della capacità produttiva di un territorio».


Con lo sguardo alle singole regioni del Mezzogiorno, quali sono i settori che più di altri hanno dimostrato una buona capacità di ripresa?


«In Campania e in Puglia i distretti aeronautici ed aerospaziali, ma anche la biomedica, hanno dimostrato un'importante capacità innovativa. Si sono imposti nel contesto internazionale con dati di crescita superiori rispetto a quanto accaduto a livello nazionale. Nelle altre regioni, in particolare in Calabria la ripresa è stata pilotata dall'agroalimentare e dal turismo. Siamo, però, di fronte a realtà imprenditoriali piccole che, per poter agire nel mercato, devono essere rafforzate facendo rete. Simile fotografia la troviamo in Sicilia, ad eccezione di alcune aree dislocate nelle province di Siracusa e di Catania dove sono presenti realtà importanti, anche nel settore della meccanica. Nel complesso, comunque, l'imprenditoria siciliana è alimentata da piccole realtà che devono fare rete per strutturare sviluppo ed innovazione».


Ma quindi cos'è necessario affinché vi sia un sviluppo che non sia solo moderato?


«Innanzitutto va ribadito che la crescita registrata nelle regioni del Mezzogiorno è dovuta al settore privato, che ha dimostrato immediata capacità reattiva rispetto alle specifiche misure di sostegno. Bisogna, quindi, stimolare gli investimenti privati perché, rispetto alla lentezza di quelli pubblici, sono automatici, veloci e rivolti alle imprese meritevoli. Senza aggiungere, quindi, nuove iniziative, penso al Piano dell'Industria 4.0 e alle agevolazioni fiscali, che devono essere rinnovati e non svuotati, perché hanno effetti moltiplicatori. Chiaramente, rispetto al Mezzogiorno, le misure agevolative nazionali devono essere rafforzate. Del resto, per compensare le difficoltà da affrontare in questi territori necessita almeno un minimo di convenienza».


Considerati i mutati e mutevoli scenari globali, quanto le produzioni locali, espressione identitaria di un territorio, possono realmente concorrere nel mercato?


«Molto, perché l'Italia è espressione di una creatività produttiva riconosciuta nel mondo. Di certo, però, ogni singola produzione territoriale, per poter contare, deve essere un tassello di un intero sistema, altrimenti singolarmente non può affrontare la concorrenza».


Ma rispetto al reddito di cittadinanza, che sembra essere la richiesta giunta soprattutto dall'elettorato del Mezzogiorno, gli industriali cosa pensano?


«Per come è stato, finora, concepito non va bene. La dignità della persona non è tutelata dall'assistenzialismo ma dal lavoro».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

40la percentuale del settore edilizio che incide sulla produttività territoriale

4.0Il piano di agevolazioni fiscali del precedente governo per l'industria meridionale


Foto: di Concetta Schiariti


Foto:

Chi è


Origini calabresi, Marcella Panucci


è direttore generale di Confindustria


dal 2012. Laurea in Giurisprudenza


alla Luiss, ha perfezionato gli studi


alla University College of London.


Nel 2001 in Confindustria è dirigente nell'area finanza e diritto d'impresa. Nel 1998 è distaccata alla Commissione Ue
nella Dg Concorrenza. Dal 2005 al 2008, in Confindustria è direttore del nucleo Affari legali e Diritto d'impresa e dal 2009 direttore area Affari legislativi.


Foto: I protagonisti Da sinistra il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio; il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini