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29/10/2018

Investimenti più liberi nella nuova contabilità

Il Sole 24 Ore - P.Ruf. e A.Gu.

LAVORI PUBBLICI
Sarà modificato il principio che congela le somme se non c'è l'aggiudicazione
Procede l'allineamento fra il Codice appalti e l'ordinamento contabile degli enti locali. La bozza di manovra per il 2019 conferma il rafforzamento del fondo pluriennale vincolato come strumento di gestione e snellimento delle procedure di spesa. Con decreto della Ragioneria generale, da emanare entro il 30 aprile 2019, saranno disciplinate le modalità per l'adeguamento del principio contabile applicato sulla contabilità finanziaria previsto dall'allegato n. 4/2 al Dlgs 50/16.Sull'argomento, la commissione Arconet incaricata di proporre le modifiche ha già lavorato molto. L'intervento inciderà sull'articolo 183, comma 3 del Tuel per definire le regole che guideranno la costituzione del fondo pluriennale per le spese di investimento per lavori pubblici. L'attuale versione prevede che queste spese prenotate negli esercizi successivi, la cui gara è stata formalmente indetta, concorrono alla determinazione del fondo pluriennale e non del risultato di amministrazione. Senza aggiudicazione definitiva della gara entro l'anno successivo, le economie di bilancio confluiscono nell'avanzo di amministrazione vincolato per la riprogrammazione dell'intervento in conto capitale e il fondo è ridotto di pari importo.

Arriva poi un'apertura sul fronte delle rinegoziazioni dei prestiti gestiti da Cassa depositi e prestiti per conto del ministero dell'Economia.

I mutui concessi a Comuni, Province e Città metropolitane trasferiti al ministero in attuazione dell'articolo 5, commi 1 e 3 del Dl 269/2003 potranno essere oggetto di operazioni di rinegoziazione che determinino una riduzione del valore finanziario delle passività totali a carico degli enti, ferma restando la data di scadenza prevista nei vigenti piani di ammortamento.

Potranno essere rinegoziati i mutui a tasso fisso, con oneri di rimborso a diretto carico dell'ente locale e scadenza successiva al 31 dicembre 2022, non rinegoziati in base al decreto del Mef del 20 giugno 2003 e senza diritto di estinzione parziale anticipata alla pari. Al 1° gennaio 2019 dovranno presentare un debito residuo da ammortizzare superiore a 10mila euro.

Non deve infine trattarsi di mutui per i quali è stato autorizzato il differimento del pagamento delle rate applicabile agli enti locali i cui territori sono stati colpiti da eventi sismici.

Le condizioni dei mutui derivanti dalle operazioni di rinegoziazione saranno determinate sulla base della curva dei rendimenti di mercato dei titoli di Stato, secondo un piano di ammortamento a tasso fisso e a rate costanti, comprensive di quota capitale e quota interessi.

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