scarica l'app
MENU
Chiudi
07/09/2018

Investimenti bloccati per 2 anni sulle strade in attesa del regalo Pd

Il Fatto Quotidiano - MARCO PALOMBI

17.12.2017 Passa l ' emendamento che vale miliardi
Una legge del 2016 consentiva solo il 20% di lavori in house Benetton & C. rinviarono i progetti: ora la soglia è il doppio I padroni ' s c i o p e ra n o ' Le spese passarono da 2,5 miliardi l ' anno (media 2008-2015) a solo 1 miliardo l ' anno
Lo " sciopero degli investimenti " , nella storia economica italiana, è quello che gli industriali opposero a inizio anni Sessanta ai governi di centrosinistra. Più di recente, però, ce n ' è stato uno settoriale che andrebbe indagato anche alla luce di quanto successo a Genova il 14 agosto: lo sciopero degli investimenti delle concessionarie autostradali tra 2016 e 2017 e il suo impatto sulla sicurezza delle reti. I gestori privati delle corsie reagirono così all ' approvazione del nuovo codice degli appalti del 2016, che all ' art. 177 prevedeva la messa a gara (a partire dal 2018) dell ' 80% dei lavori sulle loro strade: norma che, lo diciamo subito, oggi non esiste più grazie al solito emendamento di favore. LA VICENDA è complessa e va spiegata. Le società di Benetton, Gavio e Toto (che gestiscono circa l ' 80% delle autostrade italiane) non fanno i soldi solo coi pedaggi, ma pure coi lavori. La concessione, infatti, gli impone di fare manutenzione e investimenti sulle strade: quei lavori spesso li affidano alle loro stesse imprese (Spea, Pavimental, Itinera e Toto costruzioni sono le maggiori) e così guadagnano pure sui costi del loro contratto con lo Stato. All ' ini zio affidavano in house - cioè a loro stessi - il 60% dei lavori sopra i 150 mila euro, poi si passò al 40%, infine il nuovo codice degli appalti prevedeva una riserva del 20%: d ' altra parte quelli sono, a tutti gli effetti, lavori pubblici e tutte le aziende qualificate dovrebbero poter ambire a realizzarli. Apriti cielo. All ' inizio i concessionari pretendevano che il governo li esonerasse d ' imperio escludendo gli accordi in essere. Quando, nell ' estate 2017, l ' Anac chiarì che dal 2018 tutti avrebbero dovuto adeguarsi alle nuove percentuali, arrivarono le minacce: tremila licenziamenti. E così pure i sindacati si schierarono coi padroni delle strade e, tra l ' uno e l ' al tro, convinsero il Pd alla marcia indietro. La situazione - e lo sciopero degli investimenti - la spiegò allora Fabrizio Palenzona, tra le molte cose presidente di Aiscat, l ' associazio ne dei concessionari autostradali: " Chi continua a difendere una normativa anomala come il Codice Appalti non tiene conto del fatto che già negli ultimi due anni l ' in combere della nuova normativa ha bloccato affidamenti ed esecuzioni e che questa situazione perdurerà in mancanza di un chiarimento normat ivo " . Insomma, dice Palenzona a inizio dicembre del 2017, le concessionarie stanno frenando gli investimenti in attesa del ripensamento della politica: " Tornando al 40% dei lavori in house potre mo almeno fare in libertà le lavorazioni più delicate, quelle in costanza di traffico, affidandole alle nostre imprese, di cui ci fidiamo " . Lo " sciopero " così ben descritto dal presidente Aiscat è tutto nei numeri degli investimenti: le concessionarie autostradali passarono da un media di 2,4 miliardi di euro l ' anno nel periodo 2008-2015 a circa un miliardo nel 2016 e addirittura meno nel 2017. Questo nonostante traffico e fatturati in aumento. Il grido di dolore di lorsignori, come detto, non passò inosservato e alla fine arrivò l ' emendamento alla legge di Bilancio. Prima firmataria Cristina Bargero, deputata Pd piemontese, regione d ' in fluenza del gruppo Gavio. Dietro la sua c ' erano però altre 90 firme: dal coordinatore dem Lorenzo Guerini a eletti di tutte le correnti del partito. A questi si aggiunsero poi Alberto Giorgetti di Forza Italia, Stefano Allasia e Roberto Simonetti della Lega, Walter Rizzetto di Fratelli d ' Italia. Ignazio Abrignani, verdiniano ed ex braccio destro di Scajola, aveva presentato un testo identico. L ' emendamento passò in carrozza in commissione il 17 dicembre 2017: un regalo che, negli anni, vale miliardi di fatturato arrivato dopo lo scontro fratricida che portò Gavio a uscire dall ' An ce, l ' associazione dei costruttori, in maggioranza favorevole alle gare pubbliche. INTANTO ci sono stati due anni di lavori al rallentatore. Noi non sappiamo se il ponte Morandi siano stato coinvolto dallo " s c io p e r o " , ma possiamo ricordare le date: l ' avvio del progetto di retrofitting del viadotto è del 2015; nel 2016 vengono presentate interrogazioni parlamentari sulla pericolosità del Morandi (nessuna risposta dal governo) che trovano conferma in un ' analisi del Cesi; il progetto esecutivo per i lavori arriva al ministero solo nel dicembre 2017, qualche settimana dopo gli allarmi del Politecnico sulla tenuta del ponte e nei giorni in cui arriva l ' emenda mento Bargero; il ministero autorizza il 1° febbraio in via preliminare, ma Autostrade per l ' Italia adesso ha fretta e, tra il 6 febbraio e il 13 aprile, scrive 5 lettere di sollecito al Mit; il ministero dà il via libera definitivo (in ritardo) l ' 11 giugno, mentre Aspi ha già avviato la procedura di gara a maggio. " Non era una procedura d ' urgenza, ma ristretta " , spiegherà l ' ad Castellucci il 18 agosto: " Ristrett a " come quelle autorizzate più largamente dall ' em e n d a m e n t o Pd. I lavori sarebbero avvenuti poi " in costanza di traffico " , proprio quei casi in cui - dice Palenzona - " servono le nostre imprese " . © RIPRODUZIONE RISERVATA

PALENZONA (AISCAT)

Quella normativa negli ultimi due anni ha bloccato esecuzioni e affidamenti e questa situazione perdurerà senza un chiarimento


Foto: Presidente Aiscat Fabrizio Palenzona, 65 anni Ansa