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30/12/2018

«Intesa per il 21 marzo ma su tutte le materie»

Il Gazzettino

Il confronto sull'autonomia
Il vicepremier: «Il 15 febbraio la proposta del Governo, poi la trattativa con le Regioni»
I paletti di Giuseppe Conte, l'altolà di Luca Zaia. Da vice del premier, ma anche da segretario della Lega e quindi del partito del governatore veneto, Matteo Salvini cerca un punto di mediazione nel dibattito sull'autonomia. Ma a quanto pare Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna dovranno prepararsi ad altri tre mesi di attesa.
Quando sarà firmata l'intesa?
«Abbiamo lavorato per sei mesi. Ora per il 15 gennaio è fissata la chiusura del lavoro fra i ministeri, perché si tratta di un passaggio storico mai fatto prima e quindi è giusto approfondire tecnicamente tutti i temi, alcuni dei quali sono ancora aperti come i Beni culturali con la questione delle Sovrintendenze e la Giustizia di pace. Entro il 15 febbraio sarà pronta la proposta del Governo e ricordo che nel contratto di governo c'è l'applicazione di quanto votato al referendum. A quel punto comincerà la trattativa con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna».
Ma di questo passo, rinvio dopo rinvio, non c'è il rischio di andare alle calende greche?
«No. Una rivoluzione non si fa in un quarto d'ora. E comunque avevamo detto entro l'inverno, che finisce con il 21 marzo. Fra l'altro il mio compleanno è il 9 marzo, per cui sarebbe un bel regalo per me, lombardo che ho votato al referendum».
Vuole rassicurare Zaia sulle 23 materie, dopo le parole di Conte sulle competenze?
«Saranno delegate tutte quelle previste in Costituzione. Chiaro che come Lega siamo a favore della massima autonomia possibile e che nel Movimento 5 Stelle c'è più prudenza, ma vedrete che troveremo l'accordo anche su questo».
Da parte del M5s c'è solo prudenza o anche resistenza?
«Ci sono ministeri più complicati, ma non ho mai sentito da nessun ministro nessuna perplessità. Del resto rispettiamo quanto previsto dalla Costituzione».
Il governatore campano Vincenzo De Luca paventa «misure mortali per il Sud» e chiede di agganciarsi al tavolo di Veneto e Lombardia «già dalla prossima settimana». Cosa risponde?
«(Risata, ndr.) De Luca non conosce la materia di cui parla, vorrà dire che gli manderemo copia della Costituzione e della proposta di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, così studia. Prima deve sapere che 40 anni di centralismo hanno solo fatto male, danneggiando il Nord e non aiutando il Sud, dopodiché se vuole la Campania è la benvenuta, come pure il Piemonte, la Liguria, la Puglia e così via. Ma non la prossima settimana... il referendum del 22 ottobre è arrivato dopo anni di lavoro dei governatori e della Lega».
Parliamo della manovra: alla luce di risse e proteste, non ritiene sia stato sbagliato comprimere così tanto i tempi?
«Siamo arrivati al 29 dicembre perché finalmente c'è un Governo che ha alzato la testa e non è andato con il cappello in mano a Bruxelles. Certo gli altri avevano fatto molto prima, mentre noi ci abbiamo messo di più, ma ne è valsa la pena. Anzi ringrazio l'Europa perché così abbiamo incontrato le categorie e su loro sollecitazione abbiamo inserito passaggi inizialmente non previsti, come il raddoppio delle detrazioni sui capannoni o lo sgravio di 600 milioni sui contributi Inail».
Dunque è stato ricucito lo strappo con le imprese del Nord?
«È stato uno strappo soprattutto giornalistico. Incontro e sento gli imprenditori tutte le settimane, ci sono stati dati dei suggerimenti utili e alcuni li abbiamo inseriti in corsa. Adesso, spero già a gennaio, risponderemo ad altre due richieste per sistemare i disastri dei Governi precedenti, varando da un lato il decreto Semplificazione e dall'altro la revisione del Codice degli appalti, che stiamo riscrivendo riga per riga».
Reddito di cittadinanza: come convincerete veneti e friulgiuliani che non si tratta di un sussidio ai fannulloni?
«I paletti che abbiamo messo mi permettono di dire che i furbetti rimarranno a bocca asciutta. Oltretutto nel Reddito sono comprese anche altre misure, tipo l'aumento delle pensioni di invalidità e minime, che erano nel programma della Lega. In ogni caso dal Veneto alla Puglia un Paese con 5 milioni di poveri, 6 milioni se sommiamo disoccupati e inoccupati, non è in grado di competere, per cui provare a reinserire al lavoro queste persone è utile e doveroso. Dopo un anno faremo il tagliando a questo provvedimento. E un'altra garanzia è rappresentata dal coinvolgimento delle aziende: è un modo intelligente per stimolare le imprese ad assumere».
Cosa dice però ai 600.000 pensionati del Nordest, furiosi per lo stop alle rivalutazioni?
«Assicuro che tutti i pensionati nel 2019 prenderanno di più che nel 2018, tranne ovviamente che dai 5.000 euro in su. Ma chi incassa 10.000 euro al mese è giusto che faccia un sacrificio, mentre chi ne percepisce 1.500-2.500 ne avrà di più».
Sicuro che i conti tengano?
«Sicurissimo».
Il raddoppio dell'Ires per il terzo settore è il frutto di una scelta politica? Colpire le cooperative?
«Ma no. Ho sentito parecchi responsabili di associazioni di volontariato in questo periodo e molti mi hanno chiesto di fare pulizia del finto volontariato. Quindi non modificheremo nulla per le attività che reinvestono gli utili in sociale, mentre è giusto colpire le Onlus che si spacciano per tali ma non lo sono. Il decreto di correzione arriverà fuori dalla manovra, all'inizio dell'anno».
La preoccupa il calo dei consensi indicato dai sondaggi?
«Non credo mai ai sondaggi, neanche quando sono buoni. Ma anche con tutti i miei scetticismi, con un 33% a livello nazionale e quasi un 50% nel Nordest direi che posso accontentarmi. Ho guardato i dati di altri Paesi e nessun Governo in Europa ha un indice di fiducia del 60% come l'Italia. Comunque so che arriveranno momenti non semplici, perché l'economia mondiale sta rallentando, ma noi riteniamo di aver impostato una buona manovra».
Arriveranno davvero i fondi per il maltempo?
«Intanto ringrazio i veneti, perché ogni giorno sento Zaia e mi dice che c'è una gara di solidarietà mai vista in nessun'altra regione. Chiaramente però non si può fare affidamento solo su quella, perciò il premier Conte si è fatto carico di finanziare il dissesto idrogeologico in manovra. Ma al Veneto voglio dire anche che nella legge di Bilancio ci sono anche 1,5 miliardi per i truffati delle banche, cioè 15 volte più dei 100 milioni messi dal Pd. Aiuteremo non tutti, ma tanti».
Dopo l'assalto di ieri al pullman dei tifosi del Torino, ha scritto sui social: «Cominciamo col tenere in galera questi deficienti». È il preludio a qualche misura contro le violenze nel calcio?
«Io e Giorgetti il 7 gennaio convocheremo tutto il mondo del calcio al ministero dell'Interno. Abbiamo in mente alcune idee nuove che prenderemo dall'estero, ma intanto sarebbe già importante applicare le leggi vigenti. Resto contrario alla chiusura degli stadi perché penalizzerebbe le persone perbene, mettendole nello stesso pentolone con i delinquenti. Ma come fanno in Gran Bretagna, puntiamo pure qui a isolare l'1% di violenti senza danneggiare il 99% fatto di tifosi veri. Cercheremo di responsabilizzare tutti, a cominciare dalle società, ma anche l'informazione: non aiutano i commenti di certi giornalisti che parlano di arbitro da ricoverare dopo un rigore non dato».
Angela Pederiva
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