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25/07/2018

Intercettazioni, riforma stop Il ministro: protegge i politici

La Repubblica - Silvio buzzanca, roma

Il governo vara il decreto milleproroghe
Renzi: è malafede. Ok da Anm e Fnsi. Conte: presto nuovo codice sugli appalti
Il governo blocca la riforma delle intercettazioni e la rinvia al 31 marzo 2019. «Siamo alla ricerca di un punto di equilibrio che tenga più in conto gli interessi in gioco», spiega cauto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sceso in sala stampa ad illustrare il decreto chiamato Milleproroghe. Un regalo estivo che contiene, fra le altre cose, il rinnovo del bonus cultura per i diciottenni, più tempo le opere delle Universiadi di Napoli, il rinvio dei termini di adesione a gruppi più grossi per le Banche di credito popolari.
Non c'è invece la riforma del codice degli appalti. «Ci stiamo lavorando, ho istituito un tavolo tecnico - spiega Conte - se ci riusciamo presto o dopo la pausa agostana è difficile prevederlo». Accanto al premier siede anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. E quando tocca a lui parlare delle intercettazioni non usa la stessa cautela di Conte. «Posso dire che oggi abbiamo tolto le mani della vecchia politica dalle intercettazioni che rappresentano uno strumento di indagine fondamentale», dice.
«Così - continua - impediamo che venga messo il bavaglio sull'informazione, sulla stampa e sulla possibilità che i cittadini possano conoscere fatti rilevanti che hanno diritto di conoscere».
Dice anche che «la riforma Orlando era stata scritta «in concomitanza col caso Consip» per «impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati».
Il Guardasigilli è anche convinto che il rinvio della riforma «mette d'accordo sia tutti i magistrati che tutti gli avvocati: era lesiva di tutti i diritti in gioco, ledeva la possibilità di portare avanti le indagini in maniera efficace, dava alla polizia giudiziaria la possibilità di scegliere quali intercettazioni sono rilevanti e quali no».
Del resto l'Associazione nazionale magistrati (Anm) plaude per lo stop ad una riforma che giudica «dannosa». A noi, dicono i penalisti, «la riforma non ci piaceva. Ma sullo stop nessuno ci ha chiesto niente». Soddisfatta anche la Federazione della Stampa: «Il rinvio è una buona notizia, come l'intenzione di riscriverla per evitare bavagli».
Le parole del ministro, come prevedibile, hanno suscitato invece la dura reazione dei dem.
Soprattutto per il richiamo al caso Consip. Matteo Renzi attacca: «Bonafede non ha capito niente o è in malafede. La riforma è dell'agosto 2014, nessuno immaginava lo scandalo, il complotto Consip. Venga in aula e raccontarci che si diceva con Lanzalone». L'ex ministro Andrea Orlando aggiunge: «Usa argomenti stupidamente offensivi. O prova che siamo stati guidati nei tempi da un'inchiesta o taccia». «Quella legge non impone alcun bavaglio», aggiunge Anna Rossomando, vicepresidente della Camera. E Michele Anzaldi conclude: «Straparla e lancia accuse sgangherate».
Su Repubblica L'anticipazione sugli appalti Il 7 luglio scorso l'articolo di Repubblica che anticipava l'intenzione del governo di rivedere il codice sugli appalti

I punti

Dalla scelta dei nastri ai pm cosa dice la legge Orlando

1Telefonate superflue Per la riforma proposta dall'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando le intercettazioni che non contengono prove non vanno neppure trascritte 2La selezione Inevitabilmente tocca agli agenti di polizia giudiziaria fare la prima scrematura dei nastri, giudicando quali sono quelli rilevanti e quali quelli irrilevanti per le indagini, ma questo escludeva il pm 3L'armadio blindato I testi non trascritti, solo con la data, vengono chiusi in un armadio blindato di cui il procuratore ha la chiave

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