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29/06/2019

Intanto a Trieste va a vuoto il bando per l’accoglienza

Il Piccolo di Trieste - Lilli Goriup

Il prefetto Valenti: «Ora una procedura negoziata». Lunedì scade un'altra gara E l'Ics ricorre al Tar del Lazio contro i nuovi costi del servizio decisi dal ministero NESSUN VINCITORE E SERVIZIO IN PROROGA
Lilli Goriup TRIESTE. A Trieste continua il rebus sull'accoglienza diffusa dei migranti richiedenti protezione internazionale. Il bando per l'affidamento di 500 posti in appartamento, scaduto a metà giugno, è rimasto senza vincitori. La ragione è che al momento non c'è un ente disposto a farsene carico a costi pressoché dimezzati rispetto al passato. Affinché la situazione sia rivista il Consorzio italiano di solidarietà (Ics), unico concorrente nonché attuale gestore del settore, all'inizio di questo mese ha presentato un ricorso al Tar del Lazio. I nuovi costi, previsti dal bando emesso dalla Prefettura, sono infatti stabiliti dal Ministero dell'Interno. A ciò si somma un ulteriore elemento. Un secondo bando di gara, concernente altri 500 posti in piccole strutture abitative, è in scadenza il 1° luglio. Attualmente non si sa quindi come evolverà il tutto. L'accoglienza diffusa nel capoluogo regionale, ora come ora, è in atto in regime di proroga. Proroga che durerà fino alla definizione delle procedure di gara appena descritte, dunque fino a data da stabilirsi. I costi sono di conseguenza ancora quelli "vecchi". Come è noto, si tratta di 35 euro al giorno per la gestione di ogni richiedente protezione internazionale, che vanno a coprire stipendi del personale, pasti, servizi abitativi, sanitari, amministrativi, di pulizia e così via. Di quella cifra a ogni straniero accolto rimangono in tasca 2,50 euro per le spese quotidiane. Il totale giornaliero pro capite, previsto dal bando appena andato a vuoto, è invece di 21 euro e 35 centesimi. L'abbassamento è un effetto indiretto della legge Sicurezza, voluta dal titolare del Viminale Matteo Salvini. Abrogando lo Sprar, la norma ha di fatto abolito anche gli standard di riferimento obbligatori per costi e servizi, che sono di conseguenza stati rivisti dallo stesso Ministero. Il presidente dell'Ics Gianfranco Schiavone si è rifiutato di sottostare alle nuove condizioni economiche e ha impugnato di fronte al Tar del Lazio il bando, ritenendolo «non conforme al codice degli appalti né alle direttive europee sull'accoglienza». La onlus si è rivolta alla magistratura capitolina e non a quella del Friuli Venezia Giulia poiché «il ricorso è contro il capitolato ministeriale - specifica Schiavone -, che fissa i prezzi cui le prefetture competenti devono sottostare. Quella previsione di costi non permette di offrire un servizio di qualità, rispettoso degli standard previsti dalla legge in materia di tutela legale, assistenza medica, mediazione linguistica e tenore di vita. È come chiederci di acquistare un attico in centro dandoci a tale scopo mille euro. Non siamo disponibili a gestire "sistemi-pollaio"». Il numero uno dell'Ics sottolinea altresì «la ragionevolezza della Prefettura di Trieste, con la quale continua una buona collaborazione». Come accennato, a tutto ciò si aggiungono quegli ulteriori 500 posti, del cui bando si attende di conoscere a breve l'esito. A questo punto si apre più di uno scenario. Il più improbabile sembra quello di un dietrofront da parte del dicastero presieduto da Salvini, a seguito di un eventuale riconoscimento del ricorso da parte del Tar. Formalmente esiste poi la possibilità che finisca l'esperienza dell'accoglienza diffusa. Si tratta d'altronde di quel che è successo a inizio maggio in Friuli: al termine delle convenzioni con gli enti preposti alla gestione dei migranti, la Prefettura di Udine ha disposto lo spostamento (definito dalle associazioni una «deportazione») di questi ultimi nell'ex caserma Cavarzerani, nota per essere una struttura già sovraffollata. In assenza di una simile struttura in provincia di Trieste, in circostanze analoghe lo spettro sarebbe quello dell'allarme sociale, con un migliaio di persone riversate in strada. Tale opzione è tuttavia scongiurata dallo stesso commissario di Governo, Valerio Valenti, che propende per una "terza via". Afferma il prefetto: «Non prevedo che l'accoglienza diffusa possa venir meno dall'oggi al domani. Bisognerà individuare delle procedure, previste dal codice degli appalti, per garantire l'affidamento della gestione dell'attuale situazione degli alloggi. A seguito del bando andato a vuoto ci sarà una procedura negoziata, per individuare delle ditte capaci di svolgere il servizio sulla base del capitolato del Ministero. Questo - conclude - prevede la legge». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI