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10/04/2020

Inga 3, Tshisekedi rimescola le carte

Nigrizia - François Misser

Rd Congo DIGA E CENTRALE SUL FIUME CONGO
Il presidente ha ridimensionato il progetto Grande Inga, voluto dal suo predecessore Kabila. E il consorzio che aveva l'appalto dei lavori si sta sfaldando. Si fanno avanti imprese egiziane
N EL CORSO DI UNO WORKSHOP, ORGANIZZATO IL 13-14 GENNAIO AD ABIDJAN (COSTA D'AVORIO) CON LA BANCA AFRICANA DI SVILUPPO (BAD), IL GOVERNO DI KINSHASA HA ADOTTATO UNA NUOVA TABELLA DI MARCIA per la realizzazione della diga Inga 3 sul fiume Congo e ha rilanciato il processo di reclutamento di un soggetto in grado di sviluppare il progetto. I partecipanti a quell'incontro si sono pronunciati per il ritorno allo schema iniziale approvato nel 2013 dalla Bad e i cui studi di fattibilità sono stati elaborati: costruire una diga e una centrale idroelettrica di 4.800 megawatt, il cui costo, La centrale idroelettrica Inga 2 FORNISCE 1.424 MW comprese le interconnessioni con il Sudafrica, sarebbe di circa 14 miliardi di dollari. Da rivedere anche la domanda di elettricità che, nella prima versione del progetto, era suddivisa in questo modo: Sudafrica (2.500 mw), industria mineraria della provincia dell'Alto Katanga (1.300 mw) e rete nazionale (1.000 mw). Sarà inoltre necessario aprire una nuova gara d'appalto con dei consulenti giuridici, tecnici e finanziari, approvati e remunerati dalla Bad. Che cosa significa? Che è stato messo da parte il progetto extralarge che era stato scelto dall'ex presidente Joseph Kabila (in carica fino a dicembre 2018) che prevedeva una megacentrale di 11.000 megawatt, come prima tappa di un complesso, denominato Grande Inga, di una capacità di 40.000 mw. Una sorta di ritorno al punto di partenza. E non basta. È stata rimessa in questione anche la scelta dei partner e la procedura di selezione. Nel 2017, l'Agenzia per lo sviluppo e la promozione del progetto Grande Inga, che dipende dal presidente della Rd Congo, aveva attribuito l'appalto a trattativa privata a un consorzio formato dai rappresentanti di due gruppi concorrenti: l'Espagnol Activitades de Construccion y Servicios (Acs) di Florentino Pérez (il presidente della squadra di calcio Real Madrid) e l'azienda cinese ree Gorges International che ha costruito l'omonima diga sul fiume Yang Zé. Ma i disaccordi tra cinesi e spagnoli sulle ripartizioni delle mansioni ha convinto il presidente Félix Tshisekedi, al potere da poco più di un anno, ad azzerare la situazione. Gli spagnoli si sfilano Le recenti dichiarazioni dell'Angola che si è detta interessata a ottenere 5.000 mw e del Sudafrica che sembra deciso ad avere una capacità supplementare di 2500 mw hanno indotto gli spagnoli a pensare che sarebbe più facile far finanziare il grande progetto da 11.000 mw piuttosto che quello da 4.800 mw. E infatti si sono mostrati contrariati dalle decisioni prese ad Abidjan. Il 21 gennaio, l'agenzia Usa Bloomberg ha reso noto che il portavoce di Acs ha annunciato che il gruppo spagnolo «non parteciperà all'esecuzione del progetto». Non è stata fornita alcuna spiegazione, ma Bloomberg avanza come ipotesi del ritiro il fatto che Acs ritenga che la versione rivista di Inga 3 non sia economicamente praticabile. Quest'ultimo voltafaccia differisce ancora la data di inizio dei lavori che, secondo lo schema iniziale, avrebbero dovuto concludersi quest'anno. In attesa di saperne di più, va segnalata l'entrata in scena di un nuovo attore, l'Egitto. Il ministro dell'elettricità, Mohamed Shaker, si è recato a Kinshasa dal 26 al 28 gennaio, accompagnato dai dirigenti delle società Arab Contractors e Elsewedy Electric, impegnate in questo momento nella

costruzione di una diga con centrale idroelettrica da 2.100 mw sul fiume Rufiji in Tanzania, per un investimento di 5 miliardi di dollari. Una terza società egiziana, Income, si dice pronta a partecipare alla strutturazione finanziaria del progetto e avrebbe costituito un consorzio con la China State Construction Engineering Corporation per presentare un'offerta comune. Così indica il sito Africa Intelligence .

Chi mette i soldi?

Ma le domande rimangono sempre le stesse. Chi si espone finanziariamente? Chi può garantire la reddittività del progetto? Il problema è più che mai aperto. Secondo il trattato internazionale del 2013 tra Sudafrica e Rd Congo, il cliente principale di Inga 3 è la società sudafricana Eskom, che oggi però è indebitata per un ammontare di 30 miliardi di dollari. Ciò rischia, comprensibilmente, di rendere le banche reticenti o molto esigenti Rimane infine un'equazione tecnica da risolvere. Un ingegnere che ha lavorato sul sito di Inga, confida a Nigrizia che per alimentare la futura centrale Inga 3, che sarà costruita in una vallata secca parallela al corso attuale del fiume Congo, lo studio di fattibilità prevede la deviazione di una parte delle acque del fiume a monte delle centrali esistenti Inga 1 (351 mw) e Inga 2 (1.424 mw). Sarà così inevitabile ridurre per molti mesi l'approvvigionamento in acqua delle due centrali. Ma come si potrà, in quel periodo, supplire al deficit di approvvigionamento elettrico della megalopoli di Kinshasa che conta più di 12 milioni di abitanti? Senza contare che dal giorno del concepimento fino a oggi, il progetto Inga 3 è stato oggetto di molte critiche da parte della società civile congolese. Nel mirino soprattutto la mancanza di trasparenza di tutta l'operazione che, va rimarcato, è stata elaborata negli anni dei due mandati presidenziali di Joseph Kabila, non certo un campione di trasparenza.Joseph Kabila "incorona" Félix Tshisekedi ( a destra ) IN CARICA DAL GENNAIO 2019
14 MILIARDI DI DOLLARI IL COSTO PREVISTO PER INGA 3 4.800 I MEGAWATT CHE DOVREBBE FORNIRE INGA 3 9% I CONGOLESI CHE POSSONO USUFRUIRE DI ELETTRICITÀ È necessario aprire una nuova gara d'appalto, con il via libera della Banca africana di sviluppo Prevista la deviazione del fiume Congo a monte delle centrali già operative Inga 1 e Inga 2

Lavori

SULLA CONDOTTA FORZATA DELLA CENTRALE INGA 2 SUL FIUME CONGO