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05/09/2020

INFRASTRUTTURE, ORIZZONTE 2030

Fortune Italia - MORENA PIVETTI

TRASPORTI
Pierluigi Coppola, professore al Politecnico di Milano, indica tre grandi direttrici per il trasporto su ferro: la Puglia più connessa, la Liguria non più isolata, Milano più vicina a Parigi
"LA PUGLIA PIÙ CONNESSA al resto del Paese grazie al completamento della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari, la Liguria non più isolata dal Nord Italia e dall'Europa, grazie all'entrata in esercizio del Terzo valico, e la possibilità di raggiungere Parigi da Milano in quattro ore seduti comodamente sul treno Av passando da Torino e Lione". Quando gli si chiede come immagina l'Italia delle infrastrutture nel 2030, Pierluigi Coppola - professore al Politenico di Milano, incarichi all'estero, esperto della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti negli anni del ministro Graziano Delrio e spina nel fianco del suo successore, Danilo Toninelli, per la puntigliosità nell'elaborare le analisi costi-benefìci sulle grandi opere - con un certo ottimismo, "una speranza" la definisce, cita la piena realizzazione di queste tre grandi direttrici del trasporto su ferro. Calabria e Sicilia no, Coppola non pensa che in queste due regioni l'upgrading Av dei collegamenti ferroviari che riempiono di annunci i titoli dei quotidiani sarà completato tra dieci anni: "Per la tratta tra Salerno e Reggio Calabria mancano ancora i progetti - spiega - serviranno gli esecutivi prima di aprire i cantieri. Questione annosa quella della mancanza di progetti attuali, da tempo è uno degli elementi, forse il principale, che frena la messa a terra dei piani di infrastrutturazione del Paese". Un conto sono gli elenchi di opere che riempiono i documenti ufficiali, un conto è lo stato di avanzamento reale e i progetti sono il primo step. L'altra opera, stavolta al Nord, su cui Coppola si dichiara incerto è il completamento della nuova linea ferroviaria Verona-Monaco attraverso il Valico del Brennero: "Il cantiere tra Fortezza e Ponte Gardena procede, così come anche la sistemazione del nodo di Verona, ma per il resto della linea non credo ce la faremo per il 2030". A proposito di elenchi di opere, facciamo un passo indietro e al professor Coppola chiediamo cosa contenga di nuovo il piano "Italia Veloce" presentato dalla ministra Paola De Micheli rispetto al precedente "Connettere l'Italia" del ministro Graziano Delrio. "Sono due i filoni nuovi d'intervento aggiunti dall'attuale titolare del dicastero - risponde - le infrastrutture per il settore idrico, dighe e acquedotti, e le politiche per l'edilizia residenziale pubblica e privata, cosiddetta rinascita urbana. Ben vengano queste integrazioni perché affrontano priorità nazionali che mancavano e sono strategiche per il Paese. Per le infrastrutture di trasporto gli interventi contenuti in 'Italia Veloce' sono gli stessi di 'Connettere l'Italia'. Sia in relazione alle opere strategiche, da noi definite 'invarianti' perché in corso di realizzazione o in avanzato stato di progettazione e quindi pronte per la cantierizzazione, sia per le altre che necessitavano di revisione progettuale, project review, perché datate o sovradimensionate, o erano allo stadio di idea-progetto. Su queste ultime non saprei dire se si sono fatti passi avanti". Per una volta il lavoro di un ministro (peraltro dello stesso partito), del suo staff e delle strutture ministeriali non è stato gettato alle ortiche ma preso come base per andare oltre: "Giudico molto positive le integrazioni di 'Italia Veloce - aggiunge - e fa piacere inoltre constatare che le opere strategiche sono state confermate. Già 'Connettere' raggiungeva la bella cifra di 130 mld di investimenti, largamente finanziati, 'Italia Veloce' tocca addirittura i 200 mld. Però...". Però? "Negli anni migliori, come sistema Paese siamo stati in grado di spendere tra i 10 e i 12 mld l'anno in infrastrutture, anche meno con l'entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti. Un ordine di grandezza di 200 mld prefigura un piano ventennale, che forse è troppo lungo, in ventanni cambia il mondo; lo vedo di difficile attuazione". Dopo i mesi del lockdown e la recessione economica indotta dalla pandemia serve velocità, investimenti pubblici che si traducano subito in cantieri e posti di lavoro per sostenere il recupero del Pil. Come si fa? "Sembra banale, ma è la cosa più difficile: si fa individuando le priorità, opera per opera, lotto per lotto. Un lavoro difficile, che non fa notizia, non c'è nulla di nuovo da annunciare: accelerare il completamento del Terzo Valico o del Brennero mette tutti d'accordo ma suona già sentito. Invece, è qui che bisogna intervenire: per il Brennero occorre rivedere i progetti e avviare i bypass ferroviari per l'attraversamento di Trento, Bolzano e Rovereto, fondamentali per la tratta tra Verona e Fortezza. La ricetta è mettere intorno a un tavolo i tecnici, le ferrovie, i gestori autostradali e decidere le priorità vere su cui concentrarsi nei prossimi cinque anni". Il secondo suggerimento del professore del Politecnico per aprire e/o riavviare i cantieri è concentrarsi sui programmi di investimento, già presenti in 'Connettere l'Italia' e ripresi da 'Italia Veloce'. "Sono insiemi di piccoli interventi diffusi sul territorio, che coinvolgono molte imprese e valgono anche decine di milioni. Penso al programma di rinnovo delle stazioni ferroviarie, grandi, medie e piccole avviato da Rfi per oltre 6 mld di euro, presto partiranno i lavori, tra le altre, per Fresinone e Treviso, al programma per la digitalizzazione delle autostrade, smart roads. Ancora, penso alle infrastrutture nei porti, ad agosto hanno avuto quasi un miliardo di euro, e ai piani per il trasporto rapido di massa nelle città. Sia i porti sia le città hanno i progetti pronti. Ed entrambi, i primi per la collocazione dell'Italia al centro del Mediterraneo, e le seconde per il ruolo che svolgono per lo sviluppo del futuro del Paese, sono assi strategici su cui investire". I 209 mld del Recovery Fund europeo destinati all'Italia hanno scatenato gli appetiti dei politici, nazionali e locali, e il fiorire nelle ultime settimane di ipotesi fantasiose che hanno tenuto banco in particolare sui giornali locali. Come se già non bastassero e avanzassero le oltre 100 opere individuate: si va dallo spostamento nell'entroterra della ferrovia Adriatica tra Bologna e Bari per renderla Av (copyright il ministro della Cultura Dario Franceschini), alla nuova stazione Av a Parma (ad appena trenta chilometri dalla stazione Mediopadana di Reggio Emilia), alla ferrovia Av Taranto-Metaponto-Potenza-Battipagiia, fino al ponte sullo Stretto, anche nella nuova variante tunnel. "Chiarisco subito che 'Italia veloce' conferma la scelta dell'Avr, l'Alta velocità di rete, ovvero l'upgrade tecnologico dei binari per arrivare a 200-250 chilometri l'ora, sia sull'Adriatica sia sulla Tirrenica e in Sicilia - conclude Pierluigi Coppola - Non c'è alcun bisogno, viste le distanze tra le città italiane, di viaggiare a 300 km/h, pochi minuti in meno di percorrenza non giustificano i costi elevati per nuove linee Av. Piuttosto che giocare a chi la spara più grossa, ripeto che bisogna far lavorare i tavoli tecnici e accelerare scelte e progettazioni. I mld del Recovery Fund ci danno la certezza di risorse che, speriamo, andranno ai progetti meritevoli". Il resto sono chiacchiere estive. B

Foto: L'ad di Webuild Pietro Salini e il ministro delle infrastrutture Paola De Michelii durante la cerimonia di riapertura dei cantieri per il nodo ferroviario di Genova e del Terzo Valico