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07/05/2021

Infortuni sul lavoro, triste record Savona in testa: più 18% sul 2020 La graduale ripartenza dell’attività economica si riflette nell’aumento dei casi Allarme dei sindacati: «La ripresa non può essere pagata a questo prezzo» la maggior parte degli inciden

Il Secolo XIX - Alessandro Palmesino

Alessandro Palmesino La pur timida ripresa di marzo dell'economia coincide in modo preoccupante con un immediato e sproporzionato aumento degli infortuni sul lavoro. Il boom, rispetto al primo trimestre del 2020, è stato per la provincia del 17,6% delle denunce; soltanto in piccola parte legato ai casi di Covid (che peraltro c'erano anche l'anno scorso), e segnato invece soprattutto da ferimenti durante le attività professionali. E a fare la parte del leone sono soprattutto le attività non industriali (anzi, la manifattura ha visto addirittura un calo nel numero di infortuni). Il territorio savonese conta ben il 20% del totale delle denunce e anche una delle tre morti sul lavoro avvenute nel primo trimestre di quest'anno.«Un inizio preoccupante, che non ha nulla di positivo - commenta Marco De Silva, responsabile dell'Ufficio economico regionale della Cgil che ha elaborato i dati - La voglia di rimettere in moto l'economia non può passare sulla pelle dei lavoratori: se a fronte di una ancora modesta ripresa delle attività, peraltro partita sostanzialmente a marzo, si conta quest'accelerazione negli infortuni, quando saremo a regime rischiamo di dover contare numeri esorbitanti e inaccettabili». Secondo i sindacati, una delle principali cause degli infortuni nel Savonese è la carenza di controlli, soprattutto se messa a confronto con le attività di imprese piccole o piccolissime, spesso disperse nel sottobosco di appalti e subappalti. Su questo tema, in provincia Cgil, Cisl e Uil, con la prefettura e tutti gli organi di controllo, avevano raggiunto in epoca ante Covid uno storico accordo, unico a livello nazionale, nel settore edile, poi tentando di estenderlo alle altre categorie. Ma di fatto l'iniziativa è rimasta lettera morta. «Non è pensabile comunque che in tutta la provincia gli ispettori dell'Asl si contino sulle dita di una mano, bisogna assolutamente che la rete di controlli vada rafforzata», sottolinea la Cgil. L'altro elemento che rende difficile la diffusione di una cultura della sicurezza sul lavoro è la sempre maggiore precarietà. «Nel terziario ormai tre quarti dei neoassunti sono a tempo determinato, pochissimi con contratti di apprendistato in cui almeno si ha qualche rudimento delle norme. La sicurezza sul lavoro continua a venire vista come un costo e un investimento e questo è una minaccia per il futuro. Bisogna che tutti, e per primi i lavoratori, capiscano che questa sicurezza bisogna esigerla. È giusto parlare di dignità sul lavoro in termini di contratti ed emolumenti, ancor di più lo è in termini di non dover rischiare di finire all'ospedale, o peggio al cimitero», conclude De Silva. Il richiamo per il futuro è anche legato al piano di ripresa nazionale, il Pnrr, in cui secondo i sindacati «gli elementi di tutela della sicurezza su lavoro nelle normative su appalti e subappalti sono sistematicamente smantellati». --