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07/08/2020

Industria, la voce dei manager «Meno burocrazia per la ripresa»

QN - Il Giorno

di Luca Balzarotti MILANO «Meno burocrazia». Per l'88% dei manager lombardi l'industria post-pandemia può ripartire a questa condizione. La prima delle priorità indicate dai dirigenti intervistati da Aldai-Federmanager, l'associazione che rappresenta e tutela 15mila manager di imprese lombarde (il 40% degli iscritti a livello nazionale), è semplificare le procedure. Condizione necessaria (anche se non sufficiente) per delineare un'industria post-pandemia che investa nello sviluppo tecnologico e nella formazione. Bruno Villani (presidente di Aldai-Federmanager), come si può tradurre in concreto la richiesta di meno burocrazia? «In un modo su tutti: far ripartire i cantieri e le grandi opere pubbliche superando il codice degli appalti attraverso una maggiore semplificazione di standard e regole. Inoltre, i dirigenti chiedono lo stop della burocrazia e di procedure farraginose che rendono poco attuabili persino le misure di sostegno alle aziende previste dal Governo. E di alleggerire in maniera drastica il carico fiscale: occorre liquidità immediata alle imprese e rendere la pubblica amministrazione in grado di agire in modo orientato al risultato, incentivando un approccio manageriale». Burocrazia a parte, quali difficoltà i manager riscontrano dopo il lockdown? «Individuare profili con competenze specifiche in grado di occuparsi di temi legati alla sicurezza - il compito primario di un manager oggi è la sicurezza delle persone e dell'azienda - e alla gestione delle risorse umane. Inoltre ora spetta al manager una delle sfide più importanti: adeguare alla crisi i modelli di business». In base alle competenze che ha citato, quali profili professionali richiede il mercato? «La crisi sta accelerando un processo che era già in atto da tempo e che guarda alla valorizzazione delle soft skills, oltre alle competenze tecniche-specialistiche. Oggi non si può prescindere dal concetto di resilienza, ma occorrono anche visione strategica di lungo termine, capacità di analisi, capacità decisionali, complex problem solving, disponibilità all'ascolto, saper gestire situazioni delicate e conflittuali. E poi, molto importante dato il contesto, saper dialogare con la politica e interagire con tutti gli stakeholder del territorio». Al termine dell'emergenza, che ruolo avrà lo smart working? «Rappresenta un'opportunità di crescita e di cambiamento, non solo gestionale, ma anche culturale, di cui i manager sono chiamati a essere i portatori e gli attuatori. È sicuramente una strada obbligata, ma ritengo che la giusta soluzione sia una sintesi tra presenza e lavoro agile. È necessario valutare l'impatto del lavoro a distanza su alcuni aspetti cruciali, tra cui l'importanza di fare squadra, una sana competitività interna e la componente umana, relazionale ed emotiva che può rappresentare un indiscusso valore aggiunto». © RIPRODUZIONE RISERVATA