scarica l'app
MENU
Chiudi
08/08/2019

Indotto, i contratti sono in scadenza

La Gazzetta Del Mezzogiorno

ARCELORMIT TAL LA DEADLINE È ORMAI TRACCIATA I LICENZIAMENTI La Quadrato Divisione ha notificato ai sindacati l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 113 dipendenti GLI SCENARI La multinazionale intende utilizzare una società per svolgere una quota pari a circa il 30% delle lavorazioni ora appaltata all'esterno
Turco (M5S): Una norma per tutelare le imprese. Marinaro: Ora intervenga il Mise
l La deadline è tracciata: il prossimo 30 settembre scadono i contratti che legano ArcelorMittal alle imprese dell'indotto e per molte aziende tarantine c'è il serio rischio di trovarsi da ottobre fuori dalla fabbrica. Sia perché la multinazionale intende utilizzare una società per svolgere una quota pari a circa il 30% delle lavorazioni ora appaltata all'esterno che perché i prezzi finora praticati dai fornitori tarantini sono ritenuti più elevati - almeno di un terzo - di quelli di mercato. Le aziende così mettono le mani avanti. E dopo Castiglia che a luglio ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per circa 200 dipendenti proprio per la scadenza dei contratti, ora è la Quadrato Divisione Industria, azienda guidata dal neo-presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, a scegliere la via dura, notificando ai sindacati l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per 113 dipendenti - poco meno della metà del totale in forza all'impresa - attualmente impiegati nelle pulizie industriali nel siderurgico. La Quadrato non lascia nemmeno margini di trattativa, sostenendo nella nota di avvio della procedura che è inutile ricorrere alla cassa integrazione o alla solidarietà, ritenendo strutturale la riduzione dell'attività. Ovvero, l'uscita dal perimetro dell'indotto ArcelorMittal. Una situazione che sta diventando contagiosa, con effetti imprevedibili sul tessuto imprenditoriale tarantino e sulle migliaia di lavoratori dell'appalto ex Ilva. «Non c'è più tempo da perdere: bisogna tutelare le piccole e medie imprese del territorio, che operano in aree di crisi complessa, e che vengono bistrattate nella filiera degli appalti dai grandi colossi industriali, in un provvedimento legislativo d'urgenza. Bisogna prevedere che venga inserita una clausola sociale nel Codice degli Appalti, che preveda l'assegnazione nelle aree di crisi complessa del 50% degli appalti pubblici e privati alle aziende locali residenti sul territorio da almeno 5 anni» dice il senatore Mario Turco (M5s) in merito al possibile taglio delle commesse da parte di ArcelorMittal «a discapito - aggiunge - delle imprese dell'indotto». «Ciò - osserva Turco - in considerazione dell'inspiegabile affidamento dei prossimi appalti ad una neo costituita società estera, riconducibile allo stesso gruppo Mittal». L'esponen te del M5s rivolge «un appello a tutte le istituzioni ed enti territoriali e alle associazioni di categoria di opporsi, con forza e con qualunque strumento, a questa scellerata prospettiva che può danneggiare irrimediabilmente il tessuto economico locale». Secondo il senatore Turco «l'atteggiamento da parte di ArcelorMittal mina il clima di fiducia alla base di ogni relazione territoriale. Se la notizia che penalizza l'appalto tarantino dovesse trovare conferma - conclude - mi rendo disponibile ad incontro con i diversi soggetti interessati per cercare di trovare soluzione a questo annoso problema». Prende posizione lo stesso presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro che, rilevata la situazione «di estrema confusione che a seguito dell'incessante contrapposizione fra azienda e Governo investe sia la città sia il sistema delle imprese, messe entrambe in una condizione di estrema incertezza e conseguente criticità», sollecita «un intervento chiarificatore del Mise, diretto interlocutore di Ami sulle diverse questioni che attengono il rapporto della grande industria con la città. Ben venga pertanto la richiesta del sindaco al Mise di convocare gli enti locali; con altrettanto favore accogliamo la proposta del sen. Mario Turco di intervenire con una clausola speciale da inserire nel Codice degli appalti che possa salvaguardare le imprese dell'indotto. Si tratta in entrambi i casi di azioni che rispondono ad un'unica necessità: sgomberare il campo da illazioni, notizie non confermate e incertezze che stanno ulteriormente fiaccando un territorio già abbastanza martoriato. L'istanza che come Confindustria portiamo avanti va pertanto nella direzione di fare chiarezza, e di avviare eventuali azioni conseguenti e condivise nel segno del bene comune dell'intero territorio». Sulla vicenda interviene anche la Uiltrasporti, lanciando l'allarme: «L'appalto delle pulizie civili e industriali e dei servizi mense ad oggi effettuato da tre diverse aziende (Pellegrini, Sodexo e Chemipul) verrà accorpato in unico affidamento assegnato da ArcelorMittal alla Pellegrini spa. Tutti questi lavoratori ora sono inevitabilmente esposti ad un serio rischio di ritrovarsi tra poche settimane senza occupazione». «Decine di lavoratori - spiega il sindacato - nella migliore delle ipotesi e qualora la Pellegrini acconsentisse in sede di cambio appalto a garantire loro gli stessi diritti dei lavoratori tutelati dalla clausola sociale ex art.4, otterrebbero un contratto di lavoro agli stessi patti e condizioni contrattuali precedenti, quindi a tempo determinato con scadenza 30 settembre 2019». [mimmo mazza]

Foto: EX ILVA Il prossimo 30 settembre scadono i contratti che legano ArcelorMittal alle imprese dell'indotto