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13/11/2020

«Indignati e beffati, le carte erano regolari»

QN - La Nazione

LA SPEZIA Martedì mattina, alle prime notizie d'agenzia sull'inchiesta Dura Labor della Guardia di Finanza sullo sfruttamento degli operai della ditta Gs Painting srl operante in sub appalto nel cantiere Sanlorenzo della Spezia, la società leader della nautica di lusso ha avuto un picco negativo del 6 per cento nella quotazione in borsa. Ma è durato poco: il tempo che gli investitori, col progress delle cronache di dettaglio, capissero che nessuna contestazione era stata mossa alla società (così come a Baglietto e ai Nuovi Cantieri Apuania) e che tutto ruota attorno all'impresa gestita dal boss bengalese Bin Rauf Mahmud, alle vessazioni patite dai suoi dipendenti - chiamati a trattare e pitturare le superfici degli yacht - per il tramite dei capetti, anch'essi bengalesi, tra paghe da fame e turni massacranti; sono 20-25 quelli orbitanti alla Sanlorenzo nell'insieme di 600 lavoratori presenti in cantiere, di cui il 25 per cento diretti. «Il nostro titolo si è poi ripreso, ma abbiamo vissuto momenti di panico: mai ci saremmo immaginati gli scenari emersi dall'inchiesta» confida Massimo Perotti, patron del colosso industriale con cantieri navali alla Spezia, Ameglia, Viareggio che costituiscono, complessivamente, fonte di lavoro per circa 2000 persone di cui 550 dipendenti diretti. Quando lo contattiamo ha già avuto modo di leggere il decreto del gip Mario De Bellis che affida al dottor Bruno La Rosa la conduzione della Gs Painting, con l'obiettivo «liberare» i ragazzi bengalesi dalla schiavitù, dare corso a rapporti di lavoro regolari e, con questo, garantire la continuità dell'impresa. Nell'atto sono indicati i fondamentali dell'inchiesta: testimonianze delle vittime, verifiche dei flussi nei loro conti correnti tra bonifici delle paghe, prelievi e consegne di soldi al boss, intercettazioni. «Condotte che ci indignano, che contrastano con i valori etici, morali e di sostenibilità sociale che il Gruppo persegue fermamente da anni», dice Perotti. Come è stato possibile non coglierle? «Dalle procedure interne di verifica previste dalla legge, nelle quali sono impegnati due nostri impiegati, non è emerso nulla di irregolare: stipendi pagati (con corredo di straordinari), contributi e imposte versate, titoli per l'ingresso in area demaniale acquisiti. Quello che è avvenuto non era alla portata della nostra percezione. Solo un'inchiesta giudiziaria poteva smascherarlo». Mai visto Mahmud Bin Rauf? «Mai, assolutamente mai. I nostri rapporti, per quel tipo di prestazioni a basso contenuto professionale (al netto delle pitturazioni a spruzzo che invece sono effettuabili da specialisti) sono sempre stati con la Vega, che poi subappaltava. La pratica dell'appalto, per quel tipo di fornitura di manodopera, è ricorrente, in tutti i cantieri». Il contratto d'appalto è a prezzi di mercato? «Assolutamente sì. Sull'ordine di un milione a yacht, come si può capire effettuando dei confronti con le prestazioni di ditte similari». Fra gli operai sfruttati dalla Gs Painting c'è chi dice di aver lavorato 14-17 ore di continuo. Anche a Pasqua a Natale. Non ve ne siete mai accorti? «Non siamo mai stati aperti a Pasqua e Natale. Escludo turni di quella durata alla Sanlorenzo. Dai rilevamenti in ingresso e uscita, attraverso il badge, relativi ai 25 dipendenti della Gs Painting è emersa una media di ore di lavoro di 8,8 al giorno a persona. Per arrivare a quel monte deduco che, terminato il lavoro da una parte, iniziavano ad operare in un altro cantiere». Anche di notte? «La circostanza è tipica delle pitturazioni, col loro portato di emissioni, effettuabili solo dopo le 17 quando la gran parte dei lavoratori è uscita dal cantiere. Può capitare, episodicamente, qualche straordinario prolungato, connesso con quel preciso ciclo di produzione che non si può interrompere». Intanto c'è ora un incaricato del Tribunale a gestire i dipendenti la Gs Painting. La produzione deve andare avanti... «Con la precisazione che il subappalto in questione è residuale in Sanlorenzo rispetto al totale delle attività svolte, il prosieguo delle attività è un'esigenza per tutti: nostra in relazione agli impegni assunti per per le consegna degli yacht, dei lavoratori per il loro mantenimento, di qui in avanti dignitoso. Il rapporto avviato col dottor La Rosa è positivo». Lui non è un tecnico della navalmeccanica.. «Sì, ma sono certo che oltre alla nostra esperienza riceverà in supporto quella delle altre ditte operanti in cantiere per le pitturazioni. Stiamo confrontandoci». Corrado Ricci