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09/06/2021

Indagine Dhl, controlli anche a Corteolona

La Provincia Pavese - Maria Fiore

Maxi frode con finti contratti d'appalto, lavoratori sfruttati. Sequestrati 20 milioni a società del gruppo leader nella logistica inchiesta in quattro province
Maria Fiore / CORTEOLONACooperative usate solo come "serbatoi" di lavoratori. Una giungla di società all'apparenza legate alla logistica da appalti per la fornitura di servizi, ma utilizzate soltanto per somministrazione di manodopera. Un trucco che avrebbe consentito di risparmiare le imposte per anni. Tocca anche la sede di Corteolona, dove lavorano 319 persone, l'inchiesta milanese che ieri mattina ha portato al sequestro d'urgenza di oltre 20 milioni di euro a carico della Dhl Supply Chain Spa, azienda leader nell'ambito della logistica. le perquisizioni Nel decreto firmato dai pm di Milano Giovanna Cavalleri e Paolo Storari si ricostruiscono le tappe dell'indagine, che a marzo portò la Finanza di Milano a perquisire le diverse sedi e magazzini dell'azienda, compresa quella di Corteolona. Oltre alla Dhl, indagata insieme a Fedele De Vita, presidente della società fino al 2018, e Antonio Lombardo, presidente dal maggio 2018, sono coinvolte anche 23 cooperative, che fanno riferimento al Consorzio Industria dei Servizi. Lo stesso consorzio che fino ad aprile gestiva il magazzino di Corteolona. le accuse La società Dhl e i suoi presidenti sono accusati di reati fiscali perché, come spiegato dalla Finanza di Milano, «al fine di evadere l'Iva, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti emesse dal Consorzio Industria dei Servizi, simulando contratti di appalto in vece di contratti di somministrazione di mano d'opera, nelle dichiarazioni Iva della Dhl relativi alle annualità 2017, 2018, 2019, 2020, indicavano elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo» di oltre 20,7 milioni di euro.Secondo l'accusa, Dhl avrebbe usato «fittizi contratti d'appalto per prestazioni di servizi» che in realtà «mascherano somministrazioni irregolari di manodopera a favore di committenti più o meno conniventi». In questo modo Dhl avrebbe ottenuto un profitto dal mancato pagamento delle imposte, delle ritenute da lavoro dipendente e dei contributi previdenziali ed assicurativi». le comunicazioni via mail Il decreto di sequestro riporta una serie di comunicazioni via mail tra i vari responsabili delle società e della logistica, da cui, secondo quanto scrivono i pm, emerge «come, di fatto, il personale dipendente venga spostato da un consorzio all'altro con estrema flessibilità, a prescindere dalla volontà dell'appaltatore, formale datore di lavoro delle maestranze impiegate nei simulati appalti». Il sistema descritto negli atti, come scrive la Procura, comporta «nessun recupero per l'erario», essendo le cooperative nullatenenti, e nessuna tutela per i lavoratori, costretti a passare da una cooperativa all'altra, pena la perdita del posto di lavoro. --