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13/10/2020

Indagato l’ex sindaco Sposetti «Ma dimostrerà la sua innocenza»

QN - Il Resto del Carlino

di Lucia Gentili Sono tre gli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla filiera del biologico. Due aziende agricole di Tolentino e Loro Piceno, dedite alla produzione di vegetali «bio», sono finite da maggio sotto la lente dei carabinieri forestali dell'Abbadia di Fiastra. E tra le persone che hanno ricevuto l'avviso di garanzia c'è anche Giuseppe Sposetti, presidente della Fondazione Giustiniani Bandini che gestisce la riserva naturale dell'Abbadia di Fiastra, ed ex sindaco di Macerata. Oltre a lui, c'è Luca Riz, legale rappresentante della società agricola Mastrocola di Loro Piceno, laico consacrato; è un seminarista del seminario romano, quindi ancora laico finché non diventerà diacono. È originario della Val di Fassa (Trentino). Il terzo sotto indagine è Francesco Carpineti, di Corridonia, il quale è invece un collaboratore agricolo della medesima società. Le indagini dei forestali hanno portato al sequestro di 86.158 euro di finanziamenti pubblici, per l'accusa di indebita percezione; i militari si sono concentrati sui contributi destinati all'avvio e allo sviluppo di colture biologiche, che - secondo gli inquirenti - sarebbero state diversamente gestite. «Sposetti - dichiara l'avvocato difensore Manuel Formica - è indagato per il solo fatto d'essere legale rappresentante della Fondazione Giustiani Bandini; come tale, dimostrerà all'autorità giudiziaria la sua totale estraneità ai fatti sotto indagine». Sposetti, che è stato sindaco di Macerata dal 1967 al 1975 e dal 1980 al 1981, attualmente, rimanda i commenti alla sentenza definitiva, essendo la procedura in corso. Carpineti e Riz sono invece assistiti dall'avvocato Ester Molinaro di Roma. «Stiamo analizzando l'intera documentazione che segue all'avviso di conclusione delle indagini preliminari - afferma la legale -. I miei assistiti confidano nel lavoro della magistratura e intendono essere ascoltati dal pubblico ministero per dimostrare la loro completa estraneità a qualsiasi ipotesi di reato». I carabinieri forestali hanno ritenuto opportuno bloccare le risorse erogate dagli organismi comunitari e regionali, in considerazione del presunto mancato rispetto degli impegni previsti dai bandi Psr (Piano di sviluppo rurale), a cui le due aziende avevano aderito. La commercializzazione irregolare dei falsi vegetali «bio» da parte di entrambe le ditte ha consentito un fatturato pari a 272.815 euro per il 2019, mentre per quest'anno l'intervento dei carabinieri ha stoppato l'attività. L'uso di prodotti fertilizzanti e fitosanitari vietati comporta infatti un aumento della produzione per ettaro e, di conseguenza, l'immissione sul mercato di una quantità maggiore di prodotto rispetto a quella che si sarebbe ottenuta in caso di rispetto dei disciplinari previsti per la coltivazione biologica. © RIPRODUZIONE RISERVATA