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18/02/2021

Inchiesta partita lo scorso anno dopo la ribellione di due operai

Il Piccolo di Trieste - Ti.Ca.

l'inizio delle indagini nell'aprile 2020
Alla richiesta di restituzione del denaro dalla busta paga, un paio di operai bengalesi, si sono ribellati. Hanno raccolto "prove" e sono andati dritti dritti dai carabinieri di via Sant'Anna, denunciando l'estorsione ad aprile. Subito dopo hanno aderito al sindacato Slai Cobas, radicato ormai negli appalti e in particolare tra i lavoratori asiatici, ma non solo. «Quando sono state comunicate le deleghe alla ditta e il sindacato ha iniziato a intervenire sulle irregolarità più ordinarie, relative agli orari di lavoro, ai riposi forzati, ai conteggi delle differenze retributive, a metà luglio si è arrivati persino al pestaggio, da parte di alcuni capi, del "promotore" della denuncia», riferisce Paolo Dorigo, coordinatore Slai Cobas. Traumi e contusioni alla schiena, rilevate al Pronto soccorso. Cinque i giorni di prognosi. All'uomo, un ventenne che non cede, l'agenzia interinale di cui era dipendente «non ha rinnovato il contratto». E negli ultimi sei mesi «quest'operaio, a differenza di tutti gli altri assunti, non ha più lavorato a Panzano, a parte un mese in un'altra agenzia». Un operaio, sottolinea il sindacato, «pagato meno di mille euro al mese, malmenato». Nel suo Paese, invece, «un laureato». «Settecento euro - afferma Dorigo - doveva pagare per entrare e iniziare a lavorare, 300 o 400 euro al mese andavano per l'estorsione. E da pagare "senza alcun ritardo", perché i soldi devono andare "in alto", ripetevano i caporali sin dentro la salderia e altri ambienti di lavoro». Poi la ribellione e l'epilogo di lunedì. Che vi debba essere più vigilanza su appalto e subappalto è stato ribadito anche da Cgil e Uil, il giorno stesso degli arresti. Di ieri, invece, l'intervento dell'Usb-Federazione Gorizia con Alessandro Perrone: «L'ennesima conferma delle denunce sull'uso del caporalato nel sistema degli appalti in Fincantieri, sancito in questi giorni nell'inchiesta della Procura nei confronti della ditta Pad Carpenterie, con addentellati a Marghera e Ancona, è la riprova che tale sistema va assolutamente modificato, riportandolo a un livello di trasparenza e controllo». E va «profondamente rivisto nel suo insieme: internalizzando lavorazioni che oggi sono date in appalto alla filiera industriale della cantieristica pubblica», precisa. «Solo una ricomposizione delle lavorazioni nell'ambito della unificazione contrattualistica e dei diritti della manodopera - sottolinea ancora Perrone -, può risolvere definitivamente il malcostume di un comparto deregolamentato, che da decenni produce grandi o piccole ingiustizie e discriminazioni, reggendosi sullo sfruttamento e la compressione delle retribuzioni e dei diritti della gran parte dei lavoratori. Che pur determinano la sua capacità produttiva». «Appellarsi - conclude - alla necessità di un rafforzamento dei controlli o indignarsi per l'ennesimo sopruso non può bastare. Occorre una rinnovata vertenza sociale e sindacale che unifichi sotto una stessa gestione contrattuale e normativa lavoratori diretti e indiretti, autoctoni e stranieri». --Ti.Ca.© RIPRODUZIONE RISERVATA