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09/07/2021

“Inchiesta appalti, misure da revocare”

La Stampa - ELISABETTA TESTA

Avvocati all'attacco per fare annullare dal giudice la sospensione dal lavoro di impresari e professionisti
ASTI E' stata presentata la richiesta di revoca delle misure interdittive (sospensione dal lavoro) nei confronti degli astigiani indagati nell'ambito dell'operazione «Twin Towers». Imprenditori e professionisti nei giorni scorsi sono finiti nel mirino dell'operazione congiunta della Guardia di Finanza di Asti e della Squadra Mobile della Questura, con l'accusa di aver creato appalti del tutto fittizi per la costruzione di centri commerciali nella periferia di Asti. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Greco, sono sfociate in un'ordinanza, firmata dal gip Giorgio Morando, con cui è stato vietato a tutti, per un anno intero, di stipulare appalti con la pubblica amministrazione, esercitare l'attività imprenditoriale o la libera professione. Un provvedimento che la difesa, con l'avvocato Aldo Mirate, ha fin da subito dichiarato «intempestivo» e di cui è stata chiesta la revoca. Gli astigiani oggetto del provvedimento sono gli imprenditori edili Umberto e Alessandro Bramafarina, l'ingegnere Elio Boero, l'architetto Paolo Chiola, l'impiegata Monica Florean, il funzionario della Provincia di Asti attualmente in congedo, Roberto Imparato. Si sono presentati tutti in aula davanti al gip Morando, raccontando la loro versione dei fatti, accompagnati dagli avvocati Aldo Mirate e Ferruccio Rattazzi. Le indagini erano iniziate oltre un anno fa e hanno permesso di appurare che la società che realizzava i centri commerciali oggetto di indagine apriva regolari gare di appalto, ma fasulle, in quanto l'impresa a cui venivano assegnati i lavori (tra l'altro non in possesso dei requisiti previsti) veniva determinata a priori. Secondo gli investigatori, il tutto sarebbe avvenuto con l'assenso e il silenzio del funzionario della Provincia, incaricato in qualità di Responsabile unico del procedimento. Durante le indagini non sono emersi scambi di tangenti e il Comune di Asti (l'ente pubblico in questione) è risultato estraneo alla vicenda e in regola con tutte le procedure dettate. Tra le strutture oggetto di indagine anche la nuova Lidl ad Asti. Secondo gli investigatori, gli otto indagati avrebbero realizzato centri commerciali aggirando le disposizioni previste dal Codice degli Appalti. Le opere di urbanizzazione venivano realizzate a scomputo, ovvero a detrazione (totale o parziale) degli oneri dovuti all'ente pubblico. In un' occasione, la stessa società appaltante avrebbe affidato in via diretta la realizzazione di opere di urbanizzazione all'impresa, priva però dell'attestazione Soa (rilasciata da Società organismi di attestazione), imprescindibile per poter partecipare ad appalti pubblici. -

Foto: Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile