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29/10/2020

«Incarichi professionali conferiti alle università: adesso basta»

Il Gazzettino

Da qualche anno ormai le università venete e non solo stanno sempre più dedicandosi a servizi di ingegneria e architettura, affidati da enti locali, nella completa disapplicazione del codice dei contratti. Questa situazione sta danneggiando seriamente le migliaia di professionisti nel campo dell'ingegneria e architettura, tagliati fuori da importanti incarichi relativi per lo più a edifici pubblici, ponti e viadotti. Cosa prevede la normativa? Il codice degli appalti è molto chiaro: il dlgs 50/2016 all'art. 46 comma 1 prevede che siano specifici soggetti a esercitare i servizi di ingegneria e architettura, risultando palesemente escluse le università. Le quali valicano abilmente il disposto normativo, trasformando spesso i servizi previsti dal codice in studi o ricerche, edulcorando i loro servizi con profonde e inarrivabili scoperte scientifiche che invero non sono altro che progetti di ingegneria ed architettura.
Talvolta, nel campo dei ponti, vengono vendute piattaforme di Bridge Management System che altro non sono che software disponibili nel mercato. Altre volte si fa leva su complesse analisi Bim, ovvero modelli informatizzati di edifici che molti colleghi ingegneri e architetti liberi professionisti sanno realizzare. O ancora su metodi innovativi di progettazione, e così via. La solita e inutile fiera accademica delle vanità. Infatti, non c'è dubbio alcuno che molti nostri ingegneri e architetti sono tranquillamente in grado di svolgere tutti questi servizi senza che alcuna università debba svolgere servizi innovativi che di innovativo non hanno proprio nulla.
Ci sono diversi livelli di approfondimento in merito alla questione, che dovrebbero sempre essere considerati dalle amministrazioni pubbliche prima di procedere incautamente ad incaricare delle Università, incorrendo così in situazioni sanzionabili dal giudice amministrativo, dall'Anac e talvolta anche in altre sedi giuridiche: 1) innanzitutto, la palese violazione del codice dei contratti, il dlgs 50/2016 all'art. 46 comma 1, che individua come unici soggetti in grado di svolgere per legge tali servizi siano ingegneri, architetti e rispettive forme societarie di aggregazione (società di ingegneria, studi associati ecc.); 2) pare lapalissiano -ma forse non lo è- che le università per chiare disposizioni normative (es. art. 33 della Costituzione e art. 1 della Legge 240/2010) sono sede primaria di libera ricerca e di libera formazione nell'ambito dei rispettivi ordinamenti e sono luogo di apprendimento ed elaborazione critica delle conoscenze; operano, combinando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso culturale, civile ed economico della Repubblica, ovvero si devono dedicare a ricerca e didattica, non a servizi di ingegneria e architettura; 3) i docenti che svolgono queste attività e percepiscono quindi vere e proprie somme di denaro in forma di collaborazioni o consulenze incrementano i loro introiti, giacché percepiscono di base dei veri e propri stipendi essendo dipendenti a tempo indeterminato dello Stato italiano, distraendo così le risorse pubbliche (attrezzature, PC, software, collaboratori, assegnisti, laboratori ecc. di proprietà o alle dipendenze delle università) che dovrebbero per legge essere dedicate a ricerca e didattica, per legge; 4) collegato a questo punto, vi sono particolari scottanti che dovrebbero destare l'attenzione di qualche organo di controllo, ma che spesso vengono ignorate: i software utilizzati dalle università sono per la maggior parte licenze Accademiche ovvero gratuite e possono esser usate per studi e ricerche, non per servizi di ingegneria e architettura: chi controlla che non avvengano questi abusi? Idem dicasi per i locali universitari, i dipendenti, i collaboratori, gli assegnisti, tutti strumenti a carico dello Stato per svolgere come la legge richiede ricerca e didattica, non a servizi di ingegneria ed architettura: chi controlla che non avvengano questi abusi? Al contrario, i professionisti devono sobbarcarsi costi enormi per software (parliamo di decine di migliaia di euro per le piccole realtà, centinaia di migliaia per realtà maggiori), personale, affitto o proprietà di locali, tutte attività che sono insite nel c.d. rischio di impresa, rischio che le università non devono per nulla affrontare essendo enti pubblici finanziati con le tasse dei cittadini; 5) il complesso di garanzie fideiussorie, legali, economiche, assicurative che i professionisti e le società devono prestare agli enti che li incaricano ai sensi del dlgs 50/2016 non sussistono per le università. Una situazione pazzesca che gli organi di controllo evidentemente non verificano e non sanzionano a sufficienza.
In chiusura, veniamo a capire chi sono gli enti che affidano alle università studi e ricerche, ovvero in realtà servizi di ingegneria e architettura: praticamente a ogni livello, si va dai comunelli di provincia alle città capoluogo, dalle regioni alle aziende sanitarie locali, dagli enti controllati dalle regioni (in Veneto qualcuno si distingue da parecchio tempo) fino agli enti statali. Ingegneri e architetti nelle loro varie forme societarie e associative hanno più volte intrapreso battaglie legali, vincendo ripetutamente in tutta Italia contro questa vera e propria lobby universitaria che sta seriamente danneggiando i liberi professionisti e le società del settore, soggette tra il 2019 e il 2020 a un calo in valore dell'81% in termini di valore (Osservatorio Oice, al 31/8/2020). Non capire questa grave situazione e non fronteggiarla equivale a non capire la realtà del settore. Senza dimenticare che tutti questi accadimenti hanno una origine ben chiara, proveniente dalla profonda e misera degenerazione interna alle Università un tempo templi di conoscenza, cultura e scienza, oggi scadute in meri prestatori di servizi. Non possiamo più rimanere a guardare e, a difesa di tutto il settore, ci stiamo organizzando in una associazione regionale di ingegneri e architetti che vigilerà e segnalerà tutti i tentativi di elusione del chiarissimo disposto normativo vigente.
Alessio Pipinato