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28/05/2021

In Toscana i No Keu cambiano la concia

Il Manifesto - ALICE PISTOLESI, MARCO PAGLI

Dopo l'inchiesta che ha svelato un sistema di smaltimento illecito dei fanghi tossici , i comitati cittadini propongono le alternative
S e c'è un motivo per cui nelle ultime settimane la Toscana è sempre più rossa non è certo politico e nemmeno - sic transit - sanitario. Ma semmai per la vergogna e l'imbarazzo di fronte ad un'inchiesta che sta facendo tremare i palazzi. Quella condotta dalla direzione distrettuale antimafia e che ha al centro lo smaltimento illecito del cosiddetto Keu, la cenere cancerogena prodotta dal trattamento dei fanghi di alcune concerie del distretto di Santa Croce sull'Arno, che sta delineando un sistema di collusione tra politica, imprenditoria e malavita. Tonnellate di rifiuti tossici sversate in mezza regione con il concorso di aziende locali e di uomini legati alle cosche 'ndranghetiste, spesso utilizzando i cantieri delle grandi opere per smaltire illecitamente, e a minor costo, sottoprodotti industriali che avrebbero richiesto ben altri trattamenti con ben altri costi. Come nel caso del V lotto della nuova strada regionale 429, che collega Empoli a Poggibonsi, dove sarebbero state utilizzate 8mila tonnellate di materiale contenente Keu. PROPRIO QUI, IN UNO DEI TERRITORI a più forte trazione rossa, quell'Empolese Valdelsa che come nessun'altra area fu un bacino elettorale floridissimo per il renzismo e che resta terra d'elezione democratica, si sta organizzando la risposta a quel sistema di pressioni, favori e illeciti che la magistratura fiorentina ha messo in luce. Un sistema che trova terreno fertile sia nella progressiva esternalizzazione e privatizzazione dei servizi, sia in una gestione delle opere pubbliche che al massimo ribasso nelle assegnazioni degli appalti affianca il principio del massimo profitto nella realizzazione. A questo sistema la risposta non arriva da destra, ma dal basso. E ha preso voce attraverso la creazione di un'assemblea permanente, all'interno della quale stanno numerose realtà sociali (basti pensare ad alcuni circoli Arci situati proprio lungo il tracciato della 429) e politiche territoriali. Una realtà nata pochi giorni dopo che l'inchiesta era stata resa nota e in grado di coinvolgere fin dall'inizio centinaia di persone. «L'obiettivo a lungo termine dell'assemblea - dice la portavoce, Samuela Marconcini - è stabilire un contatto con le varie realtà attive nel territorio e i residenti, per condividere una visione d'insieme. Secondo noi il problema va oltre la questione inquinamento della strada e la possibile tossicità dell'acqua, il problema vero sono i materiali nocivi utilizzati dalle concerie». UNO SU TUTTI IL CROMO ESAVALENTE, un solvente che si usa in una delle prime fasi della concia. «Noi ci chiediamo perché - continua Marconcini - non si possano utilizzare altre formule meno inquinanti, come quella dei tannini vegetali, che, secondo un'indagine del 2015, nella Zona del Cuoio viene impiegato solo da un 15% di aziende. Vorremmo attivare un dibattito pubblico su questo tema e creare un'alleanza tra residenti, lavoratori del comparto conciario e i consumatori e i cittadini che comprano oggetti in pelle». Dopo il primo presidio, che si è tenuto il 24 aprile scorso, l'assemblea ha infatti proseguito il lavoro a fianco dei residenti presentando alle autorità - sindaci, Arpat e Asl - un documento in cui si chiedevano precise azioni di monitoraggio e verifica dello stato di inquinamento delle acque e dei terreni incriminati. Inoltre è stato costituito un comitato di tecnici ed esperti, messo a disposizione dei cittadini. Perché le preoccupazioni per la sicurezza ci sono e sono molte. Specie in un'area, quella della campagna tra Empoli e Castelfiorentino, dove in molti casi non arriva l'acquedotto e si utilizza l'acqua dei pozzi privati per irrigare i campi, abbeverare gli animali, ma anche per uso domestico. Preoccupazioni che non riguardano solo lo stato attuale della salute pubblica e ambientale, ma anche e soprattutto quello futuro, considerando che i processi fisico-chimici che governano la potenziale contaminazione delle falde e del territorio adiacente le aree incriminate possono avvenire su tempi-scala di mesi ed anni. «Siamo molto preoccupati - racconta Dario Mandriani, che vive a due passi dalla nuova strada regionale e tra i primi a sollevare il problema - noi utilizziamo l'acqua del pozzo per cucinare e lavarci. La prima richiesta che abbiamo fatto è che fosse portata l'acqua dell'acquedotto a tutte le abitazioni, che venissero fatti controlli sui pozzi privati e che si procedesse ad una bonifica dei siti contaminati. Tuttavia, questo non ripagherà del danno che è stato fatto, una catastrofe naturale che ha avvelenato un intero territorio. Siamo delusi da chi avrebbe dovuto tutelarci e invece ha permesso tutto questo». NON È SOLO L'EMPOLESE VALDELSA ad essere stato vittima di questo sistema. Ed è per questo che dall'assemblea permanente No Keu il fronte si sta allargando alle organizzazioni sociali di altri territori, come quello del Cuoio e della Valdera. Proprio nel cuore dello scandalo, Santa Croce, i vari comitati stanno organizzando un presidio unitario per dire che la salute viene prima del profitto e che lavoro e tutela dell'ambiente non possono stare in contrapposizione. Inevitabile anche in questo caso arrivare al titanico scontro tra ambiente e lavoro. Nella cosiddetta 'zona del Cuoio', il sistema conciario resta infatti centrale e alimenta la produzione manifatturiera, della calzatura e il comparto della pelletteria di alta moda di buona parte della regione. La Cgil Toscana, insieme alle camere del lavoro di Pisa, Firenze e alle categorie Fillea e Filctem, hanno organizzato un primo presidio a Santa Croce il 19 aprile e hanno annunciato che si costituiranno parte civile per «individuare con precisione le responsabilità» e per «salvaguardare il distretto industriale e manifatturiero». «Questa vicenda - dice Paolo Aglietti, responsabile della Cgil Empolese Valdelsa - sottolinea un fatto che già sapevamo. Gli anticorpi contro le infiltrazioni malavitose presenti da tempo in tutta la Regione non si trovano cancellando il codice degli appalti e con la semplificazione. Abbiamo invece bisogno di un sistema di regole che siano allo stesso tempo più semplici e più efficaci». L'inchiesta Keu ha portato a oltre 60 perquisizioni e a diverse misure di custodia cautelare e sequestri. Sarebbero state smaltite abusivamente 8000 tonnellate di rifiuti contaminati derivanti dagli scarti delle concerie. Nel sistema di smaltimento illegale è risultato anche il coinvolgimento della 'ndrangheta calabrese. La Regione Toscana ha deciso di controllare le acque dei pozzi a uso domestico in tutte le zone contaminate. Una recente manifestazione di protesta dei cittadini No Keu del pratese