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29/11/2018

In politica ora contano gli elettori

Alto Adige

spiazzati i commentatori
■ Caro direttore, ascoltiamo molti opinion leader, intellettuali e giornalisti ancora spiazzati nel commentare i recenti risultati elettorali nazionali e provinciali. Lamentano l'incomprensione del "popolo bue" che vota disattendendo le aspettative. Fosse vero, dimostrerebbero incoerenza e irresponsabilità per non aver nei decenni scorsi denunciato e contrastato nei ceti popolari fenomeni deleteri al processo di partecipazione democratica, quali: il basso livello di scolarizzazione, l'analfabetizzazione di ritorno, il disinteresse alla politica con conseguente caduta dei livelli di partecipazione al voto, l'ampia delega promossa anche per loro tramite a "leader-premier di turno nominati" succedutisi e dimostratisi spesso: inconsistenti, opportunisti e in qualche caso impuniti malfattori di risorse pubbliche. Dai loro pulpiti poche riflessioni, approfondimenti autocritici e proposte. Invece anatemi che dimostrano scarso rispetto del voto democratico espresso dal "demos" il popolo che in situazione di crisi reagisce scomposto da sempre "dichiarando ciò che sicuramente non vuole", e si affida a chi propone "discontinuità e cambiamento" salvo il diritto di revoca finché possibile. Autoesiliati da tempo, hanno perso la percezione della realtà quotidiana, smarrito il contesto di senso e la capacità di lettura della sua crisi. Una casta anche locale, come tante altre del paese, dimostratasi più zavorra che risorsa, che dovrà riattualizzarsi come il mondo di riferimento che la ha forgiata. Sembrano non in grado di interpretare l'avvenuta trasformazione della rappresentanza politica. Dal "partito pigliatutto catch-all party" che dagli anni'80 aveva soppiantato il "partito politico ideologico" del secondo dopoguerra; siamo passati oggi alla "centralità dell'elettore pigliatutto contemporaneo" che sceglie la novità purché sia non confermato l'inefficace pre-esistente! Dobbiamo avere nostalgie, rimpianti, paure? Constatiamo che la presa dei mass media tradizionali, TV e giornali, sull'orientamento dell'opinione pubblica ha raggiunto ormai livelli bassissimi. Localmente per la SVP, il "partito di raccolta etnico tedescofono" sopravvissuto, il risultato elettorale risulta problematico per alcuni aspetti: a). Salva la maggioranza relativa ma cede probabili fette di base elettorale più dinamica, innovativa e dotata di proposta critica. Perseguirà con maggior difficoltà il processo di riattualizzazione del partito adeguato alle sfide contemporanee. Riassorbe le componenti indipendentiste, sovraniste, localiste "prima il Suedtiroler identitario austriacante!" dimostratesi spuntate, inattuali-diacroniche al confronto imposto dall'agenda politica. Perde la sponda trentina governativa affine e sarà pressata dalle richieste autonomiste omologatrici delle vicine regioni. b). Disabituata, dovrà trattare "non prioritariamente per spuntare nuove competenze e risorse" ma per governare senza sponde tutrici (figure romane: Andreotti, Presidenti Repubblica soggiornanti estivi) e senza risultare forza politica determinante della maggioranza - ago della bilancia - con potere ricattatorio per il governo centrale romano. Dovrà trattare con eletti rappresentanti locali che alle elezioni sono risultati critici del suo governo, Verdi o Lega che siano. Attivando un confronto di mediazione continua che potrà anche disattendere inevitabilmente le aspettative di qualche sua componente costitutrice "a rischio erosione elettorale". c). "Ridimensionato il monopolio identificativo del "partito SVP = governo autonomia provinciale a nome della minoranza tedescofona" in vigore dal secondo statuto del 1972. Oltre 45000 voti delle periferie all'ex M5S Kollensberger Team si pongono dichiaratamente non su posizioni indipendentiste, estranee all'agone nazionale, ma concorrenziali con rappresentanti tedescofoni in aperta prospettiva di ricambio governativo. Non succedeva dagli anni 70, quando l'allora Partito Socialdemocratico Suedtirolese, "l'intruso" dott. Egmont Jenny, rappresentava un "seppur piccolo" interlocutore in grado di rappresentare un'altra voce tedescofona al governo centrale. d). Infine residuali e bistrattati i quartieri popolari delle città e cittadine a maggioranza italofona che chiedono ascolto ai loro bisogni auto-percependosi, a ragione o torto, esclusi - deprivati relativamente. Le politiche di "spending review - risparmi di spesa pubblica" hanno falcidiato anche qui. Probabilmente accanto alla permeabilità tematica nazionale esiste pure e la SVP dovrà capacitarsene, la "distonia rispetto al pubblicizzato ricco PIL-reddito medio pro capite che molti sognano con annessi servizi/infrastrutture provinciali" appannaggio delle ricche periferie; modellizzati dai governi centrali e rappresentati ad ogni piè sospinto come garanzia della pace etnica. Stavolta è toccato al partito della Lega raccogliere e interpretare, ribaltando il risultato di marzo scorso che aveva premiato il M5S primo partito. Auguri propositivi a tutti noi! Maurizio Prescianotto ■ Confesso che non mi sento spiazzato (fra l'altro i dati usciti dalle urne sono sostanzialmente quelli usciti dal sondaggio che abbiamo commissionato qualche mese fa) e ribadisco d'aver grande rispetto del popolo, che non ho mai considerato (e parlo anche a nome dei colleghi) bue. Non sono nemmeno stupito dal successo della Lega: chi ancora gira per la città, come me e i miei cronisti, coglie, sente, ascolta. E scrive. Informare (e solo questo è il nostro mestiere), sia chiaro, è molto diverso da orientare. Ma forse a chi critica tutto e tutti non interessa.