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04/06/2019

In meno di un’ora è rottura sullo «sblocca cantieri»

Il Manifesto - ROBERTO CICCARELLI

LA RIUNIONE INTERROTTA PER DIVERGENZE TRA LEGA E M5S
No dei leghisti alla richiesta di ritirare l'emendamento che sospende il codice degli appalti
II Lo «sblocca cantieri», il primo banco di prova dove il presidente del Consiglio Conte avrebbe dovuto verificare la valenza del suo penultimatum a Di Maio e Salvini, è saltato poco dopo la fine della conferenza stampa a palazzo Chigi. Dopo meno di un'ora gli «alleati» Cinque Stelle e Lega si sono alzati dal tavolo perché non hanno trovato un accordo sulla condizione «prendere o lasciare» imposta da Salvini negli ultimi giorni: sospendere, in via «sperimentale», per due anni l'applicazione del codice per gli appalti. I CINQUE STELLE HANNO sostenuto che i leghisti non hanno portato «motivazioni tecniche», ma solo «un puntiglio politico» alla richiesta di un radicale laissez faire edilizio, un vero e proprio «choc» neoliberista con grande impatto sul territorio, sui diritti dei lavoratori, sulle normative sui subappalti e le gare al minimo ribasso, oltre che sulle stazioni appaltanti. A quel tavolo il vero tema era la possibile infiltrazione della criminalità organizzata denunciata da sindacati, associazioni antimafia e dal presidente dell'autorità anticorruzione (Anac) Raffaele Cantone. «Hanno trovato un pretesto - hanno sostenuto fonti a cinque stelle del governo - per creare caos ma a questo punto il lavoro si e' interrotto». «SE LA LEGA VUOLE FAR SALTARE il decreto sblocca cantieri e magari così mettere a rischio lo stesso governo, lo dicesse in maniera chiara e se ne assumerà le responsabilità» hanno sostenuto voci provenienti dal ministero dei trasporti guidato dal pentastellato Danilo Toninelli dopo la spaccatura sull'emendamento presentato dalla Lega. DAL PARTITO DI SALVINI è arrivatra la conferma: nessuna intenzione di retrocedere su una delle condizioni dettate dal vicepremier ministro dell'interno all'indomani del trionfo alle europee. All'incontro la tensione è salita quando il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia, interpellato sulla possibilità di ritirare l'emendamento si è invece imputanto. Avrebbe opposto un secco «no» alla richiesta rivoltagli dal presidente del Consiglio Conte. A quel punto la riunione si sarebbe interrotta. Garavaglia avrebbe sostenuto di avere «un mandato politico». Conte avrebbe risposto: «Va bene, andiamocene tutti a casa». DOVEVA ANDARE SPEDITO questo «sblocca cantieri», insieme a quell'altra palude in cui si è trasformato il «decreto crescita». E invece ieri era tutto fermo in parlamento, in attesa del discorso di Conte e della successiva riunione al vertice convocata proprio per cercare di ammorbidire i leghisti che sulla questione hanno puntato un vero carico da novanta. Da giorni le commissioni sono ferme. Il provvedimento avrebbe dovuto arrivare in aula al Senato proprio stamattina. E invece ci sarà un nuovo rinvio, dopo quello della settimana scorsa quando il decreto spiana codice degli appalti aveva già subìto un altro rinvio. NELLE PROSSIME ORE gli «alleati» del contratto dovranno, forse, arrivare a un'intesa. Per loro il rischio è che non ci siano più i tempi per approvare un decreto inviso perlomeno ai cinque stelle. I tempi sono strettissimi: il decreto, infatti ,scade il prossimo 17 giugno e deve ancora iniziare l'iter parlamentare, superando il primo scoglio del Senato dove sarà cambiato. E poi andare alla Camera. Realisticamente non è esclusa la fiducia, considerata la situazione, anche per garantire il tortuoso percorso legislativo scelto dal governo. A tutto questo caos è appesa la speranza di una compagine di maggioranza che ha puntato le carte su provvedimenti reputati capaci di sollevare una «crescita» che sfiora lo zero del prodotto interno lordo. IL PRESIDENTE DELL'ANAC Cantone è tornato ieri ad attaccare l'emendamento della Lega: «Il codice degli appalti non può essere sospeso perché ci sono le direttive comunitarie e perchè le stazioni appaltanti hanno bisogno di regole - ha detto - Bisogna capire cosa si intende per sospensione. Di regole non si può fare a meno». E poi Cantone ha fatto un'osservazione che dimostra la strumentalità dell'emendamento leghista che ha peggiorato un provvedimento già criticato da tutti gli addetti ai lavori: «Il problema dei cantieri è molto più vasto - ha detto - Le opere segnate come bloccate sono in gran parte opere per cui c'è già stata l'aggiudicazione. Il codice degli appalti c'entra poco. Si tratta di finanziamenti venuti meno, di imprese fallite o di problemi tecnici. Per farsi un'idea basterebbe guardare l'elenco sul sito dell'Ance».

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