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21/05/2020

In Comune sono 800 i dipendenti al lavoro da casa

Gazzetta di Reggio - Ambra Prati

pubblica amministrazione
Ambra Prati / REGGIO EMILIASono 800 i dipendenti del Comune di Reggio Emilia che nel mese di aprile hanno usufruito di modalità in smart working, su un totale di 1.348 dipendenti assunti a tempo indeterminato più altri 150 a tempo determinato. Un primo passo verso il lavoro a distanza nel quale la pubblica amministrazione sconta un atavico ritardo. Questo mentre la Regione Emilia-Romagna ha indetto il primo bando per lo sviluppo e il consolidamento del lavoro a distanza: tra i nove progetti ammessi alla prima tranche di fondi da 791mila euro figura un ente pubblico reggiano, l'Unione dei Comuni del Distretto Ceramico. LA REGIONEIl bando regionale è stato presentato come «un contributo concreto per sostenere un nuovo modello organizzativo del lavoro nella pubblica amministrazione», è rivolto a Comuni, Unioni di Comuni, Province e Città Metropolitana di Bologna e rimarrà aperto fino al 31 luglio e fino a esaurimento del plafond da 2 milioni. La misura prevede un contributo del 70% alle progettualità presentate, relative a tre misure di progettazione del percorso di avvio o consolidamento dello smart working, formazione e adeguamento tecnologico. Un bando che ha destato l'interesse anche del Comune di Reggio, come affermato dall'assessore al Personale Nicola Tria, senza nascondere che i fondi sono risicatissimi e che sarà un assalto alla diligenza. Considerando che i Comuni in Emilia-Romagna sono 328, farebbe circa 6mila euro a provincia, dividendo per i 42 Comuni reggiani la cifra che salterebbe fuori è di 142 euro a Comune; ovviamente sulla carta, la distribuzione non sarà omogenea, ma il calcolo rende l'idea del piatto povero.COM'È ANDATA FINORASul fronte dello smartworking l'assessore Tria ha distinto tre fasi. «All'inizio abbiamo dovuto garantire la sicurezza delle persone e ridurre al massimo la mobilità, quindi anche la presenza in ufficio; si è dovuto allestire una forma di lavoro agile che non esisteva. Lo si è fatto per gradi. Per prima la modalità Enterprise, l'utilizzo di dispositivi dell'amministrazione che consentono le stesse funzionalità della postazione in ufficio, l'accesso alla firma digitale e a tutte le banche dati; e la modalità Guest, molto simile ma su computer personali dotati delle stesse funzioni ad eccezione della firma digitale; infine uno smartworking light, sempre con computer personali, ma con accesso solo ad alcune procedure. Questa prima fase della sperimentazione, partita per l'ufficio stipendi e ragioneria (che ha gestionali complicati), man mano è stata allargata alle funzioni essenziali: così si è arrivati a 300 dipendenti in smartworking fino al 19 marzo». È seguita una seconda fase di consolidamento, estesa ai servizi non essenziali e arrivata a 403 dipendenti il 2 aprile scorso. Un trend che secondo Tria, prevede rafforzamenti coinvolgendo in totale 800 dipendent. «In prospettiva - prosegue l'assessore - è stato firmato un accordo con i sindacati in cui, oltre ad un confronto settimanale per fare il punto sul tema, le parti si impegnano a introdurre stabilmente lo smartworking come strumento di organizzazione del lavoro per una percentuale di postazioni non inferiore al 10%». Basterà tutto questo per recuperare terreno ad un pubblico dalla tecnologia obsoleta? «È un discorso complesso. Non credo che solo la pubbilica amministrazione sia in ritardo sullo smartworking, è una caratteristica italiana - ha replicato Tria - Credo che visti i tempi strettissimi il Comune di Reggio abbia reagito con prontezza e soprattutto resterà come eredità e opportunità per i lavoratori nel futuro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA