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19/10/2018

In campo la giustizia amministrativa per garantire rapidità

Guida al Diritto - Davide Ponte

Legislazione/PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
il commento Quarantacinque giorni dopo il tragico crollo del ponte Morandi a Genova ha visto la luce l'intervento normativo urgente, predisposto ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione dal Governo. Se in relazione a tale assurdo evento l'urgenza di intervenire si è sin qui scontrata con la necessità di dare una risposta il più ampia possibile alla complessità e vastità degli interventi necessari, al fine di rispondere a una situazione la cui gravità ha connotati che vanno anche oltre la sola città direttamente coinvolta, la stessa dizione di "decreto Genova" appare limitativa, a fronte di una pluralità di obiettivi e di ambiti di intervento coinvolti dal legislatore; non a caso, su un totale di 46 articoli le norme concernenti la grave ferita inferta alla "Superba" sono solo le prime undici. Il legislatore pare aver quindi colto l'occasione della tragedia ligure al fine di adottare un intervento più ampio. Ciò, oltre ad aver inciso forzatamente sui tempi di predisposizione del decreto legge, potrebbe porre alcune perplessità in merito all'omogeneità dell'intervento, se non fosse per la tanto banale quanto forte considerazione che il susseguirsi delle tragedie che colpiscono il nostro fragile La gravità della crisi infrastrutturale economica e sociale come quella che da anni interessa la Liguria, se per un verso avrebbe forse meritato un provvedimento a sé, per un altro verso può costituire l'occasione per una riscossa più completa. A quest'ultimo riguardo, in termini prospettici è ancor più rilevante che l'intervento sia il più ampio e profondo possibile. territorio nazionale giustifica le necessarie forzature; e ogni strumento è utile al fine di agganciare i relativi vagoni. Gli interventi previsti nel decreto Rispetto alla prima parte del testo, dedicato al crollo del Morandi, il decreto legge n. 109 detta una cospicua serie di norme, sia in tema di organismi di regolazione del settore dei trasporti, sia relative a ulteriori misure urgenti per fronteggiare eventi sismici degli anni 2016 e 2017, nonché quelli che la stessa relazione illustrativa si limita a ricomprendere nella generica definizione di ulteriori interventi emergenziali. Sul primo versante "extra Genova" la strategia legislativa appare in astratto comprensibile, risultando nelle intenzioni potenziata la risposta dell'apparato burocratico pubblico, anche a fini preventivi, attraverso il rafforzamento delle autorità di settore. Sul secondo versante "extra Genova" l'obiettivo appare connotato da intenti congiunturali, tesi a cogliere l'occasione del necessario intervento urgente per fronteggiare la tragedia genovese al fine di approvare, sotto forma legislativa, altre forme di intervento necessarie a dare una risposta ad altre emergenze in attesa. Peraltro, la gravità della crisi infrastrutturale economica e sociale quale quella che ormai da alcuni anni interessa il territorio ligure, se per un verso avrebbe forse meritato un intervento a sé, per un altro verso può costituire l'occasione per una riscossa più ampia. A quest'ultimo riguardo, in termini prospettici è ancor più rilevante che l'intervento sia il più ampio e profondo possibile, in un approccio solidaristico fra diverse realtà territoriali, tutte specchio di una fragilità nazionale che impone interventi irrinunciabili, connotati dalla più ampia prospettiva temporale e territoriale possibile. In definitiva, dinanzi al reiterarsi di tragedie insostenibili, il sacrificio dell'omogeneità è pienamente giustificato dalla necessità di imbastire una strategia il più ampia possibile. Non resta che attendere la fase di conversione, la cui complessità è facilmente prevedibile alla luce della pluralità di ambiti di intervento, tale da giustificare i tentativi di allargare ulteriormente il raggio di azione. È tuttavia auspicabile che il legislatore non perda di mira il principale e più urgente obiettivo, rimettere in piedi un territorio - quello genovese - ormai in ginocchio. L'analisi della disciplina Il decreto-legge si articola in cinque parti, denominate capi e relative alle seguenti tematiche: la prima, di undici articoli, dedicata a Genova; la seconda, dall'articolo 12 all'articolo 16, intitolata alla «sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti»; la terza, la più ampia in quanto comprendente gli articoli dal 17 al 36, concernente una pluralità di interventi nei territori comunali dell'Isola di Ischia interessati dagli eventi sismici del 21 agosto 2017: la quarta, articoli 37-39, contenente ulteriori misure urgenti per gli eventi sismici verificatisi in Italia centrale negli anni 2016 e 2017; la quinta e ultima, contenente una pluralità di misure emergenziali, dalla disciplina dei fanghi di depurazione all'integrazione salariale per le imprese in crisi, oltre che le tradizionali norma di chiusura. Dal punto di vista della cornice costituzionale, rispetto ad alcune voci critiche merita un richiamo la consolidata giurisprudenza costituzionale in tema di opere pubbliche e di protezione civile (ad esempio sentenza 68/2018). La parte dedicata a Genova prende finalmente atto della situazione di una città in forte e ormai cronica crisi, rispetto alla quale forse alcuni degli interventi messi in campo apparivano necessari anche prima e a prescindere da quella che è l'ultimo e forse il più eclatante di una serie di tragici eventi che ne hanno colpito le infrastrutture basilari (dalle reiterate alluvioni al crollo della torre piloti in porto) La rilevanza dell'infrastruttura coinvolta e del relativo contesto, dalle abitazioni alle attività limitrofe oltre al tessuto socio economico, conferma definitivamente la crisi e le necessità di un intervento che, dopo la messa in sicurezza e la ricostruzione del ponte, rimetta in piedi un territorio già da anni compromesso. Il commissario Il cuore "organizzativo" dell'intervento per Genova è costituito dall'articolo 1, con cui si prevede l'istituzione del Commissario straordinario (individuato giovedi 4 ottobre nella figura del sindaco di Genova Marco Bucci) al quale viene affidata la ricostruzione dell'infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario; con tale denominazione si prende atto della necessità e urgenza di ricostituire un'infrastruttura che era a servizio non solo della città ma di una rete ben più ampia, di impatto e interesse europeo. L'ottimismo sui tempi pare emergere dalla durata dell'organo straordinario, stabilità in un anno salvo proroga ma con il termine finale fissato nel triennio dalla prima nomina (rimessa a un Dpcm da adottare dopo aver sentito il Presidente della Regione). L'oggetto delle attività affidate al Commissario viene quindi specificato in termini necessariamente ampi: tutti gli interventi per la demolizione, per la rimozione e lo smaltimento delle relative macerie, nonché per la progettazione, l'affidamento e la ricostruzione dell'infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario di collegamento. La previsione conferma la centralità del ruolo del soggetto, nella soluzione degli enormi problemi sorti a seguito del crollo. Dal punto di vista strettamente giuridico, la previsione di maggior rilevanza e impatto è l'ampiezza di poteri derivanti dalla prevista deroga a ogni disposizione di legge; tale amplissima previsione viene sottoposta a due limiti, a propria volta inderogabili: le norme penali e il necessario rispetto di vincoli non derogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea. Se il primo limite appare chiaro, nel suo riferimento alle norme di rilevanza penale - sostanziale e processuale -, ben più incerto e fumoso appare il confine dettato dal secondo limite. In genere, nelle non infrequenti ipotesi di ordinanze di protezione civile i commissari straordinari avevano, nei relativi atti normativi attuativi, un preciso elenco di norme derogabili nell'ambito della propria attività emergenziale. Nel caso in esame invece, a fronte della straordinarietà dell'evento e delle attività connesse, si è optato per la strada opposta, nel senso della piena derogabilità delle norme vigenti, salvi i due predetti limiti, dettati in generale dalla stessa legge istitutiva. Peraltro, il limite "europeo" non sarà facilmente superabile. Sia perché il diritto dell'unione è piuttosto rigido, specie per come inteso dalla giurisprudenza sovranazionale, sia per l'ampiezza e genericità del riferimento; quest'ultimo, infatti, è formulato in guisa da risultare operante oltre il mero dato normativo continentale, riguardando ogni possibile vincolo europeo, compresi quindi quelli (tanto noti e incisivi quanto criticati) di carattere finanziario. Invero appare comunque eccessiva una dizione di una legge che autorizza a derogare ogni legge vigente; la proporzionalità e ragionevolezza imporrebbero, anche a un legislatore d'emergenza, la deroga connessa unicamente alle attività emergenziali. Peraltro, i vincoli derivanti dall'appartenenza alla Ue sono talmente estesi che ogni questione è probabile che sia rimessa a tale ambito; a titolo esemplificativo vanno ricordate le norme in materia ambientale ovvero sugli appalti, le quali derivano da precisi impegni europei, in specie risultando adottate in diretta attuazione di sempre più puntuali disposizioni delle relative direttive. La struttura organizzativa Dal punto di vista della struttura a sostegno dell'azione commissariale, la norma riprende alcuni dei connotati consolidatisi negli anni di emergenza gestita dalla protezione civile. In primo luogo, la norma si occupa direttamente del Commissario: vengono dettati i criteri per l'individuazione del compenso del Commissario, caratterizzato, in parte qua , dalla valorizzazione del merito nell'ambito della c.d. parte variabile; quest'ultima, infatti, viene "strettamente correlata" al raggiungimento degli obiettivi e al rispetto dei tempi di realizzazione degli interventi. Viene inoltre prevista la facoltà per il Commissario di nominare fino a due vice (definiti sub commissari, in guisa da evidenziarne la funzione di veri e propri possibili vicari operativi). In secondo luogo, il decreto si preoccupa di dotare il Commissario di una adeguata struttura. Dal punto di vista del personale, la norma prevede un contingente di personale pari a venti unità, di cui 19 di personale non dirigenziale e 1 dirigente di livello non generale; dal punto di vista dei requisiti, i soggetti devono essere - sul versante formale - dipendenti di pubbliche amministrazioni centrali e territoriali, previa intesa con queste ultime, e, - sul versante sostanziale - in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalità richiesti dal Commissario straordinario per l'espletamento delle proprie funzioni. Se quella appena individuata è la struttura base dell'ufficio a servizio del Commissario, a fronte della vastità del compito la norma prevede altre due possibili strade di integrazione della struttura. Da un lato, il Commissario può avvalersi, anche in qualità di soggetti attuatori e previa intesa con gli enti territoriali interessati, delle strutture e degli uffici della Regione Liguria, degli uffici tecnici e amministrativi del Comune di Genova, nonché dei Provveditorati interregionali alle opere pubbliche, della Società Anas Spa e delle Autorità di distretto. Dall'altro lato, il Commissario può attingere anche al di fuori delle Pa in senso stretto, avvalendosi di concessionari di servizi pubblici e delle società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico, mediante convenzione con la quale si procede alla relativa regolazione dei rapporti. La genericità della previsione non trova limite rigoroso nell'individuazione del possibile oggetto delle attività da affidare a tali soggetti: quelle urgenti di progettazione, affidamento dei lavori e direzione dei lavori e di collaudo, nonché per ogni altra attività di carattere tecnicoamministrativo connessa alla progettazione, all'affidamento e all'esecuzione di lavori, servizi e forniture. In sostanza si prevede un affidamento diretto, una sorta di in house e dintorni, anche per tutti i possibili appalti connessi alle vaste e delicate attività. Infine, dal punto di vista finanziario la norma istituisce, analogamente ai commissari straordinari di protezione civile ante riforma Monti, una apposita contabilità speciale intestata al Commissario straordinario, sulla quale confluiscono le risorse pubbliche all'uopo destinate nonché quelle tempestivamente messe a disposizione dal soggetto concessionario al momento dell'evento. Sul versante delle entrate, merita un cenno la norma contenuta nell'articolo 11 (l'ultimo di quelli dedicati a Genova) che prevede la surroga dello Stato nei diritti dei beneficiari delle provvidenze dettate dalle norme di sostegno, nei confronti dei soggetti responsabili dell'evento, ai sensi dell'articolo 1203, primo comma, n. 5), del codice civile. In sostanza lo Stato intende recuperare le somme investite nei benefici irrogati al territorio genovese tramite la surroga nelle somme che gli stessi beneficiari vanteranno nei confronti dei responsabili del crollo. Le attività e i rapporti con i soggetti terzi Peculiare appare poi la disciplina riguardante le attività del commissario e i rapporti con i terzi Dal punto di vista delle necessarie procedure ablatorie, la norma affida al Commissario straordinario il potere di procedere alle occupazioni di urgenza e alle conseguenti espropriazioni delle aree occorrenti per l'esecuzione degli interventi. La disposizione parrebbe consentire un duplice percorso: quello ordinario, che alle occupazioni fa seguire le definitive ablazioni; uno facoltativo, tale da consentire o la mera occupazione strumentale e temporanea, ovvero direttamente l'ablazione tramite esproprio. D'altronde, tale previsione appare conforme alla piena derogabilità delle norme del Dpr 327/2001. Al riguardo, sul versante procedurale si prevede una norma di semplificazione, nel senso che per la redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli è ritenuta sufficiente la presenza di due rappresentanti della Regione o degli enti territoriali interessati. In termini di ulteriore accelerazione va evidenziata la disposizione, contenuta sempre al comma 5, a mente della quale il Commissario può disporre l'immediata immissione nel possesso delle aree da adibire a cantiere delle imprese chiamate a svolgere le attività realizzative, con salvezza dei diritti dei terzi. Questi ultimi potranno agire in separata sede, senza peraltro che tale azione possa ritardare l'immediato rilascio delle aree stesse. Di particolare delicatezza appaiono le ulteriori previsioni, concernenti il rapporto con il concessionario del tratto autostradale interessato nonché l'affidamento delle attività della ricostruzione. Il carattere già latu sensu sanzionatorio nei confronti del concessionario emerge evidente, a partire dalla espressa qualificazione dello stesso quale responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell'infrastruttura concessa ovvero in quanto responsabile dell'evento. Per quanto concerne le attività di ricostruzione, il comma 7 prevede che il commissario straordinario affidi, tramite procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, le attività di ripristino del sistema viario, nonché quelle propedeutiche e connesse. Viene quindi legificata la scelta che il codice degli appalti consente, eccezionalmente in termini rigorosi, alla stazione appaltante in via ordinaria. Dal punto di vista dei possibili aggiudicatari, la norma stessa legifica una sorta di requisito a contrario: l'affidamento va assegnato in favore di uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero siano da queste ultime controllate o, comunque, a esse collegate, al fine di evitare un indebito vantaggio competitivo nel sistema delle concessioni autostradali. Ulteriore requisito viene previsto nel senso dell'obbligo, per l'aggiudicatario, di costituire, ai fini della realizzazione delle attività così affidate, una struttura giuridica con patrimonio e contabilità separati. Sul versante degli oneri per il compimento delle attività così affidate, la norma prevede un meccanismo di imputabilità diretta, ex lege , in capo al concessionario del tratto autostradale alla data dell'evento; quest'ultimo, infatti, è tenuto a far fronte alle spese di ricostruzione dell'infrastruttura e di ripristino del connesso sistema viario, entro trenta giorni dalla richiesta del Commissario straordinario. In caso di mancato rispetto del termine, il Commissario straordinario può individuare, omessa ogni formalità non essenziale alla valutazione delle manifestazioni di disponibilità comunque pervenute, un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere, a fronte della cessione pro solvendo della pertinente quota dei crediti dello Stato nei confronti dello stesso concessionario, soggetto passivo ex lege . A garanzia del rimborso del piano di ammortamento dell'anticipazione, è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029; data la drammatica situazione del contesto territoriale coinvolto dal crollo, c'è da sperare che il fronte temporale di ricostruzione sia molto più celere. Le controversie alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo Di particolare interesse appare la norma dettata in materia di giustizia amministrativa e di Guida al Diritto / Il Sole 24 Ore difesa erariale, contenuta nell'articolo 10. Infatti, al fine di evitare i rischi di incertezza circa l'individuazione del giudice competente e la relativa lentezza processuale, la norma interviene con due modalità. In via principale, si prevede che tutte le controversie relative agli atti adottati dal Commissario straordinario, nonché ai conseguenti rapporti giuridici anteriori al momento di stipula dei contratti che derivano da detti atti, siano devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; a tali giudizi si applica l'articolo 125 del codice del processo amministrativo, a mente del quale, come noto, vengono dettate previsioni peculiari al fine di velocizzare le controversie in tema di infrastrutture strategiche al fine specifico di non ostacolare la relativa realizzazione. In via di dettaglio, per quanto riguarda il patrocinio del Commissario straordinario, la norma prevede espressamente la difesa erariale dell'avvocatura dello Stato. Invero, nonostante la cicliche polemiche e accuse al giudice amministrativo di costituire un freno alle iniziative di rilevanza economica, nel momento del bisogno il giudice amministrativo viene - correttamente individuato quale organo giudicante con il rito più rapido e completo per affrontare questioni di tale rilevanza, in cui il dato autoritativo e quello connesso all'interesse pubblico assumono un rilievo preminente. Non a caso analoga scelta in questi giorni è stata effettuata in materia di giustizia sportiva. Al giudice amministrativo viene affidata la giurisdizione esclusiva in merito a tutti gli atti riferibili al Commissario, posti a monte della stipula dei contratti, per la cui fase esecutiva quindi è ipotizzabile il mantenimento in capo alla giurisdizione ordinaria secondo gli ordinari criteri. Merita di essere evidenziata la innovatività della formula utilizzata per affidare la giurisdizione esclusiva sugli atti del Commissario, da intendersi quali amministrativi e autoritativi, estesa altresì ai conseguenti rapporti giuridici. Per ciò che concerne l'individuazione del giudice territorialmente competente, si potrebbe porre la questione della ennesima assegnazione speciale al Tar Lazio, sulla scorta del criterio specifico che, in materia di ordinanze di protezione civile, assegna ai giudici capitolini la relativa cognizione. Peraltro, la norma di cui all'articolo 135, lettera e) , del Cpa, avente carattere processuale ed eccezionale (e quindi non estendibile analogicamente) si riferisce espressamente solo alle ordinanze e ai provvedimenti commissariali adottati ai sensi della legge 225 del 1992; pertanto, a fronte della predetta natura, non risulta applicabile al caso in esame, in cui il Commissario straordinario è individuato e nominato in base a una specifica e autonoma disposizione. Conseguentemente, l'eventuale contenzioso dovrebbe seguire, ordinariamente, i normali criteri di competenza territoriale: Tar Liguria in primo grado e Consiglio di Stato in ultimo grado di merito. Per ciò che concerne il rito, che il legislatore intende necessariamente rapido e tale da non ostacolare le attività di ricostruzione, l'espresso riferimento all'articolo 125 va inteso come esteso a tutte le regole ivi previste, già oggetto di interpretazione in sede applicativa. Dal punto di vista normativo, come noto, la norma, oltre a estendere il rito speciale appalti e a escludere l'applicazione dei casi di inefficacia del contratto ex articolo 122, detta alcune regole peculiari sul processo cautelare nonché in ordine alle possibili conseguenze sui contratti nel frattempo conclusi e la conseguente tutela risarcitoria. Sul primo versante (articolo 125, comma 2), con una previsione fortemente limitativa del tradizionale potere cautelare, si prevede che il giudice debba tenere conto delle probabili conseguenze del provvedimento stesso per tutti gli interessi che possono essere lesi, nonché del preminente interesse nazionale alla sollecita realizzazione dell'opera. In tale ottica, si impone al giudice, in caso di eventuale accoglimento della domanda cautelare, di valutare anche la irreparabilità del pregiudizio per il ricorrente, il cui interesse va comunque comparato con quello del soggetto aggiudicatore alla celere prosecuzione delle procedure. Sul secondo versante (articolo 125, comma 3), si prevede che la sospensione cautelare o l'annullamento nel merito dell'affidamento non comporti in ogni caso la caducazione del contratto già stipulato, con la conseguenza che il risarcimento del danno eventualmente dovuto può avvenire solo per equivalente. Come evidenziato in giurisprudenza (ad esempio Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 5 maggio 2016 n. 1798), con quest'ultima previsione si è inteso dettare una disposizione speciale per le infrastrutture strategiche che esclude in radice la declaratoria giurisdizionale d'inefficacia, circoscrivendo la tutela erogabile al solo risarcimento del danno ex articolo 34, comma 3, e al paradigma generale ivi enunciato, secondo il quale se l'annullamento del provvedimento non è più utile alla parte (e qui non lo sarebbe per il divieto della declaratoria d'inefficacia, che impedisce il subentro nel medesimo), la pronuncia d'illegittimità ha mero valore di accertamento (e non già l'usuale valore costitutivo dell'annullamento) che fonda il consequenziale riconoscimento del diritto al risarcimento del danno. Le novità in tema di sicurezza della rete nazionale Il decreto legge non si limita a dettare i primi - e probabilmente insufficienti vista la gravità della situazione che si sta cronicizzando a Genova e dintorni - interventi per rispondere alla tragedia del 14 agosto 2018; il legislatore d'emergenza tenta di intervenire anche sul più ampio tema della sicurezza della rete nazionale dei trasporti, della cui fragilità il crollo del Morando costituisce un chiarissimo indizio. Peraltro allo stato la risposta avviene solo sul versante burocratico organizzativo, attraverso l'introduzione di una nuova Autorità tecnico-regolatoria e il rafforzamento di quella, invero sin qui piuttosto impalpabile a livello applicativo, già esistente. Sul primo versante viene in rilievo l'articolo 12 del decreto, che istituisce l'agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, la quale prende il posto dell'agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. L'obiettivo del nuovo organismo, qualificato agenzia e quindi di carattere prettamente tecnico, viene individuato nel garantire elevati standard di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali. In termini di incardinamento, la nuova agenzia viene sottoposta ai poteri di indirizzo, vigilanza e al controllo strategico del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e dotata di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria (commi 1 e 2). La norma individua una serie tanto ampia quanto generica di compiti - che peraltro non dovrebbero costituire novità, almeno a livello di previsione giuridica - a partire dai seguenti: l'attività ispettiva finalizzata alla verifica della corretta manutenzione; la promozione dell'adozione da parte dei gestori delle reti stradali e autostradali di sistemi di gestione della sicurezza per le attività di verifica e manutenzione delle infrastrutture certificati da organismi di parte terza riconosciuti dall'Agenzia; il sovraintendere alle ispezioni di sicurezza. Sul secondo versante, viene in rilievo l'articolo 16, teso a implementare le competenze dell'Autorità di regolazione dei trasporti e disposizioni in materia di tariffe e di sicurezza autostradale. La norma persegue l'obiettivo di perseguire più elevati standard di sicurezza delle infrastrutture e del traffico autostradale inquadrando più organicamente nel sistema di settore le competenze dell'Autorità. Invero allo stato le previsioni appaiono di carattere prevalentemente procedimentale, a parte alcune specifiche risorse assegnate a particolari tratti autostradali reputati a peculiare rischio. Altre disposizioni. L'accelerazione del condono nelle zone colpite dal sisma. Nell'ambito delle varie disposizioni estranee a quelle necessarie a far fronte alla tragedia genovese, se in generale la parte del leone la fanno quelle destinate al territorio campano colpito dal terremoto dell'estate 2017, in dettaglio merita un cenno la norma che, all'articolo 25, detta un percorso accelerato per la definizione delle procedure di condono nel territorio dei Comuni ischitani, individuati dall'articolo 17. In particolare si prevede una disciplina acceleratoria speciale per la definizione dei condoni pendenti, riferibile a tutte e tre le ipotesi di speciale sanatoria. In dettaglio, si prevede che i Comuni coinvolti definiscano le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017, presentate ai sensi della legge 28 febbraio 1985 n. 47, della legge 23 dicembre 1994 n. 724, e del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269, applicando esclusivamente le procedure di cui alla originaria legge del 1985, salvo il possibile ricorso ad apposite conferenze di servizi (istituto come noto non ancora previsto in via generale nel 1985). La nuova disciplina sulla gestione dei fanghi di depurazione Ancor più extravagante, rispetto alle finalità originarie del decreto legge in esame, appare la peculiare disposizione che, all'articolo 41, interviene in via d'urgenza a mutare la disciplina dei fanghi da depurazione. A fini esplicativi della scelta dell'inserimento nel decreto legge, la relazione di accompagnamento al testo evidenzia l'urgenza in quanto il decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 99 non sarebbe più adeguato alle più recenti acquisizioni tecnico-scientifiche, soprattutto per quanto attiene alla valutazione degli effetti a lungo termine dell'utilizzo dei fanghi sul suolo. Invero, l'esigenza deriva altresì dal fatto che la giurisprudenza peraltro da diverso tempo (cfr. Corte cassazione n. 10709/2009; Corte cassazione n. 34390/2011; Tar Lombardia n. 1782/2018; Tribunale di Verona n. 10658/2010) - ha reso statuizioni specifiche che hanno fortemente limitato l'utilizzo dei fanghi in agricoltura precludendo di fatto l'esecuzione delle attività di recupero e riciclo. A fronte di tale complessa situazione il legislatore d'urgenza interviene e, nelle more di una completa riscrittura della disciplina prevista nell'ambito del recepimento del "pacchetto rifiuti", persegue il fine di disincentivare il ricorso alla discarica e di garantire l'utilizzo sicuro dei fanghi di depurazione delle acque reflue in agricoltura, introducendo un valore limite di concentrazione per gli idrocarburi. Inoltre, al fine di rispondere ai predetti orientamenti, viene fatto salvo l'utilizzo agricolo di fanghi di depurazione che contengono idrocarburi di origine naturale (oli e grassi vegetali e animali derivanti dagli scarti di cucine e mense, ma anche dalla trasformazione dei prodotti alimentari). •
Il cuore "organizzativo" dell'intervento per Genova è costituito dall'articolo 1 che prevede l'istituzione del Commissario straordinario
Un contingente di personale pari a venti unità, di cui 19 di personale non dirigenziale e 1 dirigente non generale
L'attività di ricostruzione sarà affidata a una gara senza previa pubblicazione del bando
Per quanto riguarda il patrocinio del Commissario, la norma dispone la difesa erariale dell'avvocatura dello Stato
Per l'eventuale contenzioso: Tar Liguria in primo grado e Consiglio di Stato in ultimo grado di merito
L'articolo 25 detta un percorso accelerato per la definizione delle procedure di condono nel territorio ischitano

Foto: Decreto legge 28 settembre 2018 n. 109

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