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29/05/2021

Imprese protagoniste, lavoratori tutelati: ecco il patto che serve al Sud

Il Riformista - Doriana Buonavita*

Idee per superare la crisi
Gli ultimi giorni risuonano come campane scordate, ognuna per la propria parte, ognuna contro l'altra. Le riforme degli ammortizzatori e gli investimenti per il lavoro sono ancora lontane chimere, mentre sembra essere scontata la campanella dei "liberi di licenziare". Siamo certi che tutte le imprese del Nord e del Sud abbiano bisogno di questo? O forse più di un piano di rilancio del lavoro e della produttività? Oltre 73mila le imprese italiane, di cui quasi 20mila solo nel Mezzogiorno, sono a forte rischio chiusura. Il tasso di disoccupazione è in continuo aumento: ne è esempio la Campania, dove una persona su cinque è senza lavoro. Ad oggi si contano 900mila posti bruciati dalla pandemia in un mercato del lavoro, quello italiano, già vacillante; soltanto in Campania ne sono a rischio altri 60mila. Tornare alla fase prepandemica era uno degli obiettivi da raggiungere entro il 2023, ma dopo il decreto Sostegni bis questo non solo rischia di allontanarsi, ma si prospetta impegnativo e lento, se solo si pensa al ritorno ai licenziamenti. Un tunnel senza alcuna via di uscita, una situazione nella quale, dopo aver risolto un problema, ci si troverà ad affrontarne subito un altro di dimensioni maggiori, correndo il rischio di essere cani che si mordono la coda. Tornare ai licenziamenti in maniera lenta e a tappe non basta. Che fi ne ha fatto quel decreto Sostegni bis che, con i suoi 40 miliardi di euro, doveva contenere un pacchetto di misure che il Governo aveva defi nito "cassetta degli attrezzi" per potenziare la rioccupazione senza ricorrere ai licenziamenti, soprattutto prolungando questi al 31 agosto? I contratti di espansione, ricollocazione e solidali con la rivisitazione del codice degli appalti sono le vere priorità. Il pacchetto di misure sembra aver cambiato la sua natura, senza tener conto dei bisogni dei cittadini che, oltre ad affrontare gli effetti di una pandemia a c u i non è s t a t a ancora messa la parola "fine", rischieranno di dover fare i conti anche con quello che queste misure provocheranno e non risolveranno. Occorre un patto sociale che tenga insieme tutte le parti, dallo Stato alle imprese e ai sindacati, affinché le imprese stesse siano le protagoniste di una ripartenza che permetta loro non solo di mantenere la forza lavoro acquisita, ma di reinserire quelli che la stessa pandemia ha già espulso, anche attraverso lo strumento delle politiche attive del lavoro, con la prospettiva di uscire dal tunnel della crisi Covid in tempi brevi. Bisogna lavorare insieme su quelle riforme attese ormai da troppi anni affinché le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza possano rappresentare l'origine, così da evitare uno "tsunami sociale", ma soprattutto economico con milioni di famiglie che potrebbero cadere in povertà assoluta. Un fenomeno che rischia di divenire strutturale per il nostro Paese, tanto da innescare quel circolo vizioso dal quale sarebbe sempre più diffi cile uscire. Nel frattempo, oggi, i sindacati presidieranno Piazza montecitorio, a Roma, ma sono pronti a replicare in ogni realtà territoriale. *segretaria regionale della Cisl