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19/06/2020

Imprese contro gli Stati generali «La voce del Veneto in sei punti»

Il Mattino di Padova - Nicola Brillo

Undici associazioni di categoria si rivolgono al governatore Zaia perché si faccia sentire a Roma Le priorità: credito, infrastrutture, cablatura, burocrazia, promozione e politica estera, risorse
L'APPELLONicola BrilloLa profonda crisi economica e occupazionale indotta dal Covid-19 non ha ricevuto risposte adeguate da parte del governo. E quello che sta emergendo dagli "Stati generali dell'economia", in corso a Villa Pamphilj a Roma, non soddisfa il sistema delle imprese veneto. Il mondo dell'industria, dell'artigianato, di agricoltura e commercio veneto chiede dunque l'intervento del presidente Zaia per far sentire la propria voce ai tavoli governativi. Undici categorie economiche, con il sistema camerale regionale, hanno scritto una lettera indirizzata al presidente della Regione del Veneto indicando un'agenda di sei punti.Piano strategico«Serve un ambizioso piano strategico per lo sviluppo che superi le divergenze e che, tenendo conto della straordinarietà del momento e delle esigenze produttive, indirizzi tutte le energie disponibili verso una nuova stagione di crescita», scrivono i firmatari nella lettera. I firmatari chiedono impegni concreti su sei punti: credito, infrastrutture (Alta velocità e metodo ponte Morandi), cablatura (non allungare i tempi di intervento), burocrazia (serve una deregulation), promozione e politica estera, risorse (assegnazione in funzione dei contributi al Paese). «Sul fronte del credito è fondamentale la velocità di erogazione e i tempi di ammortamento che, nel caso degli importi superiori 30mila euro è rimasta di 6 anni, troppo breve - spiega Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto -. In Europa hanno fatto in modo diverso e migliore, basterebbe prendere spunto. Poi ci sono le infrastrutture che devono essere rapidamente cantierate e concluse. Infine il codice appalti, che deve sparire così come, altrimenti le nostre imprese non potranno mai accedere ad alcun lavoro pubblico».Unito anche il mondo dell'agricoltura, composto da oltre 60mila imprese agricole. «Nel periodo dell'emergenza sanitaria il settore hanno garantito l'approvvigionamento alimentare quotidiano - dice Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto -. Gli imprenditori agricoli si stanno dimostrando all'altezza del loro compito confermando qualità, distintività, sicurezza e sostenibilità. Servono ora rapporti virtuosi e accordi che valorizzino i primati regionali, all'insegna della sostenibilità e del riconoscimento di un prezzo di acquisto "equo", basato sugli effettivi costi sostenuti». Sburocratizzazione«Adesso bisogna pensare alle aziende agricole, che rischiano di morire - aggiunge Gianmichele Passarini, presidente di Cia Veneto -. Dobbiamo concentrarci sulla fase due: serve una sburocratizzazione, accesso al credito, campagne di promozione del territorio e dei suoi prodotti. E' il momento per un progetto di lungo respiro, approfittiamo di quello che è successo per pensare strategicamente al futuro dell'agricoltura e del Veneto». Il presidente di Ance Veneto, Paolo Ghiotti, individua nella burocrazia uno dei temi principali su cui intervenire. «Serve un intervento shock altrimenti anche gli interventi messi in campo finora risulteranno vani - spiega il presidente dei costruttori veneti -. È quanto successo con il bonus 110% che è corredato da 269 norme per la sua applicazione o il finanziamento di 25mila euro che richiede 28 documenti da compilare».In Veneto gli indicatori economici delineano un quadro drammatico con un calo consistente dell'export ed un crollo della produzione, che rischiano di tradursi in perdita di posti di lavoro e chiusura di molte aziende. «Esprimiamo fino in fondo la preoccupazione reale delle 560mila imprese del Veneto che chiedono al Governo scelte coraggiose in grado di rispondere alle richieste del tessuto economico locale», spiega il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza.Replica del governatoreLa risposta di Zaia alla non si è fatta attendere. «Leggendo la lettera ho pensato subito a don Sturzo, che nel '49 diceva sono "unitario ma federalista impenitente" - ha dichiarato Zaia -. La lettera è stata scritta da unitari, ma federalisti impenitenti. Girerò questa istanza al presidente del consiglio perché sarà fondamentale che si capisca che il nostro modello di sviluppo veneto che genera 160 miliardi di Pil è il modello del distretto industriale e delle Pmi. Quando si fanno progettazioni di azioni a livello nazionale è bene che si ascolti anche il Veneto». Zaia poi ricorda come la regione sia «contribuente netto, che lascia ogni anno 15miliardi di tasse a Roma».--© RIPRODUZIONE RISERVATA