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07/07/2020

IMPRESE A RISCHIO INSOLVENZA

Fortune Italia - DI ALBERTO SISTO

LA NUOVA NORMALITA
Dopo l'estate potrebbe aumentare il numero di quelle in difficoltà perché i soldi non circolano DI ALBERTO SISTO
A L MOMENTO C'È SPERANZA per i provvedimenti in gestazione in Europa e in Italia. E quindi nelle aziende si vive in un limbo e in attesa di poter decidere quale strada imboccare: quella della ripartenza piena o quella più tragica di una chiusura. Questa è l'atmosfera annusata da un professionista che di aziende in crisi ne mastica ogni giorno e prevede una ripresa delle insolvenze dopo l'estate, quando saranno noti forme e modi degli aiuti europei e il programma del governo italiano per usarli. A Vincenzo De Sensi, avvocato con esperienza nel Diritto della crisi d'impresa, materia che insegna alla Luiss, Fortune Italia ha chiesto di fare il punto sugli effetti della crisi innescata dal Covid-19 e sui provvedimenti in discussione. Nei tribunali fallimentari dove lei lavora si ha già una percezione della crisi provocata dai due mesi abbondanti di blocco dell'attività economica a causa della pandemia? Si registra già un aumento dell'avvio di procedure concorsuali fallimentari? In questo momento non c'è un dato sull'eventuale effetto Covid-19 perché a causa dei rinvìi molte udienze sono slittate ad ottobre. Le richieste presentate durante la quarantena avranno un ulteriore slittamento e quindi per il momento non ci sono informazioni. La sensazione è che tranne casi eclatanti, per i quali bisogna andare subito in Tribunale, per il momento ci sia nelle aziende un atteggiamento attendista: si pensa a condoni fiscali, ai soldi che arriveranno a pioggia e si spera anche in un sistema bancario più benevolo. Molto dipenderà da come finirà il negoziato per il recovery fund, da li capiremo come andranno le cose: quando sapremo tempi, modi e quantum che verranno messi siti piatto dall'Unione europea. Ma sicuramente passata l'estate mi aspetto una impennata nel numero di imprese in difficoltà: perché non ci sono soldi, o meglio, il denaro non circola. Personalmente ho l'impressione che la crisi non sia ancora arrivata, se non per quelli che hanno perso il lavoro e non incassano la Cig... E vero ma questo dipende dal fatto, negativo, che abbiamo un'economia sommersa impressionante e perché, come ha detto chiaramente il presidente della Consob, Paolo Savona, in Italia ci si salva perché ci si aiuta fra parenti: i padri aiutano i figli e i figli aiutano i padri. Le relazioni familiari sono una grande protezione sociale. Ma c'è anche la necessità di far emergere il nero, distinguendo però. Da un lato, chi dell'evasione ha fatto un mestiere. Questi vanno messi in galera. Dall'altro lato chi ha evaso, io dico, per prudenza, perché la paura di futuri bisogni li ha spinti ad evadere. Con questi lo Stato deve fare un patto per indurli a pagare offrendo chiarezza sui servizi, alla persona e nelle infrastrutture. Savona ha detto diamo alle famiglie italiane obbligazioni irredimibili: io preferisco fargli pagare le tasse. A proposito di cose per rimettere in moto il sistema cosa le è piaciuto di più e cosa meno del rapporto Colao? A me è piaciuto, ma è lacunoso su un fatto fondamentale. Non possiamo non tenere conto dell'impatto economico della bassa natalità in Italia, la più bassa del mondo. Noi non facciamo più figli, ma stiamo scherzando? Io avrei dato un reddito di maternità non un reddito di cittadinanza. A chi ha fatto un secondo o un terzo figlio lo stato deve dare un reddito. Fra le cinque urgenze bisogna mettere la bassa natalità: perché è un dato di prospettiva fondamentale, altrimenti chi pagherà le nostre pensioni? Poi, fra le cose buone, metterei la modifica del codice degli appalti. Perché la nostra disciplina è appesantita rispetto a quella europea. E ci sono delle riforme che, sia pur rinviate rischiano di accentuare i problemi. A che cosa pensa? L'anno prossimo verrà introdotto il sistema di allerta per le piccole imprese, che sono il tessuto economico in Italia e in Europa. Se una società ha indici da crisi di liquidità entra in un sistema di composizione della crisi. Ora il punto è che se in una fase del genere l'impresa non hai più finanziamenti bancari, come accade, quella che era una precrisi si trasforma in fallimento. Quindi bisogna affiancare al sistema di allerta, pensato come un sistema di sostegno, e trovare forme di finanziamento sostitutive e anche alternative a quelle bancarie. La possibilità che le aziende coinvolte in queste procedure possano vendere crediti, fatture, quote sociali per destinare il ricavato alla ristrutturazione, magari anche con uno sconto fiscale per chi compra. Si parla molto del caso della Germania dove la crisi è stata affrontata dal governo mettendo a disposizione i soldi in tempi strettissimi. Paragonarci alla Germania non è possibile, siamo due realtà non pienamente confrontabili: parliamo di una economia avanzata, la locomotiva europea, parliamo di un altro sistema. Per quanto riguarda l'Italia il problema è eminentemente burocratico. Mi spiego con un esempio, spicciolo, che permette di capire che cosa succede nella realtà. Alcuni colleghi hanno chiesto il prestito da 25.000 euro garantito dallo Stato. Si tratta di avvocati iscritti ad un albo pubblico, a cui la banca, a pena di irricevibilità della domanda, ha chiesto il certificato di attribuzione della partita Iva. Ora uno che ha iniziato l'attività 30 anni fa dove lo va a cercare quel certificato? ...pigrizia o incultura? Le rispondo con degli altri esempi. Un curatore fallimentare per pagare i creditori ha bisogno di un mandato di pagamento e noi avvocati siamo costretti a ritirare in cancelleria il pezzo di carta. Sarebbe sufficiente una e-mail del cancelliere alla banca con il mandato di pagamento allegato. Invece a marzo, in pieno lockdown, avevo un riparto da 300mila euro da realizzare. I creditori, ovviamente, mi bussavano alla porta, perché a causa della quarantena avevano ancor più bisogno di quei soldi. Così, in pieno blocco, mi sono dovuto muovere dallo studio, andare in cancelleria, su appuntamento, e accompagnato da una guardia giurata ritirare il mandato. La stessa trafila l'ho ripetuta con la banca, anche loro aprivano solo su appuntamento. Ho dovuto aspettare altri dieci giorni. Quando con il mandato elettronico sarebbe bastato l'invio di una e-mail alla banca che avrebbe pagato. Sei o sette anni fa, fui convocato dal tribunale per dare i miei dati fiscali, per il mandato elettronico: da allora non è ancora successo niente. Amazon per le forniture ai professionisti ti richiede il certificato di attribuzione dell'Iva, questo lo so per esperienza diretta, ma ti offre anche la soluzione: ti fornisce il link dove tu puoi scaricarti la documentazione Iva e inviarla. Per questo, guardando alle cose da fare, punto l'indice non tanto sui grandi sistemi, ma sulla necessità di superare le cose spicciole che creano intoppi alla vita delle persone e allungano il brodo e per mettere sul piatto 100 mld ci metti 5 mesi... Ho la sensazione che si parli molto di straordinarietà, ma io invece penso che l'accento vada posto sull'ordinarietà perché è di questo che è fatta la vita delle persone, altrimenti ci perdiamo. L'ex ministro dell'Economia Tria sostiene che i politici attribuiscono alla burocrazia la responsabilità delle cose che non funzionano, per costituirsi un alibi per le cattive leggi che fanno... Condivido. La burocrazia in Italia è il quarto potere perché potere esecutivo e potere burocratico non coincidono. Un qualsiasi alto burocrate si mangia un politico non adeguatamente preparato. L'unico modo per rafforzare la politica è avere principi e obiettivi chiari e trasformarli in legge: a quel punto, tu trasformi la burocrazia. Facciamo l'esempio degli appalti. Una volta che ti sei assicurato tre valori: protezione dalla mafia, rapporto prezzo qualità del lavoro ed esclusione delle offerte anomale, non serve altro. Devi semplificare, altrimenti la stazione appaltante diventa il deus ex machina di un potere burocratico assoluto dove c'è il dirigente di turno che, poi, crea il suo bacino di potere. Il problema non è il politico è la legge. Il politico deve ricominciare a fare le leggi definendo prima i valori. 9
VINCENZO DE SENSI È docente alla Luissdi diritto della crisi d'impresa. Dal 2 0 0 0 al 2 0 0 5 è stato titolare dell'insegnamento integrativo in Diritto Fallimentare presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli. Nell'anno accademico 2007-08 ha tenuto il corso di Diritto Fallimentare presso l'Università Roma Tre.lnsegna inoltre Diritto della Crisi di Impresa presso la Scuola di Specializzazione delle Professioni Forensi ed il Master in Diritto Tributario, Contabilità e Pianificazione Fiscale della Luiss Guido Carli.