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04/06/2020

«Immuni», nell’app batte il cuore bresciano

Brescia Oggi

LA STORIA. La testimonianza dei tre giovani cresciuti e formati in provincia e successivamente approdati all'azienda che ha vinto la gara d'appalto indetta dal Governo
Della startup Bending Spoons che ha lavorato al tracciamento fanno parte Umberto Maria Volta Fabio Pelizzola e Silvia Cerri
L'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha sconvolto il mondo e lo ha messo alla prova non solo dal punto di vista sanitario ma anche scientifico e tecnologico portando allo sviluppo, ad esempio, di nuovi strumenti per individuare soggetti a rischio e tracciare i loro contatti. Il 1° giugno in Italia ha debuttato «Immuni», un programma per iPhone e Android sviluppato dalla milanese Bending Spoons, startup nata nel 2013 per sviluppare applicazioni mobile rivolte a diversi campi: dal fitness all'intrattenimento, dalla produttività al montaggio video ed ora anche medico. TRA LE GIOVANI ed eccellenti menti che hanno contribuito alla creazione dell'app ci sono anche alcuni bresciani. Tra questi, Umberto Maria Volta, classe 1995, cresciuto a San Martino della Battaglia, una piccola frazione della più nota Desenzano del Garda. «Sono un ingegnere informatico laureato all'Università degli Studi di Brescia e uno "spooner" da circa otto mesi. A Brescia ho completato sia la laurea triennale che quella magistrale, quest'ultima proprio qualche settimana fa da remoto, come per tanti altri studenti. Quando sono stato scelto per far pare di questo progetto - continua Umberto - ho sentito subito una grande responsabilità sulle mie spalle. Il mio pensiero è andato ai miei concittadini, in particolare perchè Brescia è stata tra le province più colpite dalla pandemia. Spero davvero che venga compresa l'importanza e lo scopo di questo strumento, così che possa facilitare e velocizzare la scomparsa del virus». Fabio Pelizzola, 26 anni, di Brescia, non ha dubbi: «Se dovessi scegliere una qualità tipicamente bresciana che mi ha aiutato nella creazione del programma, direi sicuramente la voglia di fare, di rimboccarsi le mani e riuscire sempre a superare i problemi». Parlando di come sia arrivato nell'azienda milanese, Fabio spiega: «Prima di Bending Spoons ho lavorato in altre due aziende in contemporanea alla mia magistrale. Il primo impiego è stato alla MG Marposs di Brescia, dove mi occupavo di programmazione PLC nel settore automotive e sebbene fosse un'azienda multinazionale molto valida ho capito che non era l'ambito che mi interessava. Successivamente ho lavorato alla Intersail Engineering a Gussago dove ho iniziato ad affacciarmi allo sviluppo iOS. Pensando al mio futuro, inizialmente non volevo trasferirmi a Milano, stavo per andare all'estero viste le numerose offerte di lavoro, ma Bending Spoons mi ha fatto cambiare idea». In pratica, deve tutto alla città «che mi ha formato e fatto crescere sia come persona che come ingegnere - aggiunge -. Dietro quest'app c'è un lavoro titanico, ma questo ripaga solo una minima parte di quello che ho ricevuto dalla mia amata Leonessa». Silvia Cerri, 32 anni, anche lei bresciana doc, è la responsabile della ricerca e selezione del personale. A lei il merito di aver scovato menti come quella di Fabio e Umberto. «Ovviamente - dice Silvia - anch'io devo ringraziare il fatto di essere nata in quest'angolo dell'Italia. Durante il mio primo tirocinio a Milano, ad esempio, ricordo un capo compiaciuto di avere una bresciana nella squadra, perché "i bresciani sono sgobboni". Un po' in fondo è vero, indubbiamente crescere a Brescia mi ha insegnato il valore del lavoro duro e mi ha anche instillato l'essere orgogliosa dei successi senza farne troppo vanto». «Quando abbiamo scoperto di aver vinto la gara d'appalto indetta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - continua Silvia - mi sono sentita estremamente bresciana. Abbiamo saltato di gioia, abbiamo festeggiato, anche se tutti solo online, ma abbiamo subito puntato gli occhi sulla responsabilità che avevamo, e ci siamo messi a lavorare più duro di prima. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto tanti messaggi di incoraggiamento, ma per me il più bello è stato quello della mia famiglia che vive ancora a Brescia e non vedo da tantissimi mesi. Mia mamma è in pensione, ma mia sorella lavora alla Città di Brescia. Entrambe scoppiano di orgoglio, ma invece di farci i complimenti ci hanno esortato a metterci al lavoro. Più bresciani di così».