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10/06/2020

Immuni lumaca, ma i 5 stelle esultano E se scatta l’allarme non si sa che fare

La Verita' - SARINA BIRAGHI

• RIPARTENZA A OSTACOLI
La Pisano festeggia i 2 milioni di download, però l'app dovrebbe essere scaricata dal 60% della popolazione Dopo il nostro articolo i dati saranno registrati su server nazionali. Senza i tamponi il sistema rimane mutile
n Da ieri l'app Immuni è operativa in via sperimentale per una settimana in quattro Regioni Liguria, Marche e Puglia. L'applicazione per il tracciamento dei casi di contagio da coronavirus è scaricabile già dal primo giugno e dopo questa fase di sperimentazione dovrebbe essere attivata a pieno regime in tutta Italia dal prossimo 15 giugno. Il condizionale è sempre d'obbligo considerati dubbi e incertezze sull'app di contact tracing (disponibile gratuitamente negli store di Apple e Google) che malgrado l'approvazione del Garante della privacy nei giorni scorsi ha provocato qualche problemino al governo. A cominciare dall'inutile polemica su «l'insopportabile sessismo» del logo più pericoloso quasi dello stesso coronavirus, tanto da essere cambiato in corsa. E così nei disegni esplicativi, se prima la donna aveva in braccio il bambino e l'uomo era al pc, ora la donna è al computer, l'uomo ha il piccolo in braccio e le solite femministe progressiste sono soddisfatte. Risolto invece, dopo la segnalazione della Verità, il problema dei dati. Sogei, la partecipata che si occupa dei server e del cloud, che si era affidata ad un partner estero, cioè la statunitense Akamai, per immagazzinare i dati di milioni di italiani, ha assicurato che tutta la filiera infrastrutturale sarà localizzata sul territorio nazionale, come previsto dalla relazione del Copasir dello scorso 30 aprile e come promette la stessa Immuni che scrive: «I tuoi dati sono salvati su server in Italia, sono gestiti da soggetti pubblici controllati dal ministero della Salute». Altro inciampo tecnico, risolto però dagli ingegneri Google, la disponibilità di Immuni anche sugli smartphone prodotti da Huawei e dal brand collegato Honor, telefoni del colosso cinese molto diffusi nel nostro Paese e out fino a venerdì scorso. Dopo le questioni risolte, compreso resta à qualche dubbio. Intanto ieri il ministro dell'Innovazione, Paola Pisano ha annunciato soddisfatta che Immuni «è stata già scaricata da più di 2 milioni di persone» confermando la cifra che aveva già anticipato il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri. Non si capisce la soddisfazione visto che 2 milioni sono una cifra minima rispetto ai circa 25 milioni di italiani nella fascia di età compresa tra i 18 e i 60 anni muniti di cellulare. Secondo gli esperti dell'università di Oxford, il sistema per funzionare deve essere installato da circa il 60% della popolazione italiana, ovvero 36 milioni di italiani dovrebbero installare volontariamente un software di monitoraggio non obbligatorio. Non facile convincere gli italiani, anche se l'applicazione si può abbandonare quando si vuole e benché garantisca: niente geolocalizzazione; nessuna limitazione per chi non la scarica; non accede alla rubrica e non chiede il telefono dell'utente; uso di dati anonimi 0 pseudonimizzati e solo per finalità di sanità pubblica, profilassi, statistica o ricerca scientifica (il titolare del trattamento è il ministero della Sanità); tempi di conservazione delle informazioni ben definiti (al massimo fino al 31 dicembre 2020). Anche se per la ministra Pisano scaricare Immuni «è utile in questo momento di ripresa delle attività, per muoversi in sicurezza e diminuire la probabilità di nascita di focolai improvvisi e soprattutto per tutelare noi stessi e le persone a noi care», convincere un numero adeguato di italiani non solo sarà difficile ma rischia di diventare inutile se governo, task force e super commissari, non provvedono al «dopo tracciamento». L'app infatti scova i casi positivi di Covid-19, aiuta a ricostruire la rete di contatti avuti da un infetto ma poi che succede? Chi fa i tamponi? E se i tamponi non vengono fatti e le persone, anche con sintomi, non hanno la conferma di aver contratto il virus, come può funzionare questo sistema? Per la verità, se Immuni individua un possibile contagiato invia un messaggio invitandolo a chiamare il suo medico di medicina generale per iniziare il percorso da «infetto». A cominciare dalla quarantena? Poi allertare il posto di lavoro? Domande alle quali per ora nessuno è in grado di rispondere e, come sostiene il governatore del Veneto Luca Zaia, «Così com'è l'app non funziona, e crea problemi. Non abbiamo il governo della sanità e crea solo una babele ingestibile dove il cittadino decide cosa fare e cosa non fare». Mentre la Pisano ha ribadito che l'app è stata «sviluppata nel pieno rispetto della normativa sulla privacy italiana ed europea», tra i contrari c'è il leader della Lega, Matteo Salvini che ieri ha detto con fermezza: «Io non scarico assolutamente nulla. Gli italiani chiedono garanzia totale nella gestione e tutela dei loro dati e fino a quando non ci sarà questa garanzia, io non scarico nulla». «Per un provvedimento di questo genere» dice la leader di Fdl, Giorgia Meloni, «sarebbe stato doveroso un preventivo passaggio in Parlamento ma non c'è stato. Non l'ho scaricata e non intendo farlo. L'app è stata introdotta in violazione del codice degli appalti e delle leggi italiane e non sono assicurate le garanzie minime affinché non diventi l'ennesimo strumento in mano a chi vuole istituire un controllo modello Grande Fratello». Anche nel governo però ci sono i contrari. Dice no infatti Davide Faraone, capogruppo di Italia viva al Senato: «Non scaricherò Immuni: c'è un problema di privacy»; altro no quello di Riccardo Nencini, presidente del Partito socialista: «Voglio risposte chiare dal governo sul trattamento dei dati raccolti: se mi soddisferanno potrei anche cambiare idea».

Foto: DATI In alto, Paola Pisano. A sinistra, l'articolo


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Foto: dellaVer


Foto: su Immuni e Akamai [Ansa]