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27/04/2021

Ilario Lombardo / RomaIl Parlamento potrebbe esser…

Gazzetta di Mantova - Ilario Lombardo

Ilario Lombardo / RomaIl Parlamento potrebbe essere il prossimo scoglio per Mario Draghi, ma non lo sarà né oggi né domani. Salvo sorprese, il premier illustrerà il Piano nazionale di ripresa e resilienza, oggi pomeriggio alla Camera, domani in Senato, poi i partiti voteranno le risoluzioni, quella della larghissima maggioranza che sostiene l'esecutivo passerà e venerdì il piano sarà spedito a Bruxelles, senza un giorno di ritardo rispetto alla scadenza prevista. Certo, i gruppi parlamentari sono nervosi, anche dentro la coalizione di governo, dicono che il testo è arrivato all'ultimo, perché la coda polemica degli ultimi giorni ha fatto emergere le ansie dei partiti, decisi a blindare le proprie bandiere, a partire dal Superbonus ecologico per le ristrutturazioni edilizie. Ma quello che è avvenuto finora è solo un assaggio del conflitto che è pronto a esplodere dopo la data del 30 aprile. Il vero campo di battaglia dei partiti saranno le riforme strutturali, che sono l'allegato obbligatorio del Pnrr, ossia del Recovery plan, e sulle quali la Commissione europea aveva storto il naso considerandole troppo vaghe nella loro formulazione, e arrivando al punto di mettere in discussione l'ok a tutto l'impianto. Riforma del fisco, del codice degli appalti, della giustizia, della concorrenza e della pubblica amministrazione. Sono questi i capitoli più delicati, le sfide che attendono il governo dell'ex presidente della Banca centrale europea e di fatto sono anche la sua scommessa personale. Si tratta di riforme che l'Italia attende da decenni, oggetto delle raccomandazioni europee (le strigliate che ogni anno arrivano dalla Commissione) e da sempre complicate dalle lontananze siderali tra i partiti, soprattutto su fisco e giustizia. Oggi Draghi si presenterà di fronte al Parlamento ribadendo quanto scritto ieri nel comunicato di Palazzo Chigi: che questo «corposo pacchetto» costituisce il cuore di «un intervento epocale, che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell'economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica». Mezzogiorno, giovani e donne sono «i principali beneficiari» del piano che sulla carta «contribuisce in modo sostanziale a favorire l'inclusione sociale e a ridurre i divari territoriali». Il premier non dirà molto di più di quanto ha scritto nell'introduzione al Pnrr e quanto fatto trapelare ieri, anche se fonti di governo non escludono che potrebbe richiamare tutti i partiti alle proprie responsabilità di fronte alla gravità di un passaggio storico, un'occasione irripetibile per sanare i problemi endemici del Paese. Le ultime 48 ore e le tensioni con l'Europa hanno reso chiaro a Draghi che non sarà una partita facile, anche perché non basta aver dettagliato un po' di più tempi e modalità delle riforme, e perché il credito di cui personalmente gode l'ex numero uno della Bce potrebbe non durare per sempre. Il presidente del Consiglio ha ben presente le posizioni dei partiti e basta un giro di telefonate per capire che non sarà un'impresa facile. Sul fisco, per esempio: l'Europa ha obbligato il governo a fissare un calendario. La legge delega per la riforma fiscale è attesa entro il 31 luglio. Riusciranno in sessanta giorni i partiti in Parlamento a fare quello che non è stato fatto in decenni? Il testo del Recovery parla «revisione dell'Irpef», fatta preservando «la progressività» sancita dalla Costituzione. Ma è bastato che dieci giorni fa si discutesse del modello scandinavo di tassazione, mentre entrava nel vivo il lavoro delle commissioni Finanze di Camera e Senato, perché la Lega si alzasse a precisare che «non c'è alcuna intesa sui cardini della riforma» e che la flat tax al 15% fino a 65mila euro è «intoccabile». Un clima di sospetti e sguardi torvi che non è molto diverso da quello che c'è attorno alla giustizia, tema storicamente infiammabile in Italia. L'appello all'unità lanciato su questo giornale dalla ministra Marta Cartabia potrebbe infrangersi contro le diverse priorità dei partiti. Dal M5S confermano la preoccupazione sulla prescrizione, un nodo che è rimasto da sciogliere e che forse non a caso non appare citato nel Pnrr nonostante sia esplicito nel testo l'obiettivo non più rinviabile di accelerare i tempi della giustizia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA