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27/06/2020

Il vertice fa flop, governo ancora bloccato

QN - Il Resto del Carlino

di Antonella Coppari ROMA I numerosi dossier aperti nella maggioranza continuano a far tremare Palazzo Chigi. Ma ieri notte al tavolo attorno al quale erano seduti i capi delegazione, a tenere banco è stato soprattutto il decreto semplificazioni. Non che gli altri capitoli siano meno importanti: semplicemente c'è più tempo e, particolare non da poco, il dicastero dell'Economia sta ancora limando le cifre. Non è ancora definito lo scostamento di bilancio (oscilla tra 15 e 20 miliardi) che il Parlamento dovrà approvare prima di varare la manovrina di luglio. In parte dipende dal braccio di ferro sul taglio dell'Iva che il premier vuole mentre la sua maggioranza, a partire dal Pd no, preferendo intervenire su lavoro e riforma fiscale. «Ci spieghino perché l'Iva è diventata la nuova priorità», avverte il capo dei deputati democratici Graziano Delrio, riassumendo umori diffusi al Nazareno. In parte è condizionato dall'esito di due proposte: quella sul prolungamento della cassa integrazione (unita al blocco dei licenziamenti) sostenuta da tutti; e dall'ipotesi, lanciata dal ministro Gualtieri, di mettere mano al sistema dei crediti inesigibili nel magazzino dell'Agenzia della riscossione dando vita a una sorta di rottamazione delle cartelle. Con il decreto semplificazioni le cose stanno diversamente. Il provvedimento che punta a velocizzare le procedure burocratiche deve essere varato prima del Recovery plan che arriverà in settembre con la Nadef, come conferma Gualtieri. Conte prova ad accelerare: «Sono deciso a far comprendere a tutte le forze di maggioranza che è essenziale per la ripartenza». Ma il problema non è tanto capire la portata dell'intervento, quanto trovare un punto di caduta. Anche perché, si lamentano Franceschini & co., finora di testi non se n'è vista l'ombra: si discute sulla base di appunti elaborati dal premier assieme al sottosegretario Turco. Tra i temi più spinosi ci sono l'abuso d'ufficio e il danno erariale che - secondo alcune voci - il premier vorrebbe risolvere circoscrivendo il reato ai casi «gravi e manifesti». Poi c'è il codice degli appalti, sul quale non c'è accordo tra i partiti né all'interno dei 5 Stelle. Per non parlare della levata di scudi sui vincoli ambientali del ministro Costa. Insomma: nonostante l'ottimismo ostentato da Conte non è detto che il dl semplificazione riesca davvero a vedere la luce la settimana prossima. In questo quadro, il segretario dem Zingaretti continua a dare segnali di insofferenza: propone un nuovo piano industriale e chiede la chiusura dei dossier più caldi, cioè Autostrade, Ilva e Mes. Quanto al fondo salva Stati è convinzione diffusa da queste parti che Conte, preoccupato soprattutto per la sua immagine, preferisca rimandare una questione così delicata per non mettere in difficoltà M5s alle prese con lo stallo sulla futura leadership e gli addii di alcuni parlamentari. Già: si continua a parlare di altri senatori in uscita con conseguenze potenzialmente devastanti per i numeri esigui a Palazzo Madama su passaggi cruciali come lo scostamento di bilancio, per cui è necessaria la maggioranza assoluta. Nelle due occasioni precedenti il centrodestra aveva votato con le forze di governo, ma stavolta minaccia di non farlo se verrà tenuto fuori dal piano di rilancio. © RIPRODUZIONE RISERVATA