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05/12/2018

“Il tunnel? Forse dopo una sciagura”

La Repubblica - MARIACHIARA GIACOSA

L'accusa
pagina III Ha rivendica per la sua associazione un posto nella delegazione per Palazzo Chigi.
Alla fine Giuseppe Provvisiero l'ha spuntata e potrà rappresentare in prima persona le richieste dei costruttori. Presidente perché Ance ha voluto fortemente far parte della delegazione che incontra il governo? «Parliamo di tema che riguarda tutta l'economia e tutti i cittadini, ma la Torino-Lione è un'infrastruttura che è l'essenza del nostro lavoro. Noi siamo la carne viva di questa vicenda. Se io fossi da solo a un convegno e dovessi parlare di Tav, non lo farei come costruttore, ma come operatore economico e cittadino di Torino e del Piemonte, ma siccome saremo tanti, in 13 per rappresentare 33 categorie, allora io mi concentro sui problemi del nostro settore».
Cosa dirà al governo? «Avevamo un calendario con 5,5 miliardi di appalti entro il 2019. Il nostro settore attraversa una crisi drammatica da 10 anni, bloccare i bandi di gara vuol dire che, invece di avere nuovi lavori e nuovi occupati, rischiamo di mandare a casa anche quelli che stanno lavorando. Nei cantieri in Francia sono impiegati centinaia di operai, noi abbiamo un'opera approvata per legge e già avviata e la stoppiamo. Mi sembra in contraddizione con la promessa di un piano Marshall per le infrastrutture». Lei due mesi fa si è dimesso da presidente nazionale per essere libero di attaccare il governo sullo stop alla Tav. E' stato un precursore? «Dal governo erano arrivate molte promesse: un programma per la manutenzione degli interventi, la modifica del codice degli appalti e Ance aveva scelto di dare credito e aspettare i fatti. Io non potevo farlo, perché mentre facevano promesse su quei fronti, minacciavano di sospendere i cantieri della Torino-Lione. Il tempo però ora è scaduto anche per l'associazione nazionale e il raduno di lunedì alle Ogr prova che tutto il sistema economico ha perso la pazienza. Di modifiche al codice non se ne vedono e tanto meno si vede un piano per le nuove opere, anzi si stoppano quelle che già ci sono e che sono per altro in gran parte finanziate dall'Unione europea, come la Tav». Ieri i ministri Toninelli e Borne hanno chiesto ufficialmente a Telt di non pubblicar bandi prima della fine dell'anno. Cosa ne pensa? «Che non vorrei dover aspettare l'incendio di un treno nella galleria attuale, che è del 1890 e non ha uscite di sicurezza, per sentir dire a posteriori che era insicura e sarebbe servita un'infrastruttura più moderna.
Non vorrei che si ripetesse quanto accaduto per il Ponte Morandi, con il progetto della Gronda bloccato per anni, poi rimpianto dopo le vittime del crollo. Non vorrei assistere a una nuova tragedia per dire: "l'avevamo detto"».

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